10 settembre 2017



Corano: Allah è il maestro degli ingannatori. (Sura 3:54; 8:30)
Bibbia: Dio non è un uomo che possa mentire. (Numeri 23:19)


Corano: Nemmeno i musulmani possono stare al sicuro dagli inganni/stratagemmi di Allah. (Sura 7:99)
Bibbia: Dio ha pensieri di pace per il Suo popolo e non di male. (Geremia 29:11)

Corano: I musulmani uccideranno i credenti in Cristo nel nome del loro dio Allah. (Sura 2:191)
Bibbia: I Cristiani saranno uccisi da chi penserà di rendere culto a Dio. (Giovanni 16:2)

Corano: Allah è il più glorioso. (Sura 11:73)
Bibbia: Satana era il più glorioso degli angeli. (Ezechiele 28:12-19)

Corano: Ai musulmani è ordinato di decapitare i miscredenti. (Sura 47:4)
Bibbia: L'apostolo Giovanni ha visto in visione i Cristiani decapitati per la testimonianza di Gesù. (Apocalisse 20:4)

Corano: Ebrei e Cristiani vengono accusati di aver corrotto la Parola di Dio. (Sura 2:41-44,59,72-79,85,101,140,146,159,174,176,213, 3:19,24,70-71,78-79,94,184; 4:44-47; 5:13-15,41-44; 6:91; 7:162, 41:45; 62:5-6)
Bibbia: Satana è l'accusatore dei fratelli. (Apocalisse 12:10)

Corano: Il Corano fu rivelato a Maometto attraverso un angelo. (Sura 96:1-5)
Bibbia: L'apostolo Paolo mette in guardia i credenti da uomini e angeli che predicano un altro Vangelo (Galati 1:8-9) e inoltre anche Satana si può mascherare da angelo di luce. (2 Corinzi 11:14)

Corano: Nega la morte di Cristo sulla croce e la Sua resurrezione dai morti. (Sura 4:157-158)
Bibbia: Afferma invece che Gesù è morto sulla croce per i nostri peccati, fu seppellito ed il terzo giorno è risorto dai morti. (1 Corinzi 15:1-4)

Corano: Maometto fu sedotto dal diavolo nella sua predicazione. (Sura 53:19-20 - “versetti satanici”)
Bibbia: Satana non riuscì a sedurre Gesù che rimase fedele alla Parola di Dio. (Matteo 4:1-11)

Corano: Molti pensavano che Maometto era indemoniato (Sura 69:41,42; 81:22-25) ed infatti tentò più volte il suicidio. (Sahih Bukhari 9:87:111)
Bibbia: Il suicidio ha una natura satanica. (Giuda si suicidò dopo che Satana entrò in lui - Luca 22:3; Matteo 27:5)

Corano: Maometto non era certo della sua salvezza e nemmeno di quella dei suoi seguaci. (Sura 46:9)
Bibbia: Gesù ha promesso la vita eterna a chi Lo segue. (Matteo 19:29)

Corano: Maometto morì avvelenato affermando che il veleno che aveva ingerito gli stava recidendo l'aorta (Sahih Bukhari 5:59:713). Nello stesso Corano è scritto che se fosse stato un falso profeta Allah gli avrebbe reciso l'aorta. (Sura 69:44-46)
Bibbia: I falsi profeti vengono puniti di morte da Dio (Deuteronomio 18:20). Se Maometto era un vero profeta inoltre sarebbe sopravvissuto al veleno ingerito. Paolo sopravvisse al veleno della vipera (Atti 28:3-6) e questo perché egli era veramente un credente. (Marco 16:18)

Il Figlio di Dio è venuto nel mondo per distruggere le opere del diavolo (cfr. 1 Giovanni 3:8) e tra queste v'è senza alcuna ombra di dubbio anche l'Islam.
Solo chi crede in Lui è più che vincitore (cfr. Romani 8:37) perché ha la fede nel Figliuolo di Dio che vince il mondo, secondo che sta scritto: “Poiché tutto quello che è nato da Dio vince il mondo; e questa è la vittoria che ha vinto il mondo: la nostra fede. Chi è colui che vince il mondo, se non colui che crede che Gesù è il Figliuol di Dio?” (1 Giovanni 5:4-5). Al ritorno di Cristo Gesù vinceranno tutti coloro che saranno assieme a Lui, e cioè i chiamati, eletti e fedeli mentre gli infedeli che guerreggeranno contro i credenti saranno sconfitti dal Figlio di Dio. (cfr. Apocalisse 17:14)
Chi ha orecchi da udire, oda!

(G. Colucci)


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8 febbraio 2017

MALDICENZA E CALUNNIA


Maldicenza e Calunnia


Il chiaro insegnamento della Scrittura, dei Proverbi in particolare quella del pettegolezzo è diventata una triste abitudine anche in mezzo ai figli di Dio. Cosa penseremmo se qualcuno ci dicesse che fare della maldicenza o della calunnia è altrettanto grave quanto bestemmiare, rubare o tradire il proprio coniuge? E cosa dovremmo fare se fosse chiaro che questo "qualcuno" è Dio?


Definizioni chiare!


Si può partire dalle definizioni.

E`maldicenza il riferire agli altri, che non hanno nè il diritto nè il dovere di conoscere, delle azioni moralmente riprovevoli avvenute davvero, con nome e circostanze che permettono di identificare l'autore del male. La maldicenza fa torto a tre persone: innanzitutto a quella che parla, poi a quella di cui si parla, infine a quella che ascolta.




"...quando non c'è maldicente, cessano le contese" (Pr 26:20).


"L'uomo perverso semina contese, il maldicente disunisce gli amici migliori" (Pr 16:28).

Calunnia invece è quando si attribuiscono ad un innocente dei comportamenti cattivi mai avvenuti. Si intuisce la ragione del disordine che è proprio della calunnia. Una persona ha il diritto al proprio buon nome così che l'incrinare la stima è una ferita ingiustamente provocata.
"...chi sparge calunnia è uno stolto" (Pr 10:18).
"Non spargere voci calunniose e non favorire l'empio attestando il falso" (Es23:1) 
"Trattieni la tua lingua dal male e le tue labbra da parole bugiarde" (SI 34:13).
Perchè un comandamento cosi perentorio da parte del Signore? 
Ce lo spiega Giacomo: "La lingua è un fuoco, è il mondo dell'iniquita. Posta com'è fra le nostre membra, contamina tutto il corpo e, infiammata dalla geenna, da fuoco al ciclo della vita" (Gm 3:6).
L'insegnamento è chiarissimo: la lingua è come un fiammifero acceso gettato in un pagliaio!
"E` meglio scivolare con i piedi che con la lingua" recita un vecchio proverbio armeno.

La maldicenza è peccato?

Supponiamo che vi confidassi che un vostro vicino ha un'amante e che sua moglie intende divorziare. "Che scandalo" pensereste. Infatti una situazione che comporta la diretta violazione della legge di Dio è davvero seria. Bisogna però chiedersi: avevo io alcun diritto a divulgare i problemi del mio vicino? Possiamo sentirci giustificati nel riferire a terze persone pettegolezzi, dicerie e commenti offensivi sul conto di qualcuno?

"Chi copre gli sbagli si procura amore, ma chi sempre vi torna su disunisce gli amici migliori" (Pr 17:9).
Se poi professiamo di essere cristiani, ci dobbiamo chiedere se al cospetto di Dio agire così non sia peccato. Gli sbagli non dovrebbero essere mai coperti dal silenzio, ma bisogna affrontarli secondo le indicazioni divine riportate nella Scrittura, portandoli all'attenzione di coloro che ne sono responsabili (Mt 18:15-17). Questo processo necessario sarà danneggiato dalla contaminazione che deriva da una maldicenza.

Molti saranno certamente d'accordo nel riconoscere che criticare e sparlare degli altri è una "brutta, abitudine" da evitare. Oggi, però, pochi sono disposti ad ammettere che lo spargere voci sia un peccato equiparabile all'adulterio e al furto. Eppure, agli occhi di Dio lo è!
Notate il chiaro insegnamento di Gesù sui pericoli insiti in comunicazioni negative e deleterie:"L'uomo buono dal suo buon tesoro trae cose buone; e l'uomo malvagio dal suo malvagio tesoro trae cose malvagie. Io vi dico che di ogni parola oziosa che avranno detta, gli uomini renderanno conto nel giorno del giudizio; poichè in base alle tue parole sarai giustificato, e in base alle tue parole sarai condannato" (Mt 12:35-37). Notiamo qui che le nostre comunicazioni con gli altri sono divise da Gesù in due distinte categorie: "cose buone" e "cose malvagie". Non esiste una via di mezzo! In quale di queste due categorie fareste dunque rientrare il pettegolezzo e la maldicenza? Salomone lo rese chiaro con queste parole: "Chi va sparlando svela i segreti, ma chi ha lo spirito leale tiene celata la cosa" (Pr 11:13).

Vediamo quindi che la maldicenza non può essere considerata "un peccato minore" o una piccola mancanza da prendere alla leggera. Agli occhi di Dio la maldicenza è un "cosa malvagia", cioè un peccato, perchè denota in chi la pratica una totale mancanza di amore e di preoccupazione per il prossimo.

I veri cristiani, coloro cioè che hanno ricevuto lo Spirito Santo di Dio (Ro 8:9) non hanno certa nessuna scusa per una condotta così dannosa. Alla conversione, infatti, Dio pone nel cuore di chi accetta la sua chiamata il suo amore stesso (Ro 5:5), unitamente al potere di frenare la lingua e di impedire gli eccessi (2Ti 1:7).

Giacomo mette a fuoco l'importanza del badare a quello che diciamo. Notate il suo semplice ed essenziale insegnamento: "Se uno pensa di essere religioso, ma poi non tiene a freno la sua lingua e inganna se stesso, la sua religione è vana" (Gm 1:26). Questa è un'affermazione straordinaria!
Noi possiamo considerarci "persone religiose" (cioè che frequentano regolarmente gli incontri di una chiesa, che pregano e che osservano molte delle leggi di Dio) eppure, se non teniamo a freno la nostra lingua, tutto ciò può risultare vano.



L. Caruso

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24 gennaio 2017

UN RIVERBERO DELLA LUCE DI DIO



«Il Dio eterno, il Dio immenso, sapientissimo, onnipotente, è passato dinanzi a me. Io non l’ho veduto in volto, ma il riverbero della sua luce ha ricolmo di stupore la mia anima. Ho studiato qui e là le tracce del suo passaggio nelle creature, ed in tutte le sue opere, anche le più piccole, le più impercettibili, quale forza, quale sapienza, quale immensa perfezione». 
Carl von Linné, medico, botanico, naturalista svedese (1707 - 1778).

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8 dicembre 2016


L’adulterio è condannato duramente dalle Scritture, ma è invece tollerato dall’attuale società. Ormai non ci si stupisce più, ma che dire se esso comincia ad insinuarsi anche nelle coppie di credenti, distruggendo intere famiglie? Non è forse anche questo un allarmante segno della precaria condizione spirituale della Chiesa? 


Cari della redazione de “Il Cristiano”,[…] qualche tempo fa ho scoperto che mio marito (siamo entrambi credenti da anni) mi tradiva con una collega di lavoro. La scoperta casuale mi ha profondamente prostrata. Lui non ha esitato a riconoscere il tradimento, ma alla confessione ha fatto seguire l’abbandono, mio e dei nostri figli […] La cosa che più mi ha ferita è l’aver dovuto lottare anche con i miei suoceri e con gli altri familiari di mio marito: tutti schierati con lui. […]
Vi chiedo: come devono comportarsi i familiari di una coppia che ha difficoltà?

Lettera firmata


Nel passato ho già pubblicato tre articoli sul problema dell’adulterio, ai quali rimando per un eventuale approfondimento. Qui vorrei soltanto aggiungere alcune ulteriori riflessioni.

Il valore della fedeltà coniugale sta gradualmente scomparendo nella società in cui viviamo, ma la lettera ricevuta apre una finestra su un panorama di degradazione morale e di meschinità personale anche nell’ambito cristiano.
Fatti di questo genere sono degli indicatori della situazione spirituale in cui da tempo ha cominciato a versare la Chiesa. Le famiglie costituiscono la struttura portante delle comunità cristiane, pertanto devono essere protette e devono consolidarsi sui princìpi che la Parola di Dio rivolge alle coppie.
Invece, anche all’interno della comunità cristiana, uomini e donne – a volte – devono lottare con le sofferenze provocate dall’egoismo e dal peccato di uno dei coniugi a danno dell’altro.
Tensioni, conflitti, amarezza, angoscia, paura del futuro, violenza psicologica, lacrime, insulti, figli destabilizzati interiormente, tristezza devastante, desiderio di morire: quante e quali sono le conseguenze della trasgressione?
Quante persone vengono coinvolte e trascinate nel pantano del peccato e del dolore affettivo, a causa di chi non riesce a controllare i suoi istinti carnali?
Mogli, mariti, figli, genitori, fratelli, sorelle, chiese locali… oltre al danno patito dalla testimonianza.
Di fronte al dilagare del peccato, si rischia di lasciarsi vincere dal pessimismo e ci viene la tentazione di smettere di lottare.
Però, non si deve dimenticare che, accanto alle poche coppie cristiane che vengono lacerate dall’adulterio, ce ne sono moltissime altre che continuano a vivere nella fermezza della fede e nella gioiosa sottomissione a Cristo, manifestando un amore reciproco e una solidità matrimoniale davvero inossidabile.

Sono queste coppie a tenere alto il vessillo della testimonianza, dimostrando al mondo che la fedeltà coniugale rimane ancora un valore consolidato in coloro che vogliono attenersi ai princìpi assoluti e permanenti della Parola di Dio.


“Io” anziché “Dio”

Da un punto di vista spirituale, uno dei maggiori problemi attuali è l’eccessiva enfasi che la filosofia mondana pone sull’individuo. Facendo leva sull’egoismo innato di ciascuno, da ogni parte giungono messaggi sul proprio valore e sui propri diritti. Ciò determina una sorta di ipertrofia dell’Io, nonché dei propri bisogni e delle proprie necessità, con la conseguente legittimazione di ogni cosa possa soddisfare i propri desideri e le proprie brame.“Gli uomini saranno egoisti […] traditori […] amanti del piacere anziché di Dio” (2Ti 3:2,4).

Pertanto, vivendo in un simile contesto sociale e culturale, non stupisce che molti uomini e donne considerino l’adulterio come un normale modo per soddisfare i propri impulsi, giustificati dal loro cuore a cercare altrove ciò che in casa non trovano. I valori morali vengono abbandonati e i credenti si trovano a dover combattere ogni giorno contro i nuovi giganti ideologici di un’epoca che rifiuta il Dio della Bibbia, disubbidendo alle sue direttive per la coppia, per il matrimonio e per l’educazione dei figli.


La fedeltà coniugale

è un riflesso della fedeltà a Dio



La Scrittura utilizza molto spesso le immagini del matrimonio e dell’adulterio per illustrare la relazione esistente fra Dio e il suo popolo. In questa prospettiva, la fedeltà matrimoniale esprime la fedeltà a Dio, così come l’adulterio è invece sinonimo di idolatria. Il peccato di idolatria, così come quello di adulterio, venivano puniti con la morte.
L’adulterio, quindi, rappresenta la deliberata volontà di trasgredire uno dei Comandamenti divini e, di conseguenza, esso manifesta pure quale concetto si ha di Dio e quale timore si prova per lui. Il tradimento coniugale esprime mancanza di rispetto per Dio e per il coniuge. La fedeltà coniugale, invece, desidera rispettare e onorare pienamente il patto sancito tra due persone che si amano e che vogliono perseguire gli obiettivi del matrimonio con l’impegno e, se necessario, con sacrificio.
Il progetto del Creatore è l’unità di coppia, in ogni sfera della vita matrimoniale; l’adulterio è l’arma per distruggerla.


L’adulterio indotto:

una giustificazione al peccato?


Quando nella dinamica di una coppia compare l’adulterio, molte volte le responsabilità sono da suddividere (in percentuale differente) tra entrambi i coniugi. Di solito non si tradisce il coniuge dall’oggi al domani, ma questa decisione è il risultato di una serie di eventi, di conflitti, di frustrazioni che si sviluppano all’interno di una relazione matrimoniale. Due dei motivi più evidenti sono l’insoddisfazione sessuale e il sentirsi trascurati.
Quando le necessità emotive, affettive e fisiche degli sposi non vengono soddisfatte con altruismo e premura in una cornice di amore e di mutua comunione all’interno del matrimonio, è possibile che certi bisogni inappagati (non soltanto sessuali) comincino a far sentire il loro peso. Nel tempo, ciò può indebolire la solidarietà e l’unità della coppia e, nei momenti nei quali si sentirà maggiormente la deprivazione affettiva o amorosa – e presentandosi l’occasione – un coniuge potrebbe cadere in adulterio.
Gli sposi, infatti, devono prendersi cura l’uno dell’altro, impegnandosi a realizzare la piena unità. Ciò significa anche donarsi interamente all’altro, nella reciproca appartenenza:
“Il marito renda alla moglie ciò che le è dovuto; lo stesso faccia la moglie verso il marito. La moglie non ha potere sul proprio corpo, ma il marito; e nello stesso modo il marito non ha potere sul proprio corpo, ma la moglie. Non privatevi l’uno dell’altro” (1Co 7:3-5). Perciò, entrambi devono contribuire a costruire un’atmosfera serena, che tenga conto delle loro peculiarità e dei loro desideri, nell’amore e nel rispetto reciproco.

Ogni cedimento sul fronte di questo impegno può minacciare la relazione, sviluppando malumori, povertà affettiva, frustrazioni e aspettative deluse. Questa situazione, oltre a contravvenire ai princìpi biblici per la coppia, può anche aprire la porta a tentazioni di vario tipo, tra le quali potrebbe esserci, appunto, l’adulterio.
In questo caso si può parlare di una sorta di “adulterio indotto”.

A questo punto, è opportuno chiedersi: la situazione descritta può costituire una giustificazione al peccato o, almeno, un’attenuante nelle considerazioni e nel giudizio sul fatto?

• Da un punto di vista puramente umano, ognuno può trovare tutte le giustificazioni possibili: la psicologia umanista, infatti, è maestra nel riversare su qualcun altro le responsabilità personali, creando pericolose illusioni di falsa innocenza. È una strategia di autodifesa antica quanto l’uomo. Adamo, nell’Eden, tentò di difendere se stesso davanti a Dio proprio con questo metodo:“La donna che tu mi hai messa accanto, è lei che mi ha dato del frutto dell’albero” (Ge 3:12). È molto più facile scaricare la colpa dei propri sbagli sugli altri, invece di dover ammettere di aver fallito.

• Nella prospettiva biblica, invece, non troviamo possibili giustificazioni al peccato. La Bibbia chiama l’adulterio con il chiaro termine di peccato e lo considera addirittura una discriminante per l’ingresso nel regno dei cieli:
“Non vi illudete; né fornicatori, né idolatri, né adúlteri […] erediteranno il regno di Dio” (1Co 6:9,10).
“Il matrimonio sia tenuto in onore da tutti e il letto coniugale non sia macchiato da infedeltà; poiché Dio giudicherà i fornicatori e gli adúlteri” (Eb 13:4).
È un preciso richiamo a non illudersi nell’inseguire le vuote scusanti della cultura contemporanea.

• Sul piano pastorale, si possono fare molte considerazioni soggettive ed esaminare i vari casi, senza cedere all’impulso sbrigativo di fare di ogni erba un fascio. Quando un coniuge tradisce l’altro, ci saranno senz’altro delle responsabilità comuni che possono aver determinato una scelta sbagliata. Tuttavia, nel contempo, non si deve assolutamente prescindere da ciò che la Bibbia – unica autorità in materia di fede e di etica – dice su questo argomento. Occorre, quindi, rivalutare la gravità del peccato e dichiarare che l’adulterio è e rimane un abominio (cfr. Gr 13:27).
Il credente non si trova più sotto la signoria del peccato, perciò ha a sua disposizione tutti gli strumenti spirituali per non cedere alla tentazione. Se lo fa, egli commette un deliberato atto di disubbidienza e dimostra di essersi lasciato catturare dalla propria carnalità e dalla propria concupiscenza.
Forse, nella relazione matrimoniale – poiché questa si realizza tra due persone imperfette – potrebbero anche esserci delle vaghe attenuanti, ma ciò non toglie che, davanti a Dio, l’adulterio è inescusabile!
Questo giudizio, comunque, non esclude che si debba altresì intervenire per salvare un matrimonio e per ristabilire l’adultero/a pentito/a, aiutandolo/a a ritrovare la sua corretta posizione in Cristo.
La Chiesa, infatti, è chiamata a combattere il peccato con ogni arma possibile e a tenere alto il messaggio di grazia e di riconciliazione.
Custodire il proprio cuore

Il credente deve custodire “il proprio cuore più di ogni altra cosa, poiché da esso provengono le sorgenti della vita” (Pr 4:23).
Il cuore rappresenta l’interiorità umana e, come tale, è la sede dei nostri sentimenti e dei nostri desideri. In sostanza, è il cuore che gestisce i nostri pensieri e, di conseguenza, determina anche le nostre azioni, “poiché dal cuore vengono pensieri malvagi, omicidi, adultèri, fornicazioni, furti, false testimonianze, diffamazioni” (Mt 15:19). La prevenzione è molto efficace per contrastare il male, pertanto occorre evitare di indulgere in pensieri, in fantasticherie, in discorsi o in recriminazioni che possano aprire la porta alla tentazione. Inoltre, è opportuno instaurare un dialogo aperto e sincero all’interno della coppia.
Un cuore rinnovato, che si mantiene in costante comunione con Cristo, è in grado di onorare il Signore con un comportamento degno di un figlio di Dio. Ma se ci si lascia sedurre dai ragionamenti deformati dalla filosofia del mondo (per i quali l’adulterio, secondo alcuni terapeuti, sarebbe persino consigliato perché ritenuto salutare per rinfocolare la passione matrimoniale), allora è difficile vivere nell’integrità morale e spirituale.
Il passo dal libro dei Proverbi che è stato citato poco sopra, continua illustrando in modo molto significativo l’ampiezza e la diversificazione dell’azione preventiva: “Rimuovi da te la perversità della bocca, allontana da te la falsità delle labbra. I tuoi occhi guardino bene in faccia, le tue palpebre si dirigano dritto davanti a te. Appiana il sentiero dei tuoi piedi, tutte le tue vie siano ben preparate. Non girare né a destra né a sinistra, ritira il tuo piede dal male” (Pr 4:24-27). Ciò significa che dobbiamo vigilare su ciò che vediamo, su ciò che ascoltiamo, su ciò che pensiamo e su ciò che diciamo. Infatti, se custodiamo la bocca, le labbra e gli occhi, allora i nostri piedi cammineranno sui “sentieri di giustizia” (cfr. Sl 23:3), non devieranno dalla verità e non ci porteranno su vie pericolose.
L’intervento dei familiari

Nella dinamica di coppia, un adulterio è come un uragano che si abbatte su un villaggio: distrugge ogni cosa, disperde i ricordi, annienta le speranze. Niente è più come prima, tutto è raso al suolo. I superstiti cercano di trovare una spiegazione e una risposta alle loro domande. Cercano disperatamente qualcosa a cui aggrapparsi per non cadere in uno stato di angosciosa autocommiserazione. Soprattutto, cercano di addossare a qualcuno la responsabilità di ciò che è accaduto.
Nel caso di un adulterio è la stessa cosa. Ogni persona coinvolta (direttamente o indirettamente) cerca di razionalizzare l’evento per non essere travolta dalle emozioni.
Chi ha tradito, di solito accampa delle giustificazioni del tipo: “Mi hai sempre trascurato”... “Non mi hai mai dimostrato l’affetto di cui avevo bisogno”... “Non hai mai saputo cos’è la passione”... “Non hai mai capito le mie necessità”, e così via.
Chi è stato tradito, molto spesso sfoga la sua frustrazione e la sua rabbia accusando l’altro con epiteti di vario genere, dipingendolo come una persona egoista, carnale e malvagia.
I genitori dell’uno e dell’altro tendono, molto spesso, a difendere il proprio figlio (o figlia) e, in caso di adulterio, possono arrivare ad accusare l’altro/a di non essere stato/a in grado di costruire una vera unità o di aver trascurato i bisogni del coniuge.

Non si dovrebbe generalizzare, perché i singoli casi sono diversi, ma non bisogna dimenticare che l’adulterio rimane comunque un peccato.
I familiari dell’adultero, perciò, non possono e non devono giustificare il peccato, ribaltando le accuse sulla nuora o sul genero. Questo per almeno tre motivi:

1) La Bibbia insegna che Dio non tiene “il colpevole per innocente” (cfr. Es 34:7), pertanto, qualunque azione mirante a deviare le responsabilità di un atto peccaminoso, non onora né il Signore né la verità.
Essi non devono schierarsi dalla parte del loro figlio adultero (o figlia), bensì dovrebbero sottolineare la gravità e le conseguenze del suo atto.
“Non partecipate alle opere infruttuose delle tenebre; piuttosto denunciatele” (Ef 5:11).

2) I familiari, essendo fortemente coinvolti sul piano emotivo, non sono le persone più adatte per gestire una crisi di coppia così lacerante, perché rischiano di innescare una spirale di rancori e di sentimenti distruttivi. Questi sentimenti si possono allargare, producendo fratture fra le due famiglie.

3) Se si giustifica il proprio figlio (o figlia), non lo/a si aiuta a prendere atto di ciò che ha commesso, perché le scusanti rappresentano un ostacolo per un vero ravvedimento. Invece, l’adultero/a deve sentire su di sé tutto il peso del suo peccato, con le sue conseguenze disastrose.
“Tutte le cose, quando sono denunciate dalla luce, diventano manifeste […] Per questo è detto: «Risvegliati, o tu che dormi[…] e Cristo ti inonderà di luce»” (Ef 5:13-14).
L’obiettivo, dunque, è il ravvedimento.


Ricostruire la speranza

Un adulterio lascia uno strascico incalcolabile di amarezza, dolore e ferite, ma, nonostante ciò, la Chiesa ha il compito di annunciare il perdono e di operare affinché il peccatore realmente pentito sia ristabilito al cospetto di Dio.
A costo di sembrare ripetitivo, desidero ribadire che, per ricostruire la speranza, ci deve essere, da parte del peccatore, un reale e profondo ravvedimento. Solo così si può riedificare sulle macerie.
Non a caso, uno dei passi più intensi sulla misericordia di Dio, quale è quello di Isaia 1:18
– “Anche se i vostri peccati fossero come scarlatto, diventeranno bianchi come la neve; anche se fossero rossi come porpora, diventeranno come la lana” –
ha un presupposto irrinunciabile:
“Togliete davanti ai miei occhi la malvagità delle vostre azioni; smettete di fare il male […] cercate la giustizia” (Is 1:16).

Senza il pentimento, NON ci può essere misericordia da parte di Dio, ma rimane solo il suo giudizio,
 perché il suo amore non annulla la sua giustizia.
Il ravvedimento, invece, consente il recupero dell’individuo.
“Fratelli, se uno viene sorpreso in colpa, voi, che siete spirituali, rialzatelo con spirito di mansuetudine” (Ga 6:1).

Non è certo un compito facile. Recuperare la fiducia e ricostruire la relazione coniugale è un percorso che richiede tempo, pazienza, sollecitudine e tanta preghiera, ma di fronte ad un cuore sinceramente ravveduto, la misericordia di Gesù Cristo può risplendere in tutta la sua potenza, permettendogli di ricominciare, perché “dove il peccato è abbondato, la grazia è sovrabbondata” (Ro 5:20).




Articolo di Marco Distort 
(assemblea di Arezzo)


http://www.ilcristiano.it/2007/feb07/adulterio.htm










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30 settembre 2016

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24 maggio 2016

LE BUONE OPERE DEGLI INCREDULI


Come giudicare le buone opere degli increduli?


"Servono" o "non servono"? 
Dipende per che cosa!

"Il punto dottrinale della totale depravazione come si concilia 
col fatto che non credenti siano filantropi 
e amino il prossimo?".


Premessa. Per rispondere a questa domanda è necessario (come sempre, d'altronde, per noi cristiani) attenerci esclusivamente all'insegnamento della Bibbia e non ragionare secondo "la sapienza di questo mondo", che verrebbe anche a noi "così naturale". Il nostro cuore (male in-formato) ci porterebbe  a rispondere: "E' ovvio che Dio accetti le opere dei filantropi... Come potrebbe Dio respingere un'opera buona, da chiunque essa provenga? Come potrebbe Dio non salvare una persona sincera ed onesta che fa del bene, anche se non fa professione di fede in Cristo? Quel che conta sono le opere, i fatti, o no?". Quand'anche questo ragionamento ci sembrasse "non fare una grinza", in realtà contraddice tutto l'insegnamento delle Scritture, anche quello più basilare, sulla condizione umana e sulla via che porta alla salvezza. E' necessario, quindi, ragionare esclusivamente in termini biblici, se prendiamo sul serio e consideriamo verità la rivelazione biblica. Dobbiamo ragionare secondo la prospettiva biblica e sottomettere ad essa il nostro pensare anche, e soprattutto, quando oppone maggiore resistenza a farlo."...distruggiamo le argomentazioni ed ogni altezza che si eleva contro la conoscenza di Dio e rendiamo sottomesso ogni pensiero all'ubbidienza di Cristo" (2 Corinzi 10:5).

1. La realtà generalizzata della degenerazione umana. La Bibbia insegna chiaramente che la condizione umana attuale è segnata da una radicale degenerazione morale e spirituale che pregiudica ogni sforzo che si potrebbe fare per renderci accettabili a Dio e meritarci, secondo i criteri di giustizia di Dio, la salvezza eterna. L'umanità è condannata senza eccezione e riserve. Se non fosse così, se bastasse la nostra buona volontà, o se Dio, nella Sua bontà (come talvolta si sente dire) "passasse sopra" ai nostri "difetti" e ci perdonasse, non sarebbe stato necessario che Dio mandasse un Salvatore. 
Alcune citazioni fra le tante: "...come sta scritto: «Non c'è alcun giusto, neppure uno. Non c'è alcuno che abbia intendimento, non c'è alcuno che ricerchi Dio. Tutti si sono sviati, tutti quanti sono divenuti inutili;non c'è alcuno che faccia il bene, neppure uno (...) sulle loro vie c'è rovina e calamità, e non hanno conosciuto la via della pace; non c'è il timore di Dio davanti ai loro occhi». Or noi sappiamo che tutto quello che la legge dice, lo dice per coloro che sono sotto la legge, affinché ogni bocca sia messa a tacere e tutto il mondo sia sottoposto al giudizio di Dio, perché nessuna carne sarà giustificata davanti a lui per le opere della legge; mediante la legge infatti vi è la conoscenza del peccato" (Romani 3:10-20); "Or l'uomo naturale non riceve le cose dello Spirito di Dio, perché sono follia per lui, e non le può conoscere, poiché si giudicano spiritualmente" (1 Corinzi 2:14); "Egli ha vivificato anche voi, che eravate morti nei falli e nei peccati, nei quali già camminaste, seguendo il corso di questo mondo, secondo il principe della potestà dell'aria, dello spirito che al presente opera nei figli della disubbidienza, fra i quali anche noi tutti un tempo vivemmo nelle concupiscenze della nostra carne, adempiendo i desideri della carne e della mente, ed eravamo per natura figli d'ira, come anche gli altri" (Efesini 2:1-3); "Nessuno può venire a me, se il Padre che mi ha mandato non lo attira, e io lo risusciterò nell'ultimo giorno" (Giovanni 6:44).

2. Non è depravazione assoluta. Depravazione totale (come si esprime la teologia riformata), non vuole dire, però, depravazione assoluta (che noi siamo sempre malvagi al massimo grado possibile). Vi sono senz'altro, per così dire, diversi livelli di male e di bene, ma la presenza di ciò che è relativamente un bene non pregiudica la diagnosi pessimista che la Parola di Dio fa della condizione umana. Inoltre, nella Sua grazia è Dio che pone un limite al male impedendo che diventi sfrenato e causando ben presto (se non lo facesse) la completa distruzione dell'umanità (per mano nostra).

3. Le buone opere sono comunque opera di Dio e non nostra. Di fatto, secondo i criteri della moralità di questo mondo, anche le persone non rigenerate possono fare, in sé stesse, molte cose buone perché Dio, nella Sua sovranità, fa sì che essi le compiano per realizzare quello che Egli sovranamente si propone, il bene ultimo dei Suoi eletti. Le "buone opere" di chi non è in pace con Dio, perciò, non sono meritevoli in sé stesse, dell'accoglienza presso Dio delle persone che le compiono, essendo comunque quelle opere opera di Dio, e non "un prodotto loro": "...poiché Dio è colui che opera in voi il volere e l'operare, per il suo beneplacito" (Filippesi 2:13). "...or tutto ciò che non viene da fede è peccato" (Romani 14:23). Anche le opere di chi Dio ha rigenerato spiritualmente dandogli il dono del ravvedimento e della fede, non sono opera loro, ma di Dio: "Noi infatti siamo opera sua, creati in Cristo Gesù per le buone opere che Dio ha precedentemente preparato, perché le compiamo" (Efesini 2:10) e quindi nulla di cui comunque ci si possa vantare o accampare come merito!

4. Tutto ciò che facciamo è contaminato. Tutte le nostre opere, anche quelle migliori secondo il criterio di giudizio umano, sono contaminate dal peccato ["Siamo tutti come una cosa impura, e tutte le nostre opere di giustizia sono come un abito sporco; avvizziamo tutti come una foglia, e le nostre iniquità ci portano via come il vento" (Isaia 64:6)]. Esse non possono essere calcolate ai fini della salvezza eterna di una persona. Solo la giustizia perfetta, pienamente sufficiente, che Gesù ha compiuto per noi con la Sua vita perfetta, "serve" per la nostra salvezza. Questa viene impartita agli eletti per grazia, imputata loro attraverso la fede, che comunque è un dono di Dio (Efesini 2:8,9).Anche la "opera migliore" secondo i criteri di questo mondo, è "senza forza", "a motivo della carne": "Infatti ciò che era impossibile alla legge, in quanto era senza forza a motivo della carne, Dio, mandando il proprio Figlio in carne simile a quella del peccato e a motivo del peccato, ha condannato il peccato nella carne" (Romani 8:3).

5. L'opera di un incredulo non potrà mai essere veramente buona. Potrebbero, però, essere gradite a Dio come espressione della loro personale "accettabilità", le opere di coloro che negano, disprezzano o ignorano con indifferenza, la massima opera di Dio, quello che Egli ha compiuto nella vita, morte e risurrezione di Cristo! Gesù dice: "Molti mi diranno in quel giorno: "Signore, Signore, non abbiamo noi profetizzato nel tuo nome, e nel tuo nome scacciato demoni e fatte nel tuo nome molte opere potenti?". E allora dichiarerò loro: "Io non vi ho mai conosciuti; allontanatevi da me, voi tutti operatori di iniquità" (Matteo 7:22,23). Neanche un credente potrà mai vantare i meriti delle sue opere: "Così anche voi, quando avrete fatto tutte le cose che vi sono comandate, dite: "Siamo servi inutili. Abbiamo fatto ciò che dovevamo fare"»" (Luca 17:10).

6. Opere fatte nell'ambito dei "residui di giustizia" presenti nell'animo umano, ma non "sufficienti". Dio riconosce come buone le opere dell'incredulo (o dell'agnostico, indifferente a ciò che Cristo proclamava di essere ed ha compiuto), le opere che sono fatte nello spirito di Cristo in quanto sono fatte secondo la legge di Dio scritta in ogni cuore umano ["...questi dimostrano che l'opera della legge è scritta nei loro cuori"(Romani 2:15)]. Però, dato che esse provengono da un cuore non rigenerato (ostile a Dio ed alla Sua legge), un cuore "morto nei falli e nei peccati" (Efesini 2:1), e non provengono dalla fede, esse equivalgono a peccato ["or tutto ciò che non viene da fede è peccato" (Romani 14:23)]. In senso spirituale queste opere dispiacciono a Dio ["Lo stolto ha detto in cuor suo: «DIO non c'è». Sono corrotti, fanno cose abominevoli; non c'è nessuno che faccia il bene. DIO guarda dal cielo sui figli degli uomini, per vedere se vi sia qualcuno che abbia intelletto e cerchi DIO. Si sono tutti sviati, sono divenuti tutti corrotti; non c'è nessuno che faccia il bene, neppure uno" (Salmo 53:1-3)]. Sono opere eventualmente necessarie per il benessere della società umana e Dio le retribuisce, semmai, con benedizioni temporali per mostrare come siano "vantaggiose". Queste buone opere, però, in sé stesse, non portano l'incredulo alla salvezza (e nemmeno il credente, perché la salvezza è per la grazia di Dio in Gesù Cristo e non per le nostre opere).

7. Bontà solo esteriore. La "giustizia civile" (le buone opere degli increduli) sono buone solo esteriormente (questo è ciò che appare ai nostri occhi: "'Eterno non vede come vede l'uomo; l'uomo infatti guarda all'apparenza, ma l'Eterno guarda al cuore" (1 Samuele 16:7). Queste opere possono essere utili (Dio le genera e le rende utili), ma "non servono" come base per l'accoglienza della nostra persona davanti a Dio.

8. Definizione di buone opere. Le buone opere sono "buone cose" (secondo quanto la Bibbia definisce come buono) quelle che sono fatte di tutto cuore in ubbidienza a Dio, per amor Suo e per la Sua gloria, in un atteggiamento di fede e di riconoscenza (Colossesi 3:23, Giovanni 15:14 & Matteo 28:20, Giovanni 14:15, 1 Corinzi 10:31, Romani 14:23 & 3 Giovanni 1:5, Colossesi 3:17). Come tali queste buone opere sono state compiute solo da Cristo Gesù, che aveva esattamente questo atteggiamento. In Lui solo erano incontaminate. Non significa semplicemente seguire la regola aurea (Matteo 7:12).Secondo i criteri di Dio, noi tutti siamo "incapaci di ogni opera buona" (Tito 1:16), queste, ne siamo naturalmente "squalificati" perché sorgono da una disposizione peccaminosa del nostro cuore (Isaia 54:6). Ciò che sorge naturalmente da noi stessi non ci qualifica per l'accoglienza della nostra persona davanti a Dio.

Ecco perché abbiamo bisogno dell'opera del Salvatore Gesù Cristo che viene applicata a noi tramite l'opera rigenerante dello Spirito Santo.



http://paolocastellina.pbworks.com/w/page/14190408/Le%20buone%20opere%20degli%20increduli




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27 marzo 2016


L'attuale guerra civile siriana è il campo di battaglia tra alleati degli Stati Uniti e l'asse della Resistenza...


l'ottimo articolo escatologico è tradotto in italiano al seguente link:

thecomingbibleprophecyreformation.wordpress.com/2015/12/15/axis-of-resistance-and-the-beast-of-revelation





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