19 aprile 2008

PROVE ARCHEOLOGICHE - parte sesta


In una tavoletta d’argilla, materiale usato come supporto scrittorio che s’incideva quando non era ancora asciutto, risalente al 595 a.C. è racchiusa un’ulteriore prova del fatto che la Bibbia non è una storia di pura fantasia. Inciso a caratteri cuneiformi compare il nome di un funzionario al servizio del re babilonese Nabucodonosor citato anche dall’Antico Testamento

tutti i capi del re di Babilonia entrarono, e si stabilirono alla porta di mezzo: Nergal-saretser, Samgar-nebu, Sarsekim, capo degli eunuchi, Nergalsaretser, capo dei magi, e tutti gli altri capi del re di Babilonia”. ( Geremia 39:3)

La scoperta è di quelle rivoluzionarie in quanto per la prima volta un documento storico prova l’esistenza di una persona comune nominata dalla Bibbia. A farla è stato un professore dell’Università di Vienna [ Michael Jursa ] é giunto nella capitale britannica per un viaggio di ricerca. Lo studioso in questione è uno dei pochi al mondo a saper decifrare senza problemi la scrittura cuneiforme, ossia la più antica forma di scrittura conosciuta: diffusa in Medio Oriente tra il 3200 a.C. e il II secolo d.C., è stata impiegata per scrivere ben 15 lingue diverse, tra cui il Babilonese, l’Assiro e l’Ittita.

La tavoletta, di proprietà del British Museum dal 1920, venne trovata a fine Ottocento nei pressi dell’antica città di Sippar, a circa due chilometri dall’attuale capitale irachena. Secondo il professore viennese, è stata preservata così bene che gli sono bastati soltanto pochi minuti per leggerne l’iscrizione. Le poche righe contenute nel frammento largo appena 5,5 cm raccontano del “capo degli eunuchi Nebo-Sarsekim” e di un suo generoso dono al tempio babilonese di Esangila. Lo stesso personaggio compare anche nel libro di Geremia 39, che attesta la presenza di Sarsechim nel 587 a.C., quando “ Nebucadnetsar, re di Babilonia venne con tutto il suo esercito contro Gerusalemme e la cinse d’assedio; (Geremia 39:1)

È un’ulteriore dimostrazione, qualora ve ne fosse stato bisogno, che la Bibbia non è un’invenzione. La scoperta è interessante non solo per i credenti ma anche per gli storici. Una tavoletta che riporta un atto di commercio è diventata una testimonianza fondamentale per l’Antico Testamento.

Il reperto fa parte di una collezione di oltre centomila pezzi esaminati ogni giorno da studiosi provenienti da tutto il mondo. Nonostante sia stata sotto gli occhi degli esperti per oltre ottant’anni, nessuno si era mai accorto dell’importanza storica del suo contenuto. La scoperta è già stata classificata tra “le più importanti degli ultimi cento anni” per quel che riguarda l’archeologia biblica. (luglio 2007) Le poche righe contenute nel frammento largo 5,5 cm raccontano del “capo degli eunuchi Nebo-Sarsekim” e di un suo generoso dono al tempio babilonese di Esangila: una quantità di oro pari a 0,75 kg. Lo stesso personaggio compare anche nel libro di Geremia. Secondo il profeta, il “capo dei funzionari” era presente nel 587 a.C. quando il re Nabucodonosor II “marciò contro Gerusalemme con tutto il suo esercito e mise sotto assedio la città” (Geremia 52:4)

sono stati rinvenuti anche altri importanti reperti archeologici provenienti dal tempo del profeta Daniele testimonianti il nome di Nabucodonosor re di Babilonia. Un particolare reperto conservato oggi nel museo di di UNASP - Campus Engenheiro Coelho – SanPaolo (Brasile) è pervenuto nelle mani degli assiriologisti più rinomati di università europee e americane. sono entrati in possesso del mattone nel 1988 tramite un architetto brasiliano che era stato inviato in Iraq per fornire assistenza temporanea a una ditta di costruzioni. Durante la consueta passeggiata del sabato pomeriggio in mezzo alle rovine di Babilonia, non lontano dalla capitale Baghdad, tra le migliaia di pezzi d'argilla e pietre che si trovavano ammassati in più sedi, un pezzo di mattone ha attratto la sua attenzione. Il mattone riportava strane lettere che riportavano un'antica iscrizione. Un soldato iracheno che si era fatto amico gli ha consentito di portare con sè il mattone come una sorta di souvenir delle terre irachene.
Visionando il mattone, gli studiosi hanno capito che l'iscrizione composta da tre righe era un'iscrizione cuneiforme neo-babilonica utilizzata dai Caldei ai giorni del profeta Daniele.tramite il riconoscimento dell'uso della grammatica e lessici Accadiani. Nel mattone è riportato: “Io sono Nabucodonosor, re di Babilonia primo figlio di Nabopolassar. Escono anche i nomi di Ezagil e Ezida (il tempio).

L'esistenza storica di Babilonia e di Nabucodonosor è stata messa in dubbio dalla critica fino a circa il 1806, quando Claudio James Rich ha confermato attraverso un ampia relazione scientifica che le Rovine presenti nelle colline di Babil sono esattamente l'antica città di Babilonia. Fino a quel momento, nessuno sapeva nulla riguardo la città fuori dalla storia biblica e dagli storici dell'antichità. La grande metropoli sembrava essere stata inghiottita dal deserto, si vedevano soltanto delle colline piene di polvere, lì sotto vi erano le macerie dell'antica Babilonia. 

(Rodrigo P. Silva prof. di Archeol. Unasp)









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