13 maggio 2008

L'INCUBO DI DARWIN

La maggior parte della gente oggi è stata così ingannata da chi sostiene che la teoria dell’evoluzione sia vera, che non pensa nemmeno a metterla in dubbio. Anche molti cosiddetti cristiani credono automaticamente ai “sommi sacerdoti” della “sacra religione” moderna della scienza e bevono la bugia dell’evoluzione, ignari dell’avvertimento biblico: “Schiva le profane vacuità di parole e le opposizioni di quella che falsamente si chiama scienza” (1 Timoteo 6,20). Questo versetto descrive esattamente la teoria dell’evoluzione, perché l’evoluzionismo non è una vera scienza.

Il mondo si è tanto sviato che ora la teoria dell’evoluzione è descritta nella maggior parte dei libri di testo come “il principio fondamentale” della biologia. Secondo il dizionario, invece, la parola “principio” significa “cognizione essenziale”, cioè dato di fatto, mentre la teoria dell’evoluzione non è mai stata provata e viene quindi accettata solo per fede. Nonostante questo, nel 1959, durante la celebrazione del Centenario del Centro Darwiniano, quando Sir Julian Huxley si rivolse alla sua congregazione di 2.500 delegati, disse: “L’evoluzione non dà spazio al soprannaturale... Tutti noi l’accettiamo come fatto... Il processo evolutivo della vita non è più una teoria: è un fatto... che sta alla base di tutto il nostro pensiero”. Tuttavia, un “fatto” che non può essere dimostrato non è un fatto e di seguito dimostreremo perché l’evoluzione non è un fatto, ma una semplice teoria
Alla base della teoria dell’evoluzione c’è la supposizione che la vita si sia originata dal nulla per puro caso; che, come ci assicurano gli evoluzionisti, “è semplicemente ‘avvenuto’ che determinati elementi chimici si siano trovati in un determinato luogo, in un determinato momento, in determinate condizioni, e che improvvisamente, per un misterioso e sconosciuto processo elettrochimico, la vita si sia creata da sola”! Ma come disse il professor Edwin Conklin, docente di Biologia all’Università di Princetown, “La probabilità che la vita si sia originata per caso è altrettanto remota della probabilità che un’enciclopedia si possa formare da sola come risultato di un’esplosione in una tipografia”

Per quanto riguarda poi la cosiddetta “cellula semplice”, da cui secondo gli evoluzionisti sono derivate tutte le creature viventi, la rivista americana “Look” ha dichiarato: “La cellula è complessa quanto la città di New York”. Anche l’evoluzionista Loren Eisley, nel suo libro, “The Immense Journey”, ammise: “Ricerche approfondite hanno rivelato che perfino l’ameba, già ritenuta semplicissima, è in effetti una specie di complesso impianto chimico auto-operante. L’idea che essa fosse una semplice massa informe si è rivelata, a dir poco, una mostruosa caricatura della verità”.

Riesci ad immaginarti un dizionario, uno stabilimento chimico, o la città di New York, che vengono alla luce da soli, senza alcun intervento da parte di un progettista o di un creatore intelligente? Tale è la “logica” della supposizione evolutiva, secondo la quale la cosiddetta cellula “semplice”, che è in realtà infinitamente complessa, si formò accidentalmente e prese vita per puro caso! Commentando questa supposizione, il biologo inglese Woodger disse: “È semplice dogmatismo asserire che ciò che si vuole credere sia effettivamente accaduto!” Secondo la Bibbia, ogni forma di vita animale e vegetale presente oggigiorno appartiene a specie determinate, ognuna delle quali è stata creata individualmente da Dio ed è rimasta uguale dalla creazione ad oggi. L’evoluzione, invece, afferma che tutte le forme di vita sono in continuo mutamento e si “evolvono” costantemente in forme diverse e “più sofisticate”, per cui, dal momento che sono tutte in relazione l’una con l’altra, hanno tutte la stessa origine e rimangono ancor oggi in un continuo stato di evoluzione, non esistono “specie” di per sé. Così dicono loro!

Quest’affermazione è in diretta contraddizione con la Parola di Dio la quale afferma che tutte le creature viventi furono create “secondo la loro specie”, con la capacità di produrre semenza e frutto sempre “secondo la loro specie”.
Non si è mai sentito e non è ancora stato provato che un cane sia diventato un gatto o viceversa. Ci sono diversi tipi di cani e di gatti, ma non esistono cani-gatto o gatti-cane, perché Dio creò ogni creatura “secondo la loro specie” e nessuno può assolutamente uscire da quella specie! (se non in laboratorio)

Questi dati di fatto turbarono perfino Darwin, che si domandò: “Come mai, se le specie sono derivate da altre specie attraverso un processo graduale, non vediamo dappertutto innumerevoli forme di transizione? Come mai la natura non si trova in uno stato di confusione totale, ma al contrario le specie come le vediamo oggi sono ben definite?” La risposta a questa domanda è semplice: Darwin avrebbe dovuto semplicemente leggere il primo capitolo della Genesi per sapere che le specie non sono derivate da altre specie, ma furono create da Dio ordinatamente, secondo specie stabilite, ed è per questo motivo che la natura non si trova in uno stato di confusione!
 
Alcune persone ribattono: “Gli scienziati genetisti non hanno forse prodotto delle nuove specie di vegetali e animali ibridi? Non è questa la prova che delle specie assolutamente nuove possono svilupparsi da incroci tra genitori appartenenti a specie diverse?” No. La definizione di specie scientificamente accettata è rimasta quella data da Linneo nel XVIII secolo: “L’unità sistematica fondamentale della classificazione biologica, che comprende gli individui (vegetali o animali) con strettissime affinità, fecondi tra di loro, e capaci di generare discendenti tra loro fecondi e a loro simili”. I rari ibridi che possono essere prodotti non sono “tra loro fecondi”, ma sterili! Come ammette la Collegiate Encyclopedia: “La sterilità degli ibridi di specie diverse è un meccanismo che permette alle specie di rimanere distinte”.

Dio stesso ha posto la barriera dell’infertilità per impedire il confondersi delle specie da Lui stabilite originariamente. Un ottimo esempio è il mulo, che è un ibrido nato dall’incrocio di due specie (un asino e una cavalla). Benché esteriormente sembri appartenere ad una nuova specie, è impossibile che un mulo maschio e un mulo femmina si riproducano. Per produrre nuovi muli si può solo continuare ad accoppiare asini e cavalle. Questo principio biologico ordinato da Dio fu verificato dal famoso zoologo evoluzionista Richard B. Goldschmidt che scrisse: “I limiti delle specie non sono mai stati violati e un divario insuperabile separa i limiti di una specie da quelli della specie feconda più vicina: la sterilità!”

A questo punto uno potrebbe chiedersi: “Ma che ruolo possono rivestire i numerosi esperimenti di radiazione sulle creature viventi, che hanno prodotto vere e proprie mutazioni e alterazioni, come nel caso della mosca della frutta (ceratitis capitata)? Non è questa la prova lampante che analoghe mutazioni possono costituire ‘le pietre capitali della mutazione evolutiva’, come le ha definite Sir Julian Huxley, e come afferma la maggior parte degli scienziati e degli insegnanti odierni?”
La risposta a questa domanda è che, nonostante le mosche della frutta siano state sottoposte ad innumerevoli esperimenti durante i quali furono bombardate con radiazioni, le mutazioni hanno prodotto solo deformità, nanismo, raggrinzimento delle ali e così via, non fu mai prodotta una nuova “specie” di mosche! Nessuno degli innumerevoli esperimenti riguardanti mutazioni genetiche ha mai prodotto una nuova specie di animale o pianta! - Mai! –Tutti i genetisti e gli evoluzionisti, con tutta la loro conoscenza e intelligenza, in “perfette” condizioni di laboratorio, usando moderni apparecchi radioattivi (che moltiplicherebbero di un milione di volte la possibilità di una mutazione genetica), hanno fallito completamente nel trasformare o mutare anche una sola “specie” in un’altra! Nemmeno i loro sforzi deliberati in condizioni ideali sono riusciti nell’impresa! Eppure questi stessi evoluzionisti si aspettano che crediamo che sia stato il caso cieco e senza guida a produrre i milioni di forme complesse, bellissime e svariate che troviamo oggi sulla terra!

Per illustrare l’effetto delle mutazioni genetiche su un organismo, H. Kalmus affermò nel suo libro, Genetics: “Un semplice paragone può essere fatto con un orologio: se una parte del meccanismo viene alterata da qualche cambiamento, è molto improbabile che l’orologio tragga un miglioramento dall’incidente!”
Un esempio chiarissimo degli effetti negativi delle mutazioni genetiche ebbe luogo ad Hiroshima e Nagasaki, in Giappone, verso la fine della Seconda Guerra Mondiale. Chi tra la popolazione riuscì a scampare alla morte immediata causata dalle infernali bombe atomiche usate contro quelle due città, rimase soggetto a diversi livelli di radiazioni atomiche che provocarono nei loro organismi numerosissime mutazioni, nessuna delle quali, però, produsse una nuova forma di essere umano superiore o “evoluto”, come potrebbe far pensare l’evoluzionismo. Al contrario, le pietose vittime di quelle mutazioni subirono deformità e diversi danni fisici, culminanti spesso nella morte! 
 
Un altro punto cruciale è: se questa complicata e falsa impalcatura di finzione chiamata evoluzione fosse vera, allora gli anelli mancanti verrebbero alla luce ovunque! Se fossero già passati miliardi di anni di evoluzione, saremmo pieni fino al collo di questi anelli mancanti! Invece, dopo oltre 130 anni di scavi archeologici e paleontologici, tra le centinaia di milioni di fossili estratti da ogni strato della Terra non si è trovata nemmeno una “forma di transizione” o un anello mancante: ogni forma di vita ha dimostrato di appartenere ad una specie ben definita! Si è calcolato che sono stati trovati e classificati oltre 100.000 fossili appartenenti a specie diverse e distinte, senza però trovare anelli di congiunzione tra di loro.

A.S. Romer, docente di zoologia alla Harvard University, nel riassumere lo stato attuale delle ricerche, ha dichiarato in anni recenti: “Gli ‘anelli’ mancano proprio dove più ferventemente desideriamo trovarli, ed è fin troppo probabile che continueranno a mancare!”

Non ci sono uomini-scimmia e scimmie-uomo. Tutte quelle storie che si leggono e si vedono illustrate in molti libri di biologia oggigiorno non sono altro che spazzatura infernale! Darwin affermò che “le simiadi (scimmie) si divisero in due rami principali: le scimmie del Nuovo Mondo e quelle del Vecchio Mondo; e da quest’ultime, in epoca remota, nacque l’uomo”. Gli scienziati, comunque, si resero ben presto conto dell’impossibilità di ricostruire una catena evolutiva che avesse una pur minima credibilità e che provasse la provenienza dell’uomo dalla famiglia delle scimmie, così escogitarono una nuova teoria.

I moderni evoluzionisti ora affermano che l’uomo non deriva dalle scimmie, ma da un primate più antico e primitivo, considerato l’antenato comune della scimmia e dell’uomo. Ma, come confessarono gli eminenti evoluzionisti autori del libro “I Primati”: “Sfortunatamente, i primi stadi del progresso evolutivo dell’uomo lungo la sua particolare linea di discendenza sono avvolti nel mistero più assoluto”. Come aggiunse poi la rivista The Scientific American: “La natura della linea di discendenza che conduce all’essere umano rimane una questione puramente teorica”.

Nonostante questo, i moderni evoluzionisti insistono che l’uomo discende da un primate. Per dimostrare la loro teoria, prendono ad esempio l’australopiteco, un antropoide fossile i cui resti sono stati scoperti in Africa in anni recenti e acclamati come l’“anello mancante”! Se guardiamo più da vicino questi resti, comunque, scopriamo che non erano assolutamente “umani”! Per esempio, i resti del cranio indicano che il cervello poteva essere solo un terzo di quello umano, mentre alcuni evoluzionisti teorizzano che l’australopiteco fabbricasse utensili e quindi fosse un essere umano. Questa teoria, però, è contestata ardentemente anche nell’ambito dei circoli evoluzionisti. Il famoso antropologo J.T. Robinson disse che gli utensili ritrovati non erano stati fatti da questi cosiddetti “uomini-scimmia”, ma da veri esseri umani. Un altro evoluzionista, LeGros Clark, ha dato questo avvertimento: “Non c’è alcuna certezza che essi possedessero una sola delle qualità speciali che vengono comunemente attribuite agli esseri umani di oggi”. L’evoluzionista R.L. Lehrman scrisse: “L’australopiteco fu solo una scimmia eretta ed intelligente, non un essere umano. La sua piccola scatola cranica con le grosse arcate sopracciliari è uguale a quella di qualunque altra scimmia”.

Si parlò poi del “Pitecantropo eretto”, noto anche come “Uomo di Giava”, “scoperto” dal Professor E. Dubois, seguace di Ernest Haeckle (un evoluzionista tedesco che fu smascherato come autore di numerose frodi scientifiche. Haeckle lodò ed promosse apertamente l’evoluzionismo come un mezzo col quale sperava di distruggere il Cristianesimo e tutte le fedi religiose e fu il primo a costruire l’immaginario “albero genealogico” dell’evoluzione).

La persona non informata è lungi dal sapere che l’Uomo di Giava è stato “ricostruito” avendo a disposizione soltanto il frammento di una scatola cranica, tre denti e un femore trovati a più di 50 metri di distanza l’uno dagli altri nel letto di un antico fiume nell’isola di Giava! E gli evoluzionisti non vi dicono nemmeno che, quando il mondo aveva già accettato questo “anello”, lo stesso Dott. Dubois confessò che “l’uomo di Giava” non era un “uomo primitivo”, ma un gibbone arboricolo gigante! Dopo ulteriori studi sui suoi fossili, Dubois rese pubblica l’onesta conclusione cui era arrivato, annunciando con certezza che l’uomo di Giava non era mezzo-uomo mezzo-scimmia, ma una scimmia estinta. Dopo tutto non era “l’anello mancante”!
Venne poi “l’Uomo di Piltdown”, o “Eoanthropus Dawsoni”. L’Enciclopedia Britannica del 1946 riferì: “La scoperta che segue in ordine di importanza fu fatta da Charles Dawson a Piltdown nel Sussex, tra il 1911 e il 1915. Egli scoprì gran parte del lato sinistro di un cranio umano altamente mineralizzato, parte del lato destro e la parte destra di una mandibola, avente il primo e secondo dente molare. Le autorità britanniche ora convengono che il cranio e la mandibola appartengono allo stesso individuo”.
In seguito, tuttavia, si scoprì che la risurrezione dell’Uomo di Piltdown era tutta una montatura! La Science Newletter ci dice che “una tra le più clamorose truffe smascherate da prove scientifiche è quella dell’Uomo di Piltdown, trovato nel Sussex, in Inghilterra ... che secondo alcuni risaliva a “500.000” anni or sono. Dopo molte controversie si scoprì che esso non era per niente un “uomo primitivo”, ma la combinazione tra il cranio di un uomo moderno e una mandibola di scimmia... La mandibola era stata ‘invecchiata’ con bicromato di potassio e ferro per farla sembrare mineralizzata!” Il cranio era stato preso da un cimitero medievale. Anche i denti erano stati limati per farli sembrare più antichi! Come disse il Reader’s Digest: “Ogni pezzo importante si rivelò un falso. L’Uomo di Piltdown fu una truffa dall’A alla Zeta!”
Dal momento che gli evoluzionisti teorizzano che ci siamo evoluti dagli Australopiteci citati qui sopra, “suppongono logicamente” che queste scimmie antropomorfe si siano evolute fino a diventare l’essere umano moderno, e lo stadio intermedio di quest’evoluzione dovrebbe presentare i caratteri di un essere bruto e sub-umano, molto peloso, con grosse sopracciglia, l’andatura curva e un aspetto da idiota, esattamente quello che ci si aspetta da un “anello mancante”! 
 
Quindi, quando gli scienziati scoprirono degli scheletri umani antichissimi nella Valle di Neander in Germania, li chiamarono immediatamente “uomini di Neanderthal”, e “ricostruirono” il loro corpo secondo la loro idea dell’aspetto che avrebbe dovuto avere una specie umana inferiore.
Tuttavia, la Collegiate Encyclopedia scrisse: “L’Uomo di Neanderthal è raffigurato tradizionalmente come un individuo dal collo taurino, le gambe storte, l’andatura ricurva e un aspetto piuttosto bestiale. La verità è che l’Uomo di Neanderthal non aveva alcuna di queste caratteristiche, ma, al contrario, aveva un portamento eretto e il suo aspetto era simile a quello dell’uomo contemporaneo!” In altre parole, l’Uomo di Neanderthal era simile a noi! Perché? Perché l’Uomo di Neanderthal è l’uomo contemporaneo! Il mondo ha creduto all’inganno che gli antichi scheletri umani ritrovati in quegli scavi fossero resti di un uomo più “primitivo”, mentre sono resti di uomini come noi che vissero molti anni fa! Ma gli evoluzionisti non lo ammetterebbero mai!

L’Encyclopedia continua, dicendo: “Un fatto interessante circa l’Uomo di Neanderthal è che, nei maschi, il volume cerebrale variava dai 1425 cm3 ai 1641 cm3, con una media di 1553 cm3. Il volume cerebrale medio dell’uomo moderno è di circa 1350 cm3, per cui il volume medio dell’Uomo di Neanderthal era notevolmente maggiore di quello dell’uomo contemporaneo”. La teoria, quindi, che l’Uomo di Neanderthal fosse “una specie più primitiva e meno intelligente di antropoide” è assolutamente assurda.
Un altro problema che sconcerta gli evoluzionisti è che resti di uomini moderni furono trovati negli stessi strati rocciosi di quelli dei cosiddetti uomini preistorici, dando prova dell’esistenza contemporanea dei primi e di queste scimmie erette, come pure dell’Uomo di Neanderthal. Altri resti di uomini moderni trovati in strati inferiori e più antichi di quelli dei loro presunti antenati preistorici furono dissotterrati nel 1947 a Fonte Chevade in Francia. La Collegiate Encyclopedia scrive: “Nell’Uomo di Fonte Chevade abbiamo l’evidenza che l’Homo Sapiens (ossia l’uomo moderno) ha perfino preceduto l’Uomo di Neanderthal in ordine di cronologia”.
A questo punto gli evoluzionisti hanno dovuto ammettere che l’“Homo Sapiens” esisteva allo stesso tempo del cosiddetto Pitecantropo e ben prima dell’Uomo di Neanderthal, che dovrebbero essere stati i nostri predecessori! In altre parole, l’uomo non è disceso dalle scimmie, ma entrambe le specie vissero contemporaneamente come specie diverse e distinte! L’uomo è lo stesso oggi come allora e queste scimmie erette sarebbero ancora uguali se non si fossero estinte!

Ci vuole più fede per credere nell’evoluzione, in questa incredibile favola fittizia, confusa e contraddittoria sulle origini dell’uomo, di quanta ce ne voglia per accettare la semplice spiegazione che Dio ci dà nella Sua Parola! A che cosa credi tu? Alla Verità di Dio o alle stupide favole dell’Evoluzione?

La maggior parte delle persone oggi non sanno a che cosa credere! Non hanno direzione, né punto focale nella loro vita e non sanno chi sono, né lo scopo o il valore della loro esistenza! Dal momento che la diabolica teoria dell’evoluzione ha corroso il solo fondamento di verità che era nella loro mente e nel loro cuore, non hanno più nulla su cui basare la propria vita.
Se vuoi conoscere la semplice verità di Dio, devi solo umiliarti come un bambino e chiedere a Gesù di aprire i tuoi occhi e di entrare nella tua vita. Per questo Gesù disse: “Se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel Regno dei Cieli!” (Matteo 18,3).
Dio è il solo che può dare un significato all’Universo, uno scopo ai pianeti, amore al nostro cuore, pace alla nostra mente, riposo al nostro spirito, felicità alla nostra vita, gioia alla nostra anima e abbastanza saggezza da renderci conto che “il timore del Signore è l’inizio della sapienza” (Proverbi 9,10) e che “la sapienza di questo mondo è follia davanti a Dio!” (1 Corinzi 3,19). Gesù disse: “Se perseverate nella Mia Parola, conoscerete la Verità, e la Verità vi farà liberi” (Giovanni 8,32), liberi dal peccato, da noi stessi, dall’ipocrisia e dalle dannate bugie che ingannano ed illudono tante persone, come la bugia dell’evoluzione!
L’EVOLUZIONE È UNA MENZOGNA INCREDIBILE!

1. La parola “scienza” deriva dal latino “scire” che significa “sapere”, “conoscere”. L’evoluzione, quindi, non è una vera e propria scienza, perché non può essere provata o conosciuta! Margaret Mead, la famosa evoluzionista, scrisse nell’introduzione al suo libro: “Come scienziati onesti dobbiamo confessare che non c’è una sola virgola di evidenza concreta che comprovi la teoria dell’evoluzione”.

2. L’evoluzione è una serie di teorie filosofiche che devono essere accettate per fede. Per il suo tentativo di spiegare l’origine dell’Universo e dell’Uomo, l’evoluzione può essere definita una vera e propria “religione”!

3. L’evoluzione è contraria a Dio! Hitler la usò come scusa per appoggiare il Nazismo, e Karl Marx disse che l’evoluzione è “la pietra angolare del Comunismo!” “Dai loro frutti li riconoscerete” (Matteo 7,20), e i “frutti” dell’evoluzione sono stati questi regimi ateistici che hanno portato morte e distruzione!

4. Dio ha creato le diverse forme di vita animale e vegetale secondo specie precise e ben definite e, contrariamente al concetto evolutivo, la scienza ha provato più volte che i confini di queste specie sono invalicabili!

5. L’evoluzione afferma che “le mutazioni estemporanee sono le pietre di fondamento del processo evolutivo”. Nonostante milioni di esperimenti, tuttavia, gli evoluzionisti non sono stati in grado di produrre una specie migliore nemmeno da una piccola mosca della frutta!

6. Non si è mai trovato neppure un “anello mancante” che congiunga l’uomo alla scimmia!

7. L’evoluzione afferma che tutta la creazione va continuamente evolvendosi in forme più complesse. Questa teoria, comunque, contrasta direttamente una legge fisica universalmente accettata e provata, quale il secondo principio della termodinamica che dice che “ogni processo lasciato a se stesso tende a deteriorare”, creando quindi una condizione di disordine, disorganizzazione, squilibrio e minore complessità.

8. Se non credi che la descrizione della creazione del mondo dataci dal libro della Genesi sia precisa da un punto di vista storico e autorevole in quanto divinamente ispirata, non potrai aver fiducia nemmeno degli scrittori degli altri libri della Bibbia che l’hanno frequentemente citata, compreso Gesù stesso, che la citò nel brano di Matteo 19,4-5 (anche Luca 16,31). La Bibbia è autentica, è l’infallibile Parola di Dio, Egli tornerà a riprendersi ciò che è sempre stato Suo.

Gloria a Dio!







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