09 giugno 2008

LA CARNE O LO SPIRITO?

La più violenta controversia religiosa che il mondo abbia mai conosciuto è quella tra le religioni del tipo “fai-da-te” e quelle che riconoscono che solo Dio può dare la salvezza. L’uomo ha sempre cercato di salvarsi da solo chiedendo solo un po’ di aiuto da Dio, così da non doverlo ringraziare troppo e da potersi prendere la maggior parte del merito, fare i propri comodi e andare per la propria strada. 

 Il primo omicidio fu commesso da un seguace della religione del tipo “fai-da-te”, Caino, che assassinò suo fratello Abele, un uomo, questi, che confidava in Dio. Fu l’inizio della persecuzione della vera chiesa da parte della falsa chiesa. (Vedi Genesi capitolo 4). Caino era religioso, molto religioso, e si sforzava di salvarsi da solo a suo modo. Offriva perfino sacrifici a Dio, sosteneva di adorare Dio e faceva del suo meglio per chiedergli di aiutarlo a guadagnarsi la salvezza, ma il suo meglio non bastava! Non seguiva le vie del Signore, ma le vie di tutte le false religioni, quelle che si basano su una presunta giustizia personale e sul proprio modo di fare le cose! 

 La maggior parte dei loro aderenti sostengono di adorare Dio e cercano un po’ di aiuto da parte Sua, ma si danno tanto da fare per guadagnarsi la salvezza, che pensano di meritarla, con o senza il Suo aiuto, e si sentono offesi se Egli non sembra apprezzare la loro bontà! “Guarda quanto ho fatto per te, Dio! Dovresti darmi una medaglia! Merito davvero di essere salvo! Se c’è qualcuno che merita di essere salvo, sono io! Se c’è qualcuno che merita di farcela, sono io!”

  Al contrario, Abele fece semplicemente CIO' CHE DIO GLI CHIESE DI FARE, “e offrì a Dio un sacrificio più eccellente che Caino” (Ebrei 11,4), il sacrificio di pura fede nella Sua Parola, il sacrificio di un agnello che versò il suo sangue come simbolo della salvezza che si ottiene solo mediante il sangue di Cristo.

  Abele dimostrò di confidare solo in Dio, certo che solo la Sua giustizia poteva salvarlo. Sapeva che se era un uomo giusto non era merito suo, ma era puramente un dono di Dio: la giustizia di Dio in lui. (Vedi Efesini 2,8-9). La sua fede svergognò Caino — il grande lavora- tore che si era fatto da sé, il religioso devoto solo alla sua forma personale di culto — e lo fece infuriare rivelando la futilità di tutti i suoi tentativi e smascherando la sua sincera ipocrisia. Annullò i suoi sforzi, il suo duro lavoro, le fatiche della carne, il suo ragionamento legalistico. Caino non potè più esigere la salvezza in merito alle sue opere, né insistere di potersela guadagnare, e cercò quindi di cancellare quella tremenda verità, il fallimento della sua religione, che non poteva salvarlo, uccidendo l’uomo che lo aveva smascherato con la sua semplice fede nella misericordia di Dio.

 Iniziò così la grande battaglia fra la superbia e l’umiltà, fra i religiosi spiritualmente dannati e i peccatori redenti, la guerra perpetua che continua ancora fra la falsa chiesa e la vera chiesa, la Babilonia fisica e la Gerusalemme spirituale, la carne e lo Spirito, le opere e la fede, la legge e la grazia, l’EGO e DIO. Da questa battaglia scaturirono alcune delle più grandi incomprensioni e interpretazioni errate delle Scritture! Fin da allora gli uomini hanno cercato di salvarsi da soli, ringraziando Dio il meno possibile e rigirando le Scritture in modo da giustificare la loro pretesa di potercela fare da soli. Dio non può aiutarci a salvarci da soli, perché NON aiuta chi crede di farcela senza di Lui. Aiuta solo chi sa di non potercela fare. 

 Non ci si può salvare da soli, per quanto ci si provi; non si possono servire due padroni: noi stessi e Dio! “Non potete servire Dio e mammona” [le ricchezze materiali e il mondo] (Matteo 6,24). Gli ipocriti sostenitori della religione per opere finirono per servire mammona invece di Dio e Dio li distrusse nel diluvio! Solo Noè e la sua famiglia furono salvati per grazia di Dio nell’arca, un simbolo di Cristo; e le stesse acque che distrussero un mondo che si affannava nelle sue opere liberarono i credenti che confidavano in Dio! Ma ancora non impararono la lezione! Come disse il grande storico Toynbee: “L’unica cosa che impariamo dalla storia è che non impariamo mai nulla da essa!” Ben presto ci riprovarono, questa volta cercando di costruire una torre che permettesse loro di arrivare in Cielo con i propri sforzi, per farsi un nome e dimostrare la propria grandezza, ma neanche quegli sforzi servirono! Vi fu solo una gran Babele, una confusione totale di lingue che continua ancor oggi! (Cfr. Genesi 11,1-6.)

 Perfino Abramo cercò di trovare qualche piccolo stratagemma per salvare se stesso e la sua posterità, finché Dio dovette mostrargli che la salvezza si ottiene solo mediante la fede e il Suo potere miracoloso e non mediante i nostri sforzi carnali.

 Mosè ci provò, ma dovete ammettere la propria sconfitta nel deserto: non poteva farcela da solo! Ci provarono anche gli Israeliti, e furono sconfitti ripetutamente, quando pensarono di potersi salvare con le proprie forze! Perfino Sansone scoprì di essere debole senza il potere di Dio! I re Saul, Davide e Salomone scoprirono tutti l’assurdità dei loro sforzi, ogni volta che cercarono di fare da soli, ogni volta che mancarono di riconoscere che solo Dio poteva salvarli, solo Dio e nient'altro!
 
La maggior disputa tra i primi Cristiani nacque sulla questione se per ottenere la salvezza bastasse credere o se si dovesse anche osservare la legge. Gli Ebrei di fede cristiana non potevano fare a meno di credersi un po’ migliori dei propri fratelli non Israeliti. “Crediamo che Gesù sia il Messia”, dicevano, “ma dobbiamo pur sempre dargli una mano a salvarci osservando la vecchia legge ebraica!” Questa disgustosa mescolanza di opere e grazia nauseò Paolo, al punto che rimproverò pubblicamente Pietro per questo (vedi Galati 2,11- 21) e passò la maggior parte dei suoi anni a combatterla, lettera dopo lettera. Anch’io, per molti anni, fui ingannato dalla fallace dottrina di eterna insicurezza secondo la quale la salvezza si ottiene e si perde in un tira-e molla continuo com'è insegnata da quasi tutte le chiese che basano la loro religione sulle opere.

  Finché un giorno scoprii con gioia la semplice verità di Giovanni 3,36. Dopo anni di insicurezza, senza alcuna certezza, scoraggiato e abbattuto, scoprii che per ottenere la salvezza basta credere! Fu una rivelazione! “Chi crede nel Figlio ha la vita eterna” immediatamente, senza tanti “SE” o “MA”!

La Bibbia non dice: “a condizione che tu faccia il bravo e vada in chiesa ogni domenica”. Non è necessaria la perfezione senza peccato propugnata da tanti sedicenti "santi", ipocriti, bigotti e presuntuosi! Sapevo di non potercela fare da solo! Anzi, sembrava quasi che tutti i miei sforzi di essere buono mi facessero solo fare di peggio! “Me infelice! Chi mi libererà da questo corpo votato alla morte? Siano rese grazie a Dio per mezzo di Gesù Cristo nostro Signore!” (Romani 7,24-25) E' tutto lì, non c’è altra via. La nostra giustizia non conta! Le buone opere non servono! Niente può salvarci o mantenerci salvi, tranne Gesù, che non solo ci salva, ma opera in noi.

E’ solo Gesù! Noi con la nostra disgustosa presunzione di giustizia non contiamo! E’ solo Gesù! Provai un grande sollievo, perché sapevo che non ce l’avrei mai fatta altrimenti! Non potevo farcela! Solo Dio poteva farlo, e l’ha fatto! Tutto lì! Troppi Cristiani si basano quasi esclusivamente sull’Antico Testamento, facendone una religione di OPERE.

I Cristiani seguaci del Nuovo Testamento invece non danno importanza agli edifici, alla pompa, alle cerimonie e alle cose visibili, ma piuttosto al semplice modo di vivere insegnato e vissuto da Gesù e dai Suoi discepoli e alle realtà spirituali e invisibili! E’ un paragone pieno di verità! Troppe religioni e religiosi vivono ancora nel passato, perfino in un passato pagano, e hanno ereditato troppe vestigia dal paganesimo idolatra che amava gli edifici, l’adorazione nel tempio, la santimonia dei sacerdoti, la pompa e la sontuosità, le cerimonie complicate e le tradizioni basate sulla superstizione.

 Esse mantengono una presa dittatoriale sulle anime dei fedeli, sfruttandoli con l'insistenza che la salvezza si ottiene solo mediante le opere, il loro genere di opere, la loro religione, quei diritti esclusivi su Dio che sostengono di avere! Perfino Dio ebbe difficoltà a salvare gli Israeliti dall’idolatria dell’Egitto, sotto la guida di Mosè e con le istruzioni della legge, e dovette usare semplici illustrazioni e cerimonie infantili, come dei sussidi per impartire visualmente i principi spirituali. Il tabernacolo, l’arca, il sacrificio degli animali, il sangue delle bestie erano simboli ed allegorie, semplici immagini delle realtà spirituali e delle verità eterne che Dio cercava di far conoscere loro; analogie quasi puerili, come le figurine o le canzoncine che usiamo per esemplificare le verità spirituali ai bambini. Nel Suo grande amore paterno dovette prendere come esempi delle realtà che gli Israeliti comprendessero — gli oggetti e le formule proprie delle religioni dell’Egitto e delle altre nazioni pagane che li circondavano — per cercare di dimostrare con un metodo audiovisivo le verità spirituali dell’adorazione di Dio così come dovrebbe essere praticata da una persona spiritualmente matura.

 L’Apostolo Paolo le definì “figure” (Romani 5,14), semplici rappresentazioni o illustrazioni visibili delle realtà invisibili dello Spirito! Nel tredicesimo capitolo della prima lettera ai Corinzi, Paolo scrisse: “Ora vediamo come in uno specchio, in maniera confusa; ma allora vedremo a faccia a faccia. Ora conosco in modo imperfetto, ma allora conoscerò pienamente, come anch’io sono conosciuto. Quand’ero bambino, parlavo da bambino, pensavo da bambino, ragionavo da bambino. Ma, divenuto uomo, ciò che era da bambino l’ho abbandonato... Quando verrà ciò che è perfetto, quello che è imperfetto scomparirà”! Con questo Paolo diceva che anche i doni dello Spirito di quest’epoca presente sono quasi come giochi infantili datici da un Padre che ci ama per aiutarci a comprendere Lui e la Sua volontà!

Gli oggetti che Egli usò nell’Antico Testamento per insegnarci determinate lezioni erano quindi giochi ancor più infantili per aiutare dei figli spiritualmente ancora più immaturi a comprendere il Suo Amore! “Dio, che aveva già parlato nei tempi antichi molte volte e in diversi modi ai padri per mezzo dei profeti, ultimamente, in questi giorni, ha parlato a noi per mezzo del Figlio” (Ebrei 1,1.2). Gesù stesso disse alla donna che incontrò a un pozzo della Samaria: “Viene l'ora in cui né su questo monte, né in Gerusalemme adorerete il Padre. ... Ma l'ora viene, anzi è già venuta, in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in Spirito e verità; perché tali sono gli adoratori che il Padre richiede. Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorarlo in spirito e in verità” (Giovanni 4,21.23.24). E’ lo stadio spirituale in cui i veri credenti vivono ora!

 Nella sua lettera ai Corinzi, Paolo si spinse ancor oltre nella sua predizione. Egli affermò infatti che verrà il momento in cui vedremo Gesù “faccia a faccia” e “abbandoneremo” anche questi doni infantili che ci aiutano a comunicare nello Spirito. “Le profezie scompariranno; il dono delle lingue cesserà e la scienza svanirà. La nostra conoscenza è imperfetta e imperfetta la nostra profezia. Ma quando verrà ciò che è perfetto, quello che è imperfetto scomparirà” (1 Corinzi 13,8-10). Ciò che abbiamo ora è solo un esempio delle gloriose realtà future! Nell’Antico Testamento troviamo le illustrazioni; nel Nuovo Testamento ci sono le verità spirituali che possediamo solo per fede. (Vedi Giovanni 1,17.) Quando però Gesù ritornerà, Lo vedremo chiaramente, faccia a faccia, e saremo proprio come Lui, conoscendo pienamente le realtà di Dio e del mondo a venire! Grazie a Gesù!
 
Ammettilo: non puoi farcela da solo! 
Solo Cristo può farcela! 
Lascia fare a Dio!








un abbraccio nella luce, Dio è ancora sul Trono

Giona


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