12 giugno 2008
LE ORIGINI DEL DUBBIO - siamo davvero noi a decidere che cosa credere per noi stessi?
Pubblicato da Giona a 6/12/2008Il teologo Lynn Anderson ricorda ancora molto bene il giorno in cui un brillante romanziere venne in visita nella cittadina canadese in cui egli viveva da bambino. Un giorno, in casa della famiglia di Anderson, lo scrittore chiese a Lynn: “Tu credi davvero che la Bibbia dica la verità? Bambini nati da vergini, morti che escono dai cimiteri?” “Sì”, rispose Lynn, “io ci credo”. Rispose lo scrittore: “Darei qualsiasi cosa per crederci anch’io, perché… le uniche persone che sembrano essere davvero felici sono le persone che dicono di credere in ciò in cui tu credi. Ma io non riesco proprio a crederci perché la mia mente ci si mette di mezzo!” È un discorso che ho sentito tante volte. Ma come disse Anderson al giornalista che lo stava intervistando, molto spesso non è che la gente non riesca a credere in Dio: è che non vuole. Nel suo libro, A difesa della fede, il giornalista Strobel chiede ad Anderson cosa intenda dire con questa affermazione. “Be’, mi misi a pensare a ciò che avrebbe potuto perdere [un famoso scrittore] se si fosse messo a seguire Gesù”, dice Anderson. [ Egli apparteneva ad una confraternita di autori brillanti che ritengono che ogni tipo di religione sia una vera presa in giro ]. Penso che il suo orgoglio professionale e il rifiuto dei suoi pari sarebbe stato un prezzo troppo alto da pagare per lui”. Purtroppo, quello scrittore non è il solo. “Quando vai a vedere sotto le apparenze” conclude Anderson, “o c’è la volontà di credere o c’è quella di non credere”. Anche le Scritture appoggiano questa idea: Abramo viene chiamato “il padre della fede” non perché non dubitasse mai, ma perché non rinunciò mai a seguire Dio. E Giosuè disse: “Scegliete oggi chi volete servire” (Giosuè 24,15). “Alle radici della fede vi è una decisione della mente”, aggiunge Anderson. Ed è davvero così. Mortimer Adler, uno dei più grandi intellettuali del ventesimo secolo, disse che gli sarebbe piaciuto diventare cristiano, ma che ciò avrebbe comportato nella sua vita dei cambiamenti troppo grandi da affrontare. In seguito egli superò le sue riserve, però, e divenne un convinto credente.
Il giornalista Malcolm Muggeridge, che giunse alla fede a tarda età, potrebbe essere definito il santo patrono dei dubbiosi. Da giovane predisse che sul suo epitaffio ci sarebbe stato scritto: “Qui giace un uomo nel cui animo a volte ardevano grandi ideali; a cui a volte il velo dell’infinito fu dischiuso, ma a cui mancò il coraggio di approfittarne”. Muggeridge finì col diventare un devoto cristiano. Se avete un amico che vi dice che non ce la fa proprio a superare il suo blocco intellettivo nei confronti della fede in Dio, scavate più in profondità. Cercate di scoprire cos’è che davvero lo blocca.
Poi, a m o r e v o l m e n t e , mostrategli che non è la mente che tiene in ostaggio la fede, ma è il cuore. E poi pregate che, come Malcolm Muggeridge, abbia finalmente il coraggio di farci qualcosa!
Le cose migliori e più belle della vita devono essere percepite nel cuore.
Non tiriamoci indietro quando Dio ci offre cose tanto meravigliose: le opportunità e le possibilità che nascono dalla fede. Buttiamoci, invece: prendiamo al volo ciò che Dio ci offre! “Chi si ferma è perduto” come dice il proverbio. Chi esita e si ferma perde la fede e quindi perde tutto quello che la fede può dare, tutte le possibilità che essa può aprire. La nostra fede non si poggia sul vuoto o su fantasie, ma su di un Dio vero e vivente che mantiene sempre ciò che ha promesso.
un abbraccio nella luce, Dio è ancora sul Trono
Giona





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