22 agosto 2008
Molti pensano che tutto ciò che accade sia la volontà di Dio a cui non resta che rassegnarsi. “Non possiamo farci niente: dobbiamo accettare le cose passivamente”. È un atteggiamento noto come “fatalismo”.
Quando un “fatalista” non riesce nei propri sforzi o nei propri progetti, invece di farsi animo, di continuare a combattere e di pregare disperatamente che Dio cambi le cose e che lo aiuti a farcela, accetta passivamente la sconfitta, dicendo: “È volontà di Dio!” Si rassegna al corso degli eventi.
In Cielo scopriremo che molti problemi che ci sono capitati in questa vita non sono avvenuti né per colpa di Dio né per colpa del diavolo, ma per colpa nostra, perché non abbiamo pregato! Se preghi, le cose cambiano, perché Dio risponde alle preghiere! Come disse il profeta Isaia, a Israele accaddero tante sciagure perché “nessuno si scuoteva per invocare il Signore” (Isaia 64,6). Se le preghiere sono efficaci e possono cambiare le cose, allora quando le cose non cambiano sappiamo che è colpa nostra, perché non abbiamo pregato!
È vero che a volte la volontà di Dio è ferma e irremovibile e, in quei casi, dobbiamo sottometterci. Ma non sempre! Molte volte smettere di lottare o di avere fede non è un atto di sottomissione o di abbandono a Dio. Spesso è semplicemente mancanza di fede, di convinzione e di determinazione a lottare per qualcosa in cui crediamo o di cui abbiamo disperatamente bisogno! Ce lo insegnano le seguenti storie:
SII IMPORTUNO!
Gesù disse ai discepoli: “Supponiamo che uno di voi abbia un amico e che a mezzanotte vada da lui e gli dica: ‘Prestami tre pani perché è arrivato da me un amico di passaggio e in casa non ho nulla da dargli’.
“Supponiamo pure che quello dall’interno della sua casa gli risponda: ‘Non darmi fastidio: la porta è già chiusa; io e i miei bambini siamo già a letto. Non posso alzarmi per darti quello che vuoi’. Ebbene, vi dico, se quel tale non si alzerà a dargli il pane perché gli è amico, lo farà dandogli tutto quel che gli occorre perché l’altro insiste.
“Perciò vi dico: Chiedete e riceverete, cercate e troverete! Bussate e la porta vi sarà aperta. Perché chiunque chiede riceve; chi cerca trova, a chi bussa sarà aperto” (Luca 11,5-10).
Se hai sinceramente bisogno di qualcosa e sai che è volontà di Dio che tu ce l’abbia; o se gli chiedi di aiutarti a compiere qualcosa di importante, continua a pregare! (1 Giovanni 5,14-15). Sii importuno! Continua ad insistere che Dio ti aiuti e che ti dia ciò di cui hai bisogno! Lo farà! “Chi cerca trova!” Se il Signore non risponde immediatamente alle tue preghiere, non arrenderti! Continua a bussare con le tue preghiere alla porta del Cielo e “ti sarà aperto”!
NON ARRENDERTI!
Poi Gesù raccontò ai Suoi discepoli una parabola per insegnare loro che bisogna pregare senza stancarsi mai. “C’era una volta in una città un giudice che non rispettava nessuno: né Dio né gli uomini. Nella stessa città viveva anche una vedova. Essa andava sempre da quel giudice e gli chiedeva: ‘Fammi giustizia contro il mio avversario’.
“Per un po’ di tempo il giudice non volle intervenire, ma alla fine pensò: ‘Di Dio non me ne importa niente e degli uomini non me ne curo: tuttavia farò giustizia a questa vedova perché mi dà ai nervi. Così non verrà più a stancarmi con le sue richieste’.
“Fate attenzione a ciò che ha detto quel giudice ingiusto. Se fa così lui, volete che Dio non faccia giustizia ai Suoi figli che Lo invocano giorno e notte? Tarderà ad aiutarli? Vi assicuro che Dio farà loro giustizia, e molto presto!” (Luca 18,1-8).
Il Signore non è duro di cuore e maldisposto ad aiutare, come il giudice ingiusto; non ci aiuta di malavoglia solo se lo stanchiamo con le nostre richieste. Egli vuole darci ciò di cui abbiamo bisogno e ciò che è meglio per noi, ma spesso vuole vedere se siamo veramente convinti di averne bisogno e se abbiamo veramente fede che ce lo darà. Ritardando la Sua risposta, mette alla prova la nostra fede e la nostra pazienza. (Ebrei 10,35.36; Salmo 40,1).
TORNA A GUARDARE!
Elia, il profeta di Dio, aveva pregato il Signore di mandare una siccità in Israele come punizione per i peccati del popolo e Dio l’aveva fatto. Senza pioggia, la terra era arida e spoglia e sopraggiunse la carestia.
Tre anni e mezzo dopo la preghiera di Elia, in cima al monte Carmelo, il Signore fece un grande miracolo per provare al popolo che Egli, e non Baal, era il vero Dio! E il popolo ne fu convinto! La carestia era durata per tre anni e mezzo senza speranza di sollievo, ma ora che il popolo aveva confessato che il Dio d’Israele era il vero Dio, Elia chiese al Signore di mandare la pioggia per salvare il paese e la loro vita!
Per fede, Elia disse al re Acab: “Va’ a mangiare e a bere, perché si sente già il rumore della pioggia!” Poi salì sulla cima del monte Carmelo, s’inginocchiò con il capo a terra e pregò ferventemente.
Ordinò quindi al suo servitore: “Va’ a guardare in direzione del mare”. Il servo andò a guardare, ma ritornò a dire ad Elia: “Non c’è niente!”
Elia continuò a pregare disperatamente. Mandò il suo servitore a vedere se ci fosse traccia di pioggia, ma egli tornò ad informarlo che non si vedeva nemmeno una nuvoletta. Imperterrito, Elia continuò a pregare intensamente e a mandare il servitore a scrutare il cielo. Ma ogni volta egli tornava con le stesse notizie scoraggianti.
Per sette volte Elia mandò il servitore a guardare. La settima volta finalmente egli rispose: “C’è una nuvoletta scura che sale dal mare, ma non è più grande del palmo di una mano, e...”
Elia balzò in piedi e gli ordinò: “Presto! Va’ dal re Acab e digli di attaccare subito i cavalli ai carri e di partire per non essere fermato dalla pioggia!”
Mentre il servitore correva giù per il pendio per avvisare Acab, improvvisamente il cielo si riempì di nuvole scure e il vento si mise a soffiare. Poi cominciò a piovere a dirotto, tanto che Acab riuscì a stento a tornare in città! (1 Re 18,41-45).
Giacomo riassume così la morale di questa storia: “Pregate!... Molto può la preghiera del giusto, fatta con efficacia. Elia era un uomo sottoposto alle stesse nostre passioni, eppure pregò intensamente che non piovesse, e non piovve sulla terra per tre anni e sei mesi. Poi pregò di nuovo, e il cielo diede la pioggia” (Giacomo 5,16-18).
Se tu hai disperatamente bisogno di qualcosa e sai che il tuo cuore è in pace con Dio, puoi avere la fede di chiedergliela. “Se il nostro cuore non ci condanna, abbiamo fiducia (fede) davanti a Dio; e qualunque cosa chiediamo, la riceviamo da Lui, perché osserviamo i Suoi comandamenti e facciamo le cose che Gli sono gradite” (1 Giovanni 3,21-22). Come Elia, non smettere di credere solo perché Dio non ti risponde immediatamente!
Continua a confidare in Lui!
L’UOMO CHE FECE CAMBIARE IDEA A DIO!
Mentre Mosè era in cima al monte Sinai, dove Dio gli diede i dieci comandamenti, il popolo decise di costruire un vitello d’oro. Allora il Signore disse a Mosè: “Scendi in fretta perché il tuo popolo si è corrotto! Si sono fatti un vitello di metallo fuso, l’hanno adorato e hanno detto: “O Israele, questo è il tuo Dio che ti ha fatto uscire dall’Egitto!”
“Ho visto questo popolo: è un popolo dal collo duro! Or dunque, lasciami fare, affinché la mia ira si accenda contro di loro e li consumi; ma di te Io farò una grande nazione”.
Ma Mosè supplicò: “Perché la tua ira dovrebbe accendersi contro il tuo popolo che hai fatto uscire dall’Egitto con grande potenza e forza? Perché dare agli Egiziani motivo di dire: ‘Egli li ha fatti uscire per fare loro del male, per ucciderli sui monti e per sterminarli dalla faccia della terra!’? O Signore, desisti dalla tua ira ardente e cambia la tua intenzione di far male al tuo popolo!”
E il Signore abbandonò il proposito di nuocere al suo popolo (Esodo 32,7-14).
Come avvenne per Mosè, spesso la preghiera sincera e fervente di altri uomini di Dio fece cambiare idea al Signore! A volte le loro preghiere evitarono una calamità, una distruzione o un giudizio. Altre volte, se il giudizio era irreversibile a causa dei loro peccati, le preghiere per lo meno servirono a ritardarlo. Molte volte quando i re biblici si umiliarono e invocarono Dio, il giudizio non avvenne durante il loro regno. (2 Cronache 34,23-28).
IN CONCLUSIONE:
1. Il fatalismo è principalmente un segno di mancanza di fede. Se “accetti le cose” passivamente, dimostri di non aver la fede necessaria per chiedere a Dio di cambiarle. Dimostri di non avere un forte legame personale di preghiera con il Signore e di non aspettarti che Egli ti ascolti o ti risponda.
2. Il fatalismo è anche un atteggiamento di pigrizia. Le cose cambiano se preghiamo e se lottiamo nello spirito, ma questa lotta richiede un grande sforzo da cui molti si tirano indietro. Molti non vogliono “scuotersi per invocare il Signore”, chiedendogli di cambiare le circostanze!
3. Accettare passivamente ogni evento come “volontà di Dio” è spesso una giustificazione e una scusa per chi non vuole ammettere le proprie mancanze: la mancanza di fede, di preghiera, di impegno, di paziente perseveranza...
4. Molte volte la volontà di Dio non è irrevocabile. Possiamo alterarla. Ciò che accade non è sempre la volontà di Dio! La nostra volontà e le nostre preghiere hanno molta influenza sugli eventi! Il Signore disse: “Comandatemi circa l’opera delle mie mani!” (Isaia 45,11-versione King James).
Tu preghi? Credi che Dio ascolti le tue preghiere e risponda? Allora abbi pazienza e continua a credere e a lottare! Anche se cadi, non rimanere a terra! Rialzati e continua a lottare! Se preghi e lotti per ciò che è giusto, Dio risponderà ... prima o poi!
Quale dei seguenti punti riassume il significato della storia: “Torna a guardare?”
(A) Elia era un santo senza peccato, per cui poteva aspettarsi che Dio rispondesse alle sue preghiere. Noi non possiamo ovviamente fare altrettanto!
(B) Elia era “un uomo della nostra stessa natura”. Quindi se Dio rispose alle sue preghiere, può rispondere anche alle nostre.
(C) Se Dio non risponde immediatamente alle preghiere dobbiamo arrenderci e dire: “Si vede che non è la Sua volontà!”
(D) Se continuiamo insistentemente a chiedere a Dio ciò di cui abbiamo bisogno, lo riceveremo!
(Le risposte giuste sono, ovviamente, la B e la D!)
come spero molti di voi avranno capito, stiamo per giungere ad un periodo difficile per l'umanità intera. i tempi corrono e gli eventi descritti nelle profezie si susseguono con una esattezza ineccepibile. la conoscenza degli eventi e della verità sono il primo e importante passo per poterli affrontare con la giusta visione che dona pace. ma oltre a quella conoscenza ve n'è una ancora più alta a cui dovete dirigervi, ed è il vostro PERSONALE rapporto con Dio, è Lui che dovete conoscere. è importante che comprendiate come stabilire un contatto con Lui. un giorno solo questo vi rimarrà. e se verrà il giorno in cui vi mancherà tutto, se sarete in contatto con Lui allora avrete tutto.
per questo, iniziate da oggi a pregare, Dio dà il meglio a chi confida in Lui.
un abbraccio nella luce, Dio è ancora sul Trono
e la preghiera cambia le cose
Giona





3 commenti:
Grazie Giona per aver affrontato questo argomento in modo completo ed esaustivo.
Le tue parole mi rassicurano e mi permettono di vedere sotto una nuova luce la potenza della preghiera.
grazie a te fratello...o sorella?
Dio ti benedica e protegga
ciao!
un abbraccio nella luce Dio è ancora sul Trono
Giona
parole sante fratello Bojs,
è importante ricordare sempre di chiedere ogni cosa a Cristo direttamente, purtroppo la maggioranza delle persone preferisce confidare unicamente nelle proprie forze, nella illusione della carne. In altri ambiti invece, dove l'autoillusione è stata elevata a religione si sentono quindi frasi del tipo: "dobbiamo rimanere concentrati su noi stessi".
come se l'atto di rimanere concentrati su "se stessi" avesse in sè un qualche potere salvifico in grado di rendere l'uomo “giusto” agli occhi di Dio.
Non v’è alcun giusto, neppur uno. (Romani 3:10)
le frasi di questo genere fanno parte degli ipocriti uomini del nuovo ordine mondiale, l'anomos che si oppone alla legge di Cristo e alla sua verità. Il lavorare su se stessi non ha alcun valore se non viene inserito in un percorso nella volontà di Cristo, se non viene visto come un cercare di migliorarsi per non cadere continuamente preda delle seduzioni del male. Nulla vale il lavoro su se stessi se non scaturisce unicamente in opere degne dell'amore di Gesù verso gli altri. La travisazione del significato di “lavorare su se stessi” a “concentrarsi su se stessi” quindi è sottile ma palesemente venefica per chi la accoglie in sé come dottrina da seguire e su cui incentrare la propria vita.
È già presente infatti nei percorsi gnostici [a braccetto con la new age] l'illudersi di riuscire in qualche modo a salvarsi da soli escludendo Cristo dalla propria vita. Una brutta sorpresa attende lo stolto, che si riempie la bocca di frasi vane, lui che come tutti gli uomini non conosce il dopo, non conosce il domani, non conosce cosa vi è dopo la morte, affida al proprio “IO” ebbro di orgoglio, il nulla del proprio futuro.
Purtroppo per tali persone, la verità giungerà come una fiumana e non scamperanno affatto.
Confidate in Gesù o voi tutti che Lo conoscete, e anche se la vostra fede è debole non ne siate contristati perchè Lui sovviene alle nostre mancanze tramite l'amore che lo rende unico e dal quale procede l'eternità e la giustizia che rende immortale l'uomo e libera la terra.
"Egli ha il Suo ventilabro in mano, e netterà interamente l'aia Sua"
(Matteo 3:12)
NON CESSATE MAI DI PREGARE (1Tessalonicesi 5,17)
Dio ti benedica e protegga fratello
nel nome di Gesù. Amen
un abbraccio nella luce, Dio è ancora sul Trono Giona
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