14 aprile 2009




Insomma, in questo periodo ascolto questo slogan con orecchie diverse dal solito. Si riferisce ad una nota marca di telefonia che ora non staremo a nominare, ma siamo tutti d’accordo col fatto che sia un concetto abbastanza martellato…

E’ tutto intorno a te… è tutto intorno a te…’ uhm...

Ma lasciamo un attimo questo discorso a parte.

Cercando notizie, qualche tempo fa, venni a conoscere il concetto di ‘Internet delle cose’, o altrimenti detto ‘Internet degli oggetti’.

Viene definito come la prossima forma di Internet, più sinteticamente Web 3.0.

Andiamo per ordine.

Qui possiamo vedere una prima spiegazione delle differenze tra le definizioni di Web 1.0, 2.0 e 3.0.

Parliamo di Web 1.0 come di Internet nella forma in cui l’abbiamo conosciuto all’inizio, fino a pochi anni fa. Si poteva parlare di ‘Internet dei contenuti’, ovvero formato da siti visualizzati come una ‘vetrina’, o meglio come pagine di un libro o fogli in formato Word contenenti testi, immagini e video, in cui la possibilità principale era, per i normali utenti, quella di passare, dare un’occhiata e poi andare via. Questo nel ruolo, diciamo, di spettatori passivi. Chi voleva un proprio sito Internet doveva pagare un certo prezzo a società informatiche apposite.

Fondamentale per il Web 1.0 erano gli ipertesti, come quello che state leggendo: si tratta di pagine contenenti collegamenti ad altre pagine, così via formando una struttura somigliante ad un grande libro dinamico. Internet dei contenuti e dell’informazione a mo’ di immenso libro multimediale.

Dopo la bolla di Internet del 2001 (la ‘new economy’… quanti ne ha fregati… su di essa e sul ruolo più che attivo per ciò che avrà da venire ci torneremo), si è passati a quella forma di Internet chiamata Web 2.0. Il Web 2.0 ha significato la possibilità di una partecipazione attiva degli utenti al Web. Possiamo parlare di ‘Internet della condivisione’.

Sappiamo bene che ciascuno, oggi, ha la possibilità di scrivere un blog e buttarvi i propri pensieri, girare i propri video e portarli su Youtube, iscriversi ai siti di Social Networking e portare al mondo le proprie amicizie, i propri rapporti e raccontarli, sentirsi insomma partecipante attivo del mondo Internet. Come sappiamo, la gente ne è stata davvero entusiasta. Alcuni siti permettono di utilizzare una moneta virtuale scambiabile con soldi veri per effettuare transazioni economiche all’interno dei siti stessi. Lo fa Second Life, si accinge a farlo Facebook. Ovviamente, del Web 2.0, la gente è entusiasta. 

 
Il Web 2.0 è servito a convincere gli utenti a portare pezzetti della propria vita in Rete, facendoli sentire protagonisti. Il tutto come positivo, il tutto come un gioco.

Ormai, qui siamo. Andiamo avanti. Passiamo al Web 3.0, cioè a ciò che ha da venire.

E qui, alcuni cerchi si chiudono.

Il Web 3.0 è attualmente discusso come la prossima forma di Internet.

Ci sono vari punti principali. Il primo ed il nucleo importante è la creazione di un unico enorme database in cui far confluire tutta l’informazione di Internet, allo scopo di velocizzare e semplificare la gestione dei dati e le ricerche. Questo è il passo necessario verso ciò che viene chiamato Web semantico.

Il Web semantico è una forma di Internet in cui le ricerche avvengono per contenuti (documenti, file, video, suoni ed immagini) contraddistinti da parole chiave. Insomma, tramite le parole chiave associate al tal file o al tal contenuto, sarà molto più facile trovarlo. Se notate, Google lo fa già, tra le altre con la ricerca di immagini indicizzate con parole chiave. Molti blog si trovano tramite le parole chiave che li indicizzano.

Le parole chiave le forniscono gli utenti. Per arrivare al Web semantico è necessario il lavoro di migliaia di utenti. Che ovviamente svolgono molto volentieri.

Un po’ come giocare ai vari Lotto, Superenalotto e simili per pagare volontariamente tasse in più, ma col sorriso.

Passo dopo passo, proseguendo con la programmazione, con gli esperimenti e con chissà cos’altro c’è ancora di non rivelato, ci si avvicinerà alla cosiddetta Intelligenza Artificiale, solo che non sarà applicata in Robot senzienti come nei libri di Isaac Asimov, ma sarà parte integrante del nucleo centrale del Web 3.0. SI pensa che questo porterà il Web ad interagire in modo ‘quasi umano’ con gli utenti.

Questo lascia aperte varie interpretazioni su ciò che vedremo. L’importante è non dimenticarsi che Internet, alla sua radice, è l’infrastruttura necessaria per il controllo globale degli esseri umani. L’ossatura indispensabile per tenere sotto controllo la gente. Il punto necessario è rendere indispensabile e vitale l’essere sempre connessi ad Internet.

Una cosa del genere non la si può imporre seduta stante. Prima di tutto va fatta accettare.

Solo dopo l’accettazione potranno arrivare le vere e dure imposizioni, e sicuramente solo a quel punto tante persone si renderanno conto di quanto siano stati stupidi.

Il Web 3.0 potrebbe presentarsi in una forma tridimensionale, non diversa da quella già sperimentata in Second Life. Si sarebbe inseriti, quando collegati, in un mondo virtuale tridimensionale ognuno con la sua attività, i suoi giochi e le sue amicizie.




Ma andiamo ancora oltre. Come se lo RFID potesse mancare.

Ho parlato all’inizio, di Web 3.0 come di ‘Internet delle cose’.

Ebbene, qui voglio introdurre il concetto diSpime’.

Per Spime intendiamo un neologismo formato con le parole ‘space’ (spazio) e ‘time’ (tempo), che indica un oggetto capace di viaggiare dovunque ed in ogni momento ma di cui si è sempre in grado di conoscere l’esatta posizione. Credo di non dover spiegare che si tratta di oggetti con un chip di tipo RFID incorporato.

Insomma, si prevede un futuro non troppo lontano in cui ogni oggetto avrà incorporato un chip identificativo per conoscere l’esatta ubicazione e stato.
Qui un video che parla in modo abbastanza dettagliato di ciò che potrebbe essere.

Provate ad immaginare un mondo, relativamente alle ‘cose’, in cui tutto abbia un chip. In cui tutto comunichi la sua posizione e i suoi dati con Internet in modo costante.

Insomma, un mondo perennemente connesso, tramite un’infinità di microchip applicati dovunque, alla loro massima forma di utilizzo. E appena un po’ più avanti, microchip applicati a chiunque. Tutti connessi, sempre.

L’immagine che preferisco per questo salto tecnologico è questa: immagino Internet, ora, come qualcosa che stia dentro a confinati server, come in singole pentole chiuse, collegate tra loro da cavi e con gli utenti che possano accedere alle pentole solo per osservare al loro interno ciò che è permesso loro di osservare; immagino invece il Web 3.0 come una cappa, simile ad un’immensa nebbia, che avvolgerà le cose e le persone, che finiranno per diventare parte integrante di essa, senza più la possibilità di scollegarsi, per poter vivere.

Il tutto con l’accettazione, iniziale, che si tratti di quanto di meglio si possa avere.
Tutto intorno a te’.

Credo si possa cominciare a meditare sul significato di queste parole. Ma soprattutto sul fatto che la possibilità di scegliere ci sarà sempre data, fino all’ultimo.

A noi il compito di pensare a cosa, o meglio Chi, scegliere.









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4 commenti:

Giona ha detto...

Internet sarà in ogni cosa

http://mytech.panorama.it/Internet-sara-in-ogni-cosa

Giona ha detto...

L'Internet delle cose diventa realtà

http://mytech.panorama.it/internet/internet-delle-cose-oggetti


Giona ha detto...

Hello Barbie, una spia bionda.

Hello Barbie è una nuova versione della celebre bambola, equipaggiata con tecnologie di riconoscimento vocale: registra tutto e invia il sonoro ai server remoti.

http://punto-informatico.it/4233550/PI/News/hello-barbie-una-spia-bionda.aspx?google_editors_picks=true

Giona ha detto...

Internet delle cose: sempre più controllati da Google, Apple e Samsung

http://www.tecnoandroid.it/internet-delle-cose-controllati-google-apple-samsung/

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