8 aprile 2009




Di Kevin Haggerty
Toronto Star, 10 dicembre 2006

Un giorno saremo felici di avere dei microchip impiantati, ed ogni nostra mossa sarà monitorata. La tecnologia esiste. L’unica barriera è la resistenza opposta dalla società alla perdita della privacy.

Mio figlio di quattro anni, con il tempo troverà irrilevante il fatto di avere un microchip permanentemente impiantato nel corpo, e così tutti quelli della sua età. Un microchip che conoscerà in ogni momento la sua posizione, che trasmetterà a grossi database tutti i suoi minimi comportamenti.

Molte persone immaginano questa prospettiva con orripilato scetticismo, considerandola fantascienza. La tecnologia, comunque, esiste già. Per anni le società umane hanno impiantato negli animali un piccolo microchip identificativo. Allo stesso modo, milioni di beni di consumo sono tracciati con chip ad Identificazione a Radiofrequenza (RFID) che permettono finanche ai satelliti di rivelare la loro esatta locazione.

Un selezionato gruppo di persone è già stato ‘chippato’ con dispositivi che automaticamente aprono porte, accendono le luci, e permettono altre piccole magie. Si distingue tra questi individui il ricercatore Kevin Warwick della Reading University inglese; Warwick è un grande sponsorizzatore dei virtualmente illimitati utilizzi di questo chip.

Altri utilizzatori sono gli iscritti del Baja Beach Club a Barcellona, molti dei quali hanno pagato circa 150 dollari per il privilegio di essere impiantati con un chip identificativo che permettesse loro di superare le code all’ingresso e prendere bevande con una sola scannerizzata. Questi individui sono la prima falange di un tentativo di espandere la tecnologia quanto più possibile.

Da questo punto in avanti, i microchip diventeranno progressivamente più piccoli, meno invasivi e più facili da diffondere. Per questo, ogni possibile barriera al ‘chippaggio’, è solo culturale, e non tecnologica.

Si basa sulla viscerale reazione contro la prospettiva di essere personalmente marchiati come componenti di un inventario umano di massa.

Oggi possiamo tenere duro con queste credenze, ma la sensibilità della gente potrebbe (e probabilmente lo farà) cambiare. Come questa notevole modifica attitudinale avverrà è chiaro a chiunque faccia attenzione alla questione della privacy nell’ultimo quarto di secolo. Non ci sarà nessun gruppo di soldati che busserà alla porta alle 3 del mattino per impiantarci a forza i chip nel nostro corpo. Il processo sarà più subdolo e cumulativo, raccontato in modo inattaccabile riferendosi al progresso ed al miglioramento sociale e mimando molti dei processi che hanno contribuito alla diffusione dei sistemi di sorveglianza a circuito chiuso e il marchio corporativo nei dati personali.

Una serie di strategie testate e verificate saranno presentate per permettere ai cittadini di familiarizzare con questa tecnologia. Questo sarà associato a tentativi di chippare prima di tutto gruppi sociali considerati ‘degradati’ e successivamente per attirare il resto della popolazione ad essere chippata.

Così, quindi, avverrà per la successiva generazione, l’essere chippata.

Comincerà nelle nazioni lontane. Dopo aver testato il chip sui maiali della Guinea... il primo grande utilizzo di massa dell’impianto sugli umani avverrà negli Stati periferici del mondo Occidentale. Questi sviluppi sono importanti rispetto a se stessi, ma il loro significato resterà il voler abituare la popolazione mondiale all’idea di essere chippati in futuro.

Una crescente rete di ipotetici scenari di chippaggio futuro saranno presentati nei media di intrattenimento, favorendo così il processo di familiarizzazione.
In Occidente, i chip saranno prima di tutto impiantati agli appartenenti ai gruppi più odiati. I pedofili sono i primi candidati per questa distinzione, anche se potrebbe cominciare con terroristi, trafficanti di droga, o qualunque altro tipo di criminale.

Ci saranno promesse di breve durata sul fatto che il chip sarà usato sui ‘peggiori tra i peggiori’. Infatti, il chippaggio della popolazione carceraria starebbe per cominciare, con il benestare della popolazione.

Anche le persone accusate verranno chippate, una misura giustificata dal fatto che saranno fermati prima di abbandonare la giustizia. Molti incarcerati saranno contenti di questo sviluppo, per il fatto che solo i chippati, tra di loro, avranno diritto a libertà sulla parola, rilascio per i weekend ecc… Nel sistema detentivo si creerà la prima distinzione tra chippati e non chippati.

Anche se i chip saranno giustificati come un modo per evitare frodi ed altri crimini, i criminali svilupperanno presto tecniche per simulare i chip altrui e manipolare i loro dati.

La relativamente piccola dimensione della popolazione carceraria, significa che sarebbe un primo passo verso qualcosa di più grande.

Il successo commerciale è contingente al chippare più persone legalmente perseguibili possibile. Altri gruppi odiati sarebbero successivamente chippati. Questo indubbiamente alimenterà maggiori controlli, una mossa con la scusa del ridurre le frodi, aumentare l’efficienza, a assicurare che i poveri non ricevano benefici ‘non dovuti’.

Una volta che il commercio elettronico fosse sufficientemente sviluppato, i cittadini con diritti riceverebbero buoni spesa sui loro microchip, una politica presentata come positiva, che assicurerebbe il fatto che i cittadini più ricchi riceverebbero beni approvati dal governo da selezionate rivendite, riducendo lo sconcertante fatto che i poveri potrebbero usare i loro limitati fondi per alcool e fumo.

I difensori per i diritti civili potrebbero innescare dibattiti sugli sviluppi di questo. I loro tentativi di proibire il chippaggio sarebbero ostacolati dalla difficoltà di attirare le simpatie pubbliche contro i criminali, e il resto della popolazione sarebbe ancora più spinto a rafforzare la regolazione pro-chip.
La branca ufficiale governativa della privacy prenderebbe posizione per il problema. Chiamati a determinare la legalità di queste iniziative, committenti privati e committenti del Senato produrrebbero un arcipelago di conferenze internazionali. Ostacolati dalla lunghezza della ricerca e dai limiti temporali per le pubblicazioni, i risultati verrebbero posticipati a dopo la diffusione del chip. Le conclusioni delle ricerche rimarrebbero aperte ad interpretazioni e senza certezze.

Le autorità dovrebbero più volte assicurare l’industria del chip che non si opporranno al chip, che diventerebbe un settore commerciale in crescita. Invece, semplicemente assicurerebbero che non ci sarebbero abusi dei dati registrati e nessun utilizzo a scopi privati.

Cosa avrebbero potuto fare Hitler, Mao o Milosevic se i loro concittadini fossero stati microchippati, codificati e minitorati da remoto?

I dipendenti dovrebbero avere un chip impiantato come condizione per ottenere un lavoro. I militari U.S.A. spianerebbero la strada, richiedendo i chip a tutti i soldati come modo per migliorare il controllo in battaglia e identificare i sopravvissuti. Dalle cucine ai commando, oltre un milione di militari statunitensi vedrebbe sostituito il chip alle loro etichette.

Velocemente seguirebbe il settore della sicurezza. Guardie, polizia, personale giudiziario dovrebbero avere il chip. Individui con lavoro sensibili o pericolosi sarebbero sottoposti al medesimo trattamento.

I primi segni di questa fase stanno già comparendo. Nel 2004, in Messico, hanno iniziato ad impiantare microchip per la restrizione dell’accesso ad aree di sicurezza. La categoria di ‘lavori sensibili’ sarebbe allargata al punto che chiunque con un lavoro che richieda chiavi, password o identificazione dovrebbe avere un chip.

Giudici chiamati a dichiarare la costituzionalità di queste pratiche concluderebbero che le politiche del chip rientrano nella legalità. Il sottile velo di ‘volontarietà’ o meno cadrebbe di fronte alle tesi dei giudici per cui questa non sarebbe coercizione.

In situazioni dove l’impianto del chip sarebbe visibilmente forzato sulla popolazione, i giudici stimeranno che questi saranno innegabili attacchi alla privacy. In ogni caso, invocheranno incerti standard di ‘ragionevolezza’ per dire che il chippaggio forzato sarebbe ‘ragionevole’ in contesti di maggiore efficienza e sicurezza nel controllo di traffici di droga e terrorismo.

A questo punto, accadrebbe una sfortunatamente comune tragedia della vita moderna: un bambino piccolo, nell’età dei primi passi, sarà assassinato od orrendamente abusato. Succederà in una delle maggiori capitali del mondo Occidentale, per assicurare una copertura mediatica continua. I produttori di chip riconosceranno in questo la possibilità di anticipare di anni i loro piani. Con la loro tecnologia ormai senza difetti, familiare ormai a molti cittadini e poco costosa, i produttori stringeranno accordi con la polizia per iniziare una vasta campagna per incoraggiare il chippaggio dei figli da parte dei genitori, ‘per assicurare la loro tranquillità’.

Sconti speciali verranno offerti. Gli impianti saranno gratis, con registri familiari per i servizi di monitoraggio. I genitori verranno convinti della possibilità di poter monitorare i loro figli sempre e dovunque.

Parallelamente a questi sviluppi partiranno iniziative per convincere anche i più piccoli gruppi resistenti a chipparsi. Per prima cosa, la convenienza di essere chippati sarà riservata ai più alti elementi della società Occidentale, permettendo loro di muoversi indisturbati tra i corridoi del potere. Questa pratica si diffonderà quando passerà l’idea che chipparsi sarà una cosa positiva. Per esempio, gli individui chippati dovrebbero fare meno fila in dogana.

Essere chippati diventerà una condizione essenziale per poter passare attraverso sistemi di transito che monitoreranno il chip. Saranno offerti sconti a chi sarà chippato, con la piccola condizione che i venditori e le compagnie abbiano accesso ai database degli acquisti della persona. Questi ‘sconti’ sono in realtà mezzi punitivi monetari, che spingono gli individui non chippati verso il monitoraggio volontario. Le corporazioni useranno i dati di acquisto per migliorare le vendite, e passeranno i dati ad altre istituzioni.

A questo punto tutte le maggiori organizzazioni cercheranno opportunità di fare capitale su una popolazione universalmente chippata. Prolifereranno ‘uso del chip e gli sconti. Ogni nuova generazione di elettrodomestici sarebbe configurata per funzionare sul chip dell’acquirente.

Trovare un computer od un’applicazione che funzionino alla vecchia maniera ‘ad interazione manuale’ sarebbe sempre più difficile e costoso. Pazienti negli ospedali e nelle comunità sarebbero chippati di routine, permettendo ai medici od a computer remoti di monitorare le loro condizioni in tempo reale.

Orgogliosi di ridurre i costi sanitari associati ad una docile cittadinanza, le autorità forniranno incentivi fiscali per la pratica regolare di attività fisica. I chip personali saranno monitorati da remoto per assicurare che il battito cardiaco sia equivalente a quello di un regime di attività fisica.

Da questo momento, il processo di ‘chippaggio’ per molti individui vorrebbe dire semplicemente attivare certe funzioni sui loro chip. Ogni prospettiva di rimozione del chip diventerebbe sempre più impensabile, dato che il chip diventerebbe essenziale pe molte funzioni della vita moderna come la spesa, il voto, la guida.

I rimanenti ‘resistenti’ sarebbero sempre più accusati di luddismo e accusati di avere qualcosa da nascondere. Esasperati e guardati sempre peggio dai vicini chippati sarebbero relegati ai maggiori costi, ritardi ed inconvenienze lasciati ai non chippati, alla fine anche loro sceglierebbero di non resistere più e si farebbero chippare.

In una generazione, quindi, sparirebbe il disgusto dell’avere i nostri corpi marchiati come quelli degli animali. Semplicemente sparirebbe.

Nei prossimi anni assisteremo all’inizio dell’allineamento dei maggiori attori della politica internazionale per l’inizio della politica dell’attirare, e anche dell’obbligare, la gente ad impiantarsi il chip.

Ora, comunque, è ora di osservare i pericoli di questo scenario. In periodi di paura, le società moderne si appendono a pericolose promesse. Cosa sarebbe stato dei pregiudizi di un Joe McCarthy, di un J. Edgar Hoover o di un Klansmen – tutti profondamente integrati nel sistema politico Americano – manifestati in un mondo del genere? Cosa avrebbero potuto fare Hitler, Mao o Milosevic se tutti i loro concittadini fossero stati chippati, codificati e costantemente monitorati?

Famosi testimonial cominceranno presto a decantare tutte le virtù dell’impianto del chip. Verranno assicurati tutti i diritti di legge e di privacy. La storia, sfortunatamente, mostra che queste cose vanno in modo disastrosamente sbagliato, e questo avviene con sconcertante regolarità. Poco, negli accordi internazionali, legalità, o nelle democrazie, si è dimostrato capace di contrastare una spietatezza del genere.
Qui non può succedere’ è diventata la canzone sussurrata dagli scomparsi. Meglio contemplare queste distopiche potenzialità prima di offrire le tenere braccia dei nostri figli e figlie. Mentre non possiamo anticipare tutti i vantaggi positivi che deriveranno da questa tecnologia, gli aspetti negativi restano troppo orribili da osservare.


Fonte:

http://www.infowars.com/articles/bb/rfid_a_generation_is_all_they_need.htm


La generazione è la nostra













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