03 maggio 2009



Avevo lo sguardo fisso nel vuoto, guardavo dal finestrino dell’autobus. Il giorno stava iniziando in maniera uggiosa, io mi sentivo allo stesso modo: assorta nei miei pensieri, rimuginando cose che sarebbe stato meglio dimenticare, sprofondai in un umore nero. Non è strano che quando ci sentiamo giù cerchiamo di mantenere occupata la mente con pensieri che non fanno altro che prosciugare le nostre energie interiori e che sono una vera perdita di tempo?

L’autobus rallentò fino a fermarsi: ancora il traffico di Manila. Detti un’occhiata all’orologio: le sei di mattina.

Era troppo presto perché il traffico fosse così lento e io avevo un appuntamento importante; per giunta la notte prima non avevo dormito molto. Così rivolsi di nuovo lo sguardo, irritata, fuori dal finestrino. Un giovane venditore ambulante stava vendendo stivali lucidati alla perfezione. Potevo quasi leggergli nei pensieri, sentire le sue speranze che oggi sarebbe andata bene: forse avrebbe guadagnato qualche pesos in più di ieri e stasera avrebbe mangiato meglio. Forse. Un potenziale cliente si fermò: indossava jeans sbiaditi ed una maglietta consunta. Appeso alla schiena, l’imitazione di uno zainetto di marca. Prese fra le mani un paio di stivali e li sollevò per rimirarli con sguardo pieno di desiderio. Un giorno, chissà, –sembrava pensare – un giorno avrò abbastanza soldi per comprare stivali come questi.

Mi chiedevo quanto potesse guadagnare in una giornata: duecento, forse trecento pesos? Gli stivali costavano il doppio e sicuramente i suoi soldi erano necessari per qualcos’altro, anzi molti qualcos’altro. Probabilmente aveva famiglia là nelle province, che doveva mangiare, che aveva debiti da pagare: insomma i suoi soldi erano già spesi prima ancora che li guadagnasse. Gli stivali avrebbero dovuto aspettare. L’uomo rivolse uno sguardo stanco al venditore: i suoi occhi dicevano tutto. Non oggi, e probabilmente nemmeno domani. Scambiarono quattro chiacchiere come se fossero vecchi amici. Risero e iniziarono a parlare di qualcos’altro prima che il mio autobus percorresse a passo di lumaca qualche centinaio di metri e poi si fermasse di nuovo.

Stavolta mi trovai a guardare, dal finestrino, una vecchietta avvizzita che vendeva dolciumi. Stava seduta su di uno sgabello e la folla la passava davanti. I suoi occhi, l’unica parte del viso che la pelle cadente non riuscisse a coprire, trasudavano tristezza. Per che cosa, non so: forse per il semplice fatto che oggi sarebbe stato come ieri e come il giorno prima di ieri, come tutti i giorni che erano diventati anni; un giorno come sapeva che sarebbe stato anche domani. Si sarebbe seduta su quello sgabello dall’alba al tramonto: qualcuno, poche persone, avrebbero comprato un po’ dei suoi dolciumi, senza prestarle nessuna attenzione. E dopo aver lasciato cadere qualche monetina nella sua mano callosa se ne sarebbero andati via in fretta, rimanendo per sempre estranei. L’anziana donna sarebbe stata più vecchia, senza che questo la facesse sentire più contenta. Mentre ero intenta a guardarla, gli angoli della bocca le si piegarono ancor più in giù: lo sguardo perso in distanza, una goccia luccicante le si formò negli occhi e le corse giù lungo il viso. Dovetti distogliere lo sguardo.

Un vigile era affaccendato all’incrocio, facendo fretta ai pedoni che dovevano attraversare la strada. E lui, nascondeva anche lui qualche dolore segreto? Era perseguitato da pensieri che era meglio dimenticare? Se qualcosa lo infastidiva, non poteva permettersi di farlo trasparire: aveva un lavoro da svolgere, far muovere il traffico, mantenere l’ordine.

Una ragazza sulla ventina attraversò la strada al suo cenno di via libera e provai ad immaginarmi il mondo attraverso i suoi occhi. Qual era la sua storia? Dove andava? Come si chiamava? … E cosa me ne mi importava?

Ritornai d’un tratto con la mente alla mia situazione e mi accorsi che qualcosa aveva toccato una corda dentro di me, quasi contro la mia stessa volontà. Era strano che mi immedesimassi nei sentimenti degli altri. O invece non lo era? Andava bene indurirsi ai sentimenti degli altri, passare attraverso la giornata come se tutti gli sconosciuti nella folla attorno a me fossero solo dei fantocci che popolavano il mio mondo? No.

Ogni estraneo era il padre o la madre di qualcuno, il figlio di qualcuno, la moglie o il marito di qualcuno, il fratello o la sorella di qualcuno, il qualcuno di qualcuno, e tutti avevano la loro importanza.

Ripensando ai miei problemi, qualsiasi cosa mi avesse preoccupato prima ora sembrava priva di importanza. Io non ho una vita dura, triste, non devo vivere e lavorare sulla strada, con lo smog che mi fa lacrimare gli occhi e mi intasa i polmoni. Non devo preoccuparmi ogni momento di ogni giorno di come sbarcare il lunario. Certo, ho i miei problemi, ma in confronto a quelli, la vita è stata buona con me.

Alla fine l’autobus riprese velocità ed io andai avanti con la mia giornata: ma in quei pochi attimi in cui ho gettato uno sguardo dal finestrino dell’autobus Dio mi ha dato qualcosa che spero di non perdere mai: la comprensione, la compassione per ciò che gli altri stanno passando ed il desiderio di rendere la loro giornata un po’ più luminosa. Dalla finestra della vita, la mia visuale può cambiare ogni giorno, ma ci sarà sempre qualche persona bisognosa che passa di là.

Che posso fare per loro? Il vero amore non si limita ad osservare, per poi guardare dall’altra parte … e neanch’io devo farlo.




Vi accorgete delle persone che vi stanno intorno? Vi fermate a vedere se hanno bisogno di qualcosa: un orecchio pronto ad ascoltare, un sorriso, una mano d’aiuto? Tutti ne abbiamo bisogno prima o poi, e quando vediamo persone che hanno più bisogno di aiuto di noi, dovremmo essere grati di ciò che Dio ci ha dato. Fate uno sforzo in più per dare qualcosa a qualcuno oggi, qualcosa per cui non vi possono ripagare, qualcosa che non può essere restituito, qualcosa che sia un puro dono d’amore. Vi sentirete anche meglio, perché vi farà distogliere gli occhi dai vostri problemi e vi farà concentrare su quelli di un altro.

Continuate a farlo, giorno dopo giorno, e otterrete di più dalla vita! Quello è l’amore di Dio in voi, un amore che offre una mano tesa, che ama in maniera altruista. Lui ci ha amati per primo, quando non eravamo degni di amore e non avevamo modo di ripagarlo. Lui però ha continuato ad amarci finché ha messo in evidenza il nostro lato degno di essere amato, quella parte di noi che vuole tendere la mano e dare lo stesso amore ad altri. Così, seguite il vostro cuore. Date amore quando ce n’è bisogno. Vedrete come cambierà la vostra vita. L’amore può cambiare la vostra vita!

Cercate di darlo quanto più potete, e vedrete il cambiamento che attuerà in voi.








un abbraccio nella luce, Dio è ancora sul Trono

Giona

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