08 giugno 2009


Questo breve articolo vuole continuare l’osservazione della situazione economica già iniziata con i precedenti articoli ‘Carestia programmata: iperinflazione’ e ‘Bolle’. La situazione, all’oggi, è questa: quantità enormi di soldi iniettati nel sistema finanziario per tappare le falle delle banche e dei loro castelli di carte (notare come al sistema produttivo ne siano stati dati solo una minima parte) e la Cina sta continuando ad acquistare materie prime a prezzo bloccato, per liberarsi delle riserve di dollari in suo possesso (il dollaro sta continuando a perdere valore) e nel frattempo facendo scorta di materie prime nel momento in cui costano poco.

Da un lato: troppi soldi nel sistema, e quando si stampano troppi soldi e li si immettono nel sistema, i prezzi aumentano, cioè subiscono inflazione.

Dall’altro: gran quantità di materie prime sono acquistate a prezzo bloccato; agli altri non ne resteranno molte e la scarsità di offerta farà salire il loro prezzo, anche questa si chiama inflazione.

Insomma, due notevoli versanti pronti a causare un aumento dei prezzi in generale.

Guardiamo il prezzo del petrolio, negli ultimi anni: nel 2002 costava 20 dollari al barile, nel 2006 toccò gli 80, fino ai 147 dello scorso luglio. Poi il prezzo scese fino a toccare i circa 35 dollari al barile. Dopo qualche mese, ora siamo sui 70.

A parte la follia di queste oscillazioni, quello che diventa interessante osservare è che il prezzo del petrolio sia tornato a salire fortemente ed in breve tempo.

E’ uscito un articolo di Nouriel Roubini, uno degli economisti che previdero questa crisi con un anticipo di quasi due anni, con normali analisi economiche (altro che ‘non potevamo prevederlo’…): in questo articolo (ricordato anche qui) Roubini prevede il rialzo del petrolio, a breve, fino a 100 dollari. Questo causato da una bolla di liquidità (ovvero, hanno messo troppi soldi in mano agli investitori) pronta a scaricarsi sulle materie prime. Quando si crea una bolla, come spiegato in precedenza in ‘Bolle’, il bene protagonista della bolla aumenta di prezzo perché gli investitori continuano a comprarlo e a rivenderselo, speculandoci e guadagnando su tutti questi passaggi vuoti.

Il problema è che stavolta si tratterebbe di materie prime, non di tulipani, Internet, o altro tipo di beni. Nelle materie prime rientra ciò che mangiamo, e nel sistema economico attuale il prezzo di ciò che mangiamo, che indossiamo o comunque che ci serve per vivere, è legato al prezzo del petrolio.

Oltretutto, da dove sono stati presi questi soldi iniettati nel sistema? Direttamente dalle tasche dei contribuenti, visto che gli interventi statali o delle Banche Centrali in economia vengono da soldi dei contribuenti. In questo modo, aumentano i debiti statali. Da italiani, abbiamo una notevole familiarità con l’avere un alto debito statale e sappiamo che questo porta al dover tagliare fondi sui servizi essenziali ai cittadini come sanità, polizia e istruzione.

Che fare, alla luce di una possibile iperinflazione in arrivo?

Prima di tutto, continuare a prestare orecchio alle notizie e non chiudersi in discorsi del tipo ‘questo non mi riguarda’, ‘io non ci posso fare nulla’, ‘ho altro da fare’ e simili. Questo è il pericolo più grande, e deriva solo da se stessi.

Secondo, iniziare a fare qualche scorta alimentare, come cibi secchi o a lunga conservazione, biscotti e cibi in scatola. Magari un po’ alla volta quando si fa spesa,comperare qualcosa in più e metterlo da parte in qualche scatolone in un posto fresco ed asciutto come una cantina. Costruendosi scorte così piano, alla fine nemmeno ci si accorge di farlo.

Come insegna la storia, una crisi da iperinflazione non è destinata a durare. Viene risolta con l’intervento di qualche ‘figura forte’ che arriva a risolvere i problemi.

DI questa ‘figura forte’ ne dibattiamo da tempo.

Riguardo al periodo iperinflazionistico, arrivarci con delle scorte può segnare la differenza. Chi le ha non assalta negozi (come nelle scene della Russia del default del 1998, ricordo bene le scene ai telegiornali dei negozi sfondati e della gente disperata, e parliamo di soli 11 anni fa… dopo quella crisi comparve un perfetto esempio di uomo forte), non fa del male a nessuno per colpa della fame e può attendere con pazienza la fine della crisi.

Fare del male ad altri esseri umani è un’azione che dà grande dispiacere al Signore. La fame ottenebra le menti e ci pone di fronte ad una delle più grandi tentazioni tendenti a farci dimenticare di amare il prossimo come il Signore ci ha insegnato.

Teniamo gli occhi aperti, sempre, per non fare ciò che dà dispiacere al Signore.

E continuiamo a guardare a Lui come guida. Non si può sbagliare.















un abbraccio nella luce, Dio è ancora sul Trono

Giona

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