13 gennaio 2010




Articolo di Mike Licona, segue dalla prima parte..



3. Cristianesimo

Come abbiamo visto nella prima sezione (“Astrologia”), la Murdock non usa il testo biblico in modo accurato per dare supporto ai suoi punti di vista. In questa sezione noteremo che ha punti di vista peculiari anche sul Nuovo Testamento, nelle sue critiche. Ma può supportarli?

a. Datazione troppo tardiva dei Vangeli

La signora Murdock dice che i Vangeli non furono redatti prima del 150 d.C., una versione che non appartiene a nessuno dei maggiori studiosi del Nuovo Testamento, manca di rispetto alla loro prospettiva teologica. Supporta la sua posizione facendo riferimento a John Remsburg, il quale scrisse: “I quattro Vangeli erano sconosciuti ai primi Padri Cristiani. Giustino Martire, il più famoso tra i primi Padri, ne scrisse solo nel secondo secolo. I suoi scritti provanti la divinità di Cristo richiedettero l’uso di questi Vangeli, esistenti a quel tempo. Fece più di 300 riferimenti dai libri dell’Antico Testamento; ma nessuno dei quattro Vangeli.”(36)

Ma questo è falso. Nella Prima Apologia di Giustino [Prima Difesa], scrive, “Per gli apostoli, nelle memorie da loro composte, chiamate Vangeli, consegnate a noi quando ci unimmo a loro; Gesù prese il pane, rese grazie e disse ‘Fate questo in memoria di Me, questo è il Mio corpo;’ e, allo stesso modo, prese il calice e rese grazie, e disse, ‘Questo è il Mio sangue;’ e lo diede loro,”(37) Così Giustino chiama i Vangeli le “memorie” degli apostoli e fa riferimento ad essi.(38) Nel suo Dialogo Con Trifo, Giustino fa menzione delle “memorie” ancora 13 volte.(39) In ogni momento cita un Vangelo o una storia da essi.

Perché Giustino non cita i Vangeli difendendo la divinità di Cristo? Dialoga con un Ebreo e vuole usare le Scritture dell’Antico Testamento per difendere la sua posizione, siccome condivide queste con Trifo. Questa era inoltre la pratica di Paolo: “Ora, loro avevano viaggiato attraverso Amfipoli ed Apollonia, arrivarono a Tessalonica, dove vi era una sinagoga ebraica. In accordo agli usi di Paolo, andò da essi e per tre Sabati ragionò con essi riguardo le Scritture…”(40)

Come supporto ulteriore, cita Charles Waite: “Alla soglia del soggetto, dove incontriamo i fatti, da nessuna parte negli scritti di Giustino vengono menzionati i Vangeli. Non menziona nessuno dei supposti autori, tranne Giovanni.”(41) E’ vero che Giustino non disse mai chi li aveva scritti. Comunque, contrariamente alle fonti della Murdock, sappiamo che esistevano dato che Giustino si riferì spesso a loro citandoli, come dimostrato sopra. La Murdock può dichiarare che i Vangeli a cui si riferì Giustino erano differenti da quelli che abbiamo ora. Ma se fosse così, con quali dati può affermarlo? Deve inoltre spiegare in modo adeguato perché ci sia una completa assenza di manoscritti per questo mentre abbiamo un abbondante numero di manoscritti per i quattro Vangeli. Ancora, i Vangeli a cui si appella Giustino sembrerebbero avere lo stesso contenuto dei quattro che noi abbiamo. Così lei ha difficoltà nel dimostrare i numerosi livelli di leggenda aggiunti in più di un secolo di tempo da Giustino, visto che le prime fonti, con le quali Giustino era familiare e i Vangeli dicono esattamente le stesse cose!

Cita ancora Waite: “Nessuno dei quattro Vangeli è menzionato in nessuna parte del Nuovo Testamento…”(42) Continua dicendo che non esiste altra evidenza di un Vangelo fino alla fine del secondo secolo. Ma anche questo è falso. Paolo cita il Vangelo di Luca (1Tim 5:18; cf. Lc 10:7). Il più antico manoscritto che abbiamo è un frammento del Vangelo di Giovanni ed è datato attorno al 125 d.C. (contrassegnato “pagina 52” e conservato alla libreria John Rylands a Manchester, Inghilterra). Il primo sacerdote della Chiesa, Ignazio (c. 110 d.C.), il quale conosceva gli apostoli o comunque era vicino a chi li aveva conosciuti, sembra avere molta familiarità col Vangelo di Matteo, visti i numerosi parallelismi e le apparenti citazioni da Matteo. Clemente (c. 95 d.C.) e Policarpo (c. 110 d.C.), che conobbero gli apostoli, anch’essi facevano uso di Matteo. Clemente abbraccia numerose citazioni da Matteo, Luca, ed alcune da Marco. L’autore del Pastore di Hermas (c. 90-150 d.C.) sicuramente conosceva alcuni o tutti i quattro Vangeli. Tutti questi primi autori Cristiani vissero dall’ultima parte del primo secolo e non oltre la metà del secondo secolo.(43) Quindi, l’affermazione secondo la quale i Vangeli non vennero scritti fino alla fine del secondo secolo non ha basi. E non esiste alcun rispettato studioso del Nuovo Testamento che abbia considerazione di queste affermazioni.

La Murdock cita dall’Enciclopedia Femminile dei Miti e dei Segreti: “Non esiste manoscritto che possa essere datato prima del quarto secolo d.C.”(44) Questo dimostra la sua mancanza di conoscenza dei manoscritti in nostro possesso. Il papiro a pagina 52 menzionato in precedenza viene datato attorno al 125 d.C. La pagina 75 è datata tra il 175 ed il 225 d.C. Le pagine 46 e 66 entrambe attorno al 200. La pagina 45, la prima del papiro Biblico della Chester Beatty è datato alla prima metà del terzo secolo. Pagina 47 è datata all’ultima parte del terzo secolo. La pagina 72 al terzo secolo.(45) Insomma, abbiamo sette manoscritti, precedenti al quarto secolo.

Il Vangelo di Marcione venne prima?

Nella metà del secondo secolo, ci fu un uomo di nome Marcione, considerato da molte delle prime Chiese come un eretico. La sua visione fu che il Dio degli Ebrei fosse malvagio, e che Gesù fosse un dio buono venuto a salvarci dal dio malvagio. Durante la Sua crocifissione, Gesù soffrì solo in apparenza. Ma, in accordo con Marcione, non soffrì, perché Gesù, in quanto Dio, non poteva soffrire. Marcione è la prima persona conosciuta ad aver stilato una lista dei libri Cristiani e le lettere che credette essere ispirate. La stilò tra il 180 ed il 200 d.C. A cause delle sue credenze, rigettò tutti i Vangeli eccetto Luca, che modificò in modo da farlo calzare alle sue credenze. Accettò inoltre dieci delle lettere di Paolo. Incredibilmente, la Murdock dice che il Vangelo di Marcione preceda quello di Luca, una visione che non accetta nessuno studioso serio. Perché lei pensa sia così? Perché Luca, in Luca,1:3, dice che stesse scrivendo a Teofilo, e che Teofilo fosse vescovo di Antioco dal 169 al 177 d.C.(46) Ma questo è assurdo. Perché dobbiamo credere che fosse lo stesso Teofilo? Lei usa il verso 3 del primo capitolo dello stesso luca per stabilire che Luca stesse scrivendo a Teofilo, ma non sarebbe egualmente saggio leggere anche il verso 2 dove Luca dice che ricevette le stesse informazioni dalla testimonianza oculare di Gesù e dei “ministri della Parola”? Questo approccio “a buffet” ai testi biblici dove lei prende quello che le fa comodo ed ignora quello che non è conveniente è un caso estremo di “ginnastica ermeneutica”.

Lei pensa anche che il Marco che scrisse il Vangelo di Marco fu un associato di Marcione. Da dove trae questa conclusione? Cita un passaggio di Eusebio dove menziona un Marco associato a Marcione.(47) Comunque, Eusebio non disse o implicò mai che fu lo stesso Marco che scrisse il Vangelo di Marco, e Marco era un nome comune. Non c’è ragione di credere che siano lo stesso Marco.

c. Lettere di Paolo

Lei crede che le lettere di Paolo siano contraffazioni. In supporto alla sua posizione cita Joseph Wheless: “L’intero ‘gruppo Paolino’ è dello stesso gruppo di contraffazioni… dice la E.B. (Enciclopedia Biblica)… ‘Con rispetto alle Epistole Paoline canoniche,… nessuna di loro è di Paolo; né quattordici, né tredici, né otto o nove, nemmeno le quattro universalmente considerate inattaccabili. Sono tutte, senza distinzione, pseudografia (contraffazioni, falsi)…’”(48) Cita anche Hayyim Ben Yehoshua che scrive, “a noi è lasciata la conclusione che tutte le lettere di Paolo siano pseudografiche” e si riferisce a Paolo come ad una figura “semi-mitica”.(49) Ancora, questa è una posizione che non assume nessuno dei maggiori studiosi.

Policarpo (c. 110 d.C.), che conobbe gli apostoli, cita 1Cor,6:2 e li considera parole di Paolo (Filippesi,11:2). Tre dei primi padri apostolici, due dei quali probabilmente conobbero gli apostoli, menzionano Paolo nei loro scritti (Clemente di Roma, Policarpo, Ignazio). Menzionano argomenti di Paolo diverse volte, inclusi i suoi martiri e sofferenze,(50) la sua posizione come apostolo,(51) e che “insegnò accuratamente la Parola.”(52) Ancora, i padri apostolici lo collocano in varie lettere: Romani, 1Corinzi, 2Corinzi, Galati, Efesini, Filippesi, 1Tessalonicesi, 2 Tessalonicesi, 1Timoteo. Quindi, esistono buone ragioni per credere che Paolo fu una persona storica, autrice di diese lettere, contenute nel Nuovo Testamento. Nessun serio studioso prende le posizioni della Murdock, e le ragioni ci sono.

d.Origene

Appellandosi ad Origene come “il più abile studioso della prima Chiesa”, la Murdock lo cita affermando, “Le Scritture non erano utili a chi le prendeva in forma letterale, come erano scritte.”(53) Quando osserviamo la sua nota finale, in cui cita Origene, troviamo che la sua fonte è tal Godfrey Higgins, non uno studioso storico biblico, ma un magistrato (massone), che dichiara che Origene disse a questo modo. Quando andiamo a dare un’occhiata agli scritti di Origene, troviamo che non scrisse mai quelle parole. Infatti, Origene dice completamente l’opposto. Attraverso i suoi scritti, Origene spiega come certe parti della Bibbia vadano interpretate metaforicamente, come “la mano di Dio” o “la furia di Dio”. Comunque, in De Principiis, afferma il seguente: “Nessuno comunque abbia il minimo sospetto che non crediamo che ogni storia delle Scritture sia reale, per il fatto che abbiamo il sospetto che certi eventi non abbiano avuto luogo… I passaggi reali nel loro significato storico sono molto più numerosi di quelli aventi solo significato spirituale.”(54) Ancora, questo mostra che la Murdock non ha familiarità con l’opera di Origene. Non interagisce mai con la sua opera in “La cospirazione di Cristo”. Invece, cita solo altri autori, che sono in errore.(55)

e. Tutte le Varianti

Lei dice che esistano circa 150.000 varianti dei manoscritti del Nuovo Testamento.(56) Questa è una distorsione della verità. Esistono basilarmente tre differenti tradizioni manoscritte quando si arriva al Nuovo Testamento: Alessandrina, Cesarea e Bizantina. Mentre l’Alessandrina e la Cesarea sono le più antiche e considerate le più affidabili, la Bizantina è la più recente e possiede la maggioranza dei manoscritti. Diciamo che la pronuncia di una singola parola in un verso Bizantino differisce dalla stessa pronuncia del verso Alessandrino o Cesareo. Critiche radicali contano tutti i manoscritti Bizantini come varianti. Così, per esempio, se ci fossero 4000 manoscritti Bizantini, dal loro conteggio, esistono 4000 varianti. Se nell’ordine delle parole c’è differenza, questo aggiunge altre 4000 varianti, visto che le parole sono le stesse; varia solo il loro ordine in Greco. Così, per una differenza nella pronuncia ed una nell’ordine delle parole, ho già 8000 varianti, invece di averne solo due! Iniziate così a vedere che la sua via di conteggio presenta una immagine distorta di come stanno le cose. Quanto è accurato il testo che abbiamo oggi? Quando gli studiosi incorporano i principi della critica testuale, possono riprodurre un testo del Nuovo Testamento puro più del 95% rispetto all’originale. Una valutazione più conservativa proviene dallo studioso del Nuovo Testamento di Princeton, Bruce Metzger, afferma che la più grande proporzione tra i testi è virtualmente certa.(57) E’ importante anche notare che qualunque differenza non risolta, non cambia nessun insegnamento della fede Cristiana.

f. Letture disattente

Molte delle sue dichiarazioni riflettono una disattenta lettura del testo. Per esempio, cita Eusebio riguardo alle dichiarazioni di Dionisio che altri prendessero dai suoi testi e mostrassero che questa fosse la prova per la manomissione dei Vangeli!(58) In un altro esempio, afferma, “Negli Atti leggiamo che i primi ‘Cristiani’ li si trovano ad Antiochia, e non ci fu alcun vangelo canonico fino al 200 d.C.”(59) Anche questo è falso. In Atti,11:26, leggiamo “I discepoli ad Antiochia per la prima volta vennero chiamati Cristiani”; non che i “primi Cristiani” vennero trovati ad Antiochia, come la Murdock afferma.(60) Ancora, la sua dichiarazione che prima del 200 d.C. non esistessero i Vangeli, è falsa. Il padre apostolico, Ignazio, fu il vescovo di Antiochia e scrisse attorno al 110 d.C. mostrando una grande familiarità col Vangelo di Matteo. Come scrive Clayton Jefford, un ricercatore biblico specializzato negli studi sui padri apostolici, “Perché la presenza di numerosi paralleli ed apparenti citazioni da Matteo negli scritti di Ignazio, sembra evidente che Ignazio conoscesse, e probabilmente usò, quel Vangelo. Il vescovo non usava citazioni del testo originale, ma piuttosto alludeva ai concetti ed episodi in Matteo. Questo divenne il punto di contatto per i suoi argomenti attraverso le lettere.”(61) In alte parole, la familiarità di Ignazio con il Vangelo di Matteo è evidente nell’uso di materiale appartenente solo a Matteo e, quindi, non presente negli altri Vangeli. E’ possibile vedere questo nei seguenti scritti di Ignazio: agli Efesini (14:2, cf. Matteo 12:33; 17:1, cf. Matteo 26:6-13), ai Traiani (11:1, cf. Matteo 15:13), ai Filadelfiani (3:1, cf. Matteo 15:13), agli Smirnei (1:1, cf. Matteo 3:15; 6:1, cf. Matteo 19:12), a Policarpo (2:2, cf. Matteo 10:16).

g. Il Mito del Martirio di Massa

La Murdock dichiara che i Cristiani non vennero mai martirizzati dalle masse. Indica come “mito” il fatto che “i primi Cristiani erano docili ‘pecore’ servite a gran numero come ‘martiri della fede’ dai diabolici Romani.”(62) In più, dichiara che la storia dei martiri di massa fosse un’invenzione dei Cristiani del 9° secolo.(63) Uno dei più importanti passaggi in supporto alla posizione per cui molti Cristiani morirono per mano dei romani si trova negli scritti dello storico Romano, Tacito (55-120 d.C.).(64) Comunque, la Murdock afferma che questo passaggio è una contraffazione. Perché? Dice che Tacito “nacque due decadi dopo la presunta morte del Salvatore; per cui, se ci fossero alcuni passaggi nel suo lavoro riferiti a Cristo o ai suoi più vicini seguaci, sarebbero di seconda mano rispetto ai presunti eventi.”(65) Come discusso sotto con Giuseppe, questa è una visione ingenua di come siano stati condotti gli studi storici. Dando un’occhiata più accurata alla storia, allora nessuno oggi potrebbe scrivere un testo sulla Guerra Civile Americana e, in verità, molto di quello che conosciamo storicamente deve essere scartato.

Lei dichiara che “il passaggio è interpolazione e contraffazione” perché nessuno lo cita prima del 15° secolo. Forse nessuno cita questo passaggio perchè non ci sono occasioni in cui si presenti come utile. La stragrande maggioranza di studiosi considera questo passaggio autentico, anche se non elogia i Cristiani.(66) La Murdock lo vuole in entrambi i modi. Rifiuta il passaggio 18:3 nelle Antichità di Giuseppe perché è favorevole a Cristo. Comunque, rifiuta Tacito, anche se è ostile verso Cristo. Sembra che nulla riesca a convincerla. Non c’è evidenza di interpolazione o di contraffazione in questo passaggio, e l’intera posizione della Murdock non ha meriti. Così, gli scritti di Tacito sono testimonianze dei cristiani massacrati in nome della loro fede.

Plinio, il governatore Romano di Britannia (c. 61-113 d.C.) allo stesso modo scrive delle sue azioni contro i Cristiani. Interrogò i Cristiani, chiedendo se fossero credenti. Se rispondevano “sì”, lo chiedeva altre due volte, minacciando di ucciderli se si fossero rifiutati di ritrattare. Se continuavano sulla loro confessione, si procedeva all’esecuzione.(67) Di Plinio, scrive la Murdock, “Una delle poche pietose ‘referenze’ portate dai Cristiani come evidenza dell’esistenza di Gesù è la lettera scritta dallo storico romano Plinio il Giovane. Comunque sia, in questa lettera c’è solo una parola applicabile, ‘Cristiani’, ed è dimostrato essere un falso, come è sospettato essere l’intero ‘documento’”.(68)

La lettera 96 di Plinio e la risposta dell’imperatore Traiano sono contraffazioni come la Murdock suggerisce? La Murdock non fornisce alcuna ragione per credere questo. Lo studioso del Nuovo Testamento Robert Van Voorst dice di no.(69) Il testo di queste lettere è ben attestato nei manoscritti e le loro autenticità non è dibattuta seriamente tra gli studiosi. Erano conosciuti anche ai tempi di Tertullio (196-212 d.C.). L’importante storico di Oxford, A. N. Sherwin-White, che non è cristiano, ha disposto che per pochi suggerimenti, non c’è da credere che le lettere siano contraffazioni.

Esiste qualche evidenza che i Cristiani del primo e del secondo secolo morissero per il loro essere Cristiani? Quelle che seguono sono referenze in aggiunta a quelle di Tacito e Plinio, che supportano la posizione per cui le persone vennero uccise per il fatto di essere Cristiani:

1. Il Pastore di Ermes (Parabola 9, Sezione 28 [o cap. 105]; Visione 3, Sezione 1, versi 9-2:1 [o cap. 9:9-10:1]; 5:2 [o cap. 13:2]) 2.Melito di Sardi (citato da Eusebio, Ecce Homo, 4:26:3) 3. Dionisio di Corinto (citato da Eusebio, Ecce Homo, 2:25:8) 4. Egesippo (citato da Eusebio, 3:32:3; 2:23:18; 4:22:4) 5. Eusebio (Ecce Homo 5:2:2-3; 1:26,48; 2:25) 6. Policrato di Efeso (Vescovo di Efeso) nella sua lettera a Vittorio 7. Giuseppe (Ant 20:200) 8. Stefano (Atti7:59:60) 9. Giacomo (Atti 12:2) 10. Antipa (Apocalisse 2:13)

Anche se il genocidio dei Cristiani non iniziò quando Paolo lo scrisse nelle sue Lettere, egli scrisse di come i Cristiani soffrissero, a quei giorni, per l’essere Cristiani. Ai Filippesi scrisse (c. 61 d.C.), “Poiché a voi è stata data la grazia per amore di Cristo, non solo di credere in lui, ma anche di soffrire per lui” (Fil,1:29). I Cristiani soffrivano per la loro fede già dal primo secolo.

Attorno all’anno 200, Tertullio menzionò la brutalità di Roma verso i Cristiani, includendo numerose esecuzioni da parte dei Romani. Scrisse ai vertici dell’Impero Romano dicendo: “Più ci falcerete, più aumenteremo di numero; il sangue dei Cristiani è semenza.”(70)

La Murdock si rifà all’affermazione di Origene in Contra Celsus 3:8 dove scrive che i Cristiani uccisi “potevano essere facilmente contati”. Comunque, l’affermazione di Origene può anche essere interpretata riferendosi agli esempi più prominenti (“nelle occasioni speciali”). Questo farebbero persone quali Policarpo, Ignazio ed altri. E’ importante ricordare che la possibile interpretazione della Murdock di una affermazione di Origene non annulla le molteplici affermazioni di molti.





LEGGI LA TERZA PARTE..





Note:

36. The Christ Conspiracy, p. 25.
37. Justin, First Apology, chapter 66.
38. Murdock and her sources are evidently unaware of this passage in Justin. For in her article "The ‘Historical’ Jesus", an excerpt from her forthcoming book, Suns of God: Krishna, Buddha and Christ Unveiled located at http://truthbeknown.com/historicaljc.htm, she notes the existence of the "Memoirs of the apostles" mentioned by Justin, but claims that it "is a single book by that title, not a reference to several ‘memoirs’ or apostolic gospels" (p. 8).
39. Justin, Dialogue with Trypho, chapters 100-107.
40. Acts 17:1-3.
41. The Christ Conspiracy, p. 25.
42. Ibid., p. 26.
43. These datings are from Clayton N. Jeford, Reading the Apostolic Fathers: An Introduction (Peabody: Hendrickson Publishers, Inc., 1996) and Lightfoot, Harmer, Holmes, eds. The Apostolic Fathers: Greek Texts and English translations of Their Writings, Second Edition (Grand Rapids: Baker Book House, 1992).
44. The Christ Conspiracy, p. 26.
45. Bruce Manning Metzger. The Text of the New Testament: It’s Transmission, Corruption, and Restoration (New York: Oxford University Press, 1968), pp. 36-41.
46. The Christ Conspiracy, p. 37.
47. Ibid., p. 38. The passage in Eusebius is from Ecclesiastical History, Book 4, Chapter 6.
48. Ibid., p. 33.
49 Ibid., p. 34.
50. Clement of Rome. To the Corinthians 5; Polycarp. To the Philippians 9:2.
51. Clement of Rome. To the Corinthians 5; Ignatius. To the Romans 4:3. Polycarp may also be referring to the apostolic status in his letter To the Philippians 12:1. In this verse, he quotes from Ephesians two times and refers to it as "Sacred Scripture." If indeed Paul wrote Ephesians, Polycarp is placing his authority on the highest level.
52. Polycarp. To the Philippians 3:2.
53. The Christ Conspiracy, p. 132.
54. Origen. De Principiis Book 1, Chapter 1, Section 19.
55. Another example embarrassing for Murdock is on pp. 70-71 where she quotes T. W. Doane’s citing of Origen on Celsus who "jeers at the fact that ignorant men were allowed to preach, and says that ‘weavers, tailors, fullers, and the most illiterate and rustic fellows,’ were set up to teach strange paradoxes. ‘They openly declared that none but the ignorant (were) fit disciples for the God they worshiped,’ and that one of their rules was, ‘let no man that is learned come among us.’" The references are from Origen’s Contra Celsus, Book 3. The first reference to "weavers, tailors . . ." is from chapter 56 and the latter from chapter 44. In chapter
56, Origen answers Celsus’ claims by asking him to provide examples that this is the case and adds, "But he will not be able to make good any such charge against us." In chapter 44, Origen answers Celsus, "although some of them [i.e., Christians] are simple and ignorant, they do not speak so shamelessly as he alleges." Again, if Ms. Murdock had checked her source, she would have found that he was gravely mistaken just as Celsus was.

56. The Christ Conspiracy, p. 41.
57. See his comments in The Greek New Testament, Third Edition (Stuttgart: United Bible Societies, 1983), pp. xii-xiii.
58. Ibid., pp. 27-28.
59. Ibid., p. 46.
60. This is the only occurrence of the term "Christians" in the New Testament. The word occurs in the singular in Acts 26:28 and 1 Peter 4:16.
61. Clayton N. Jefford. Reading the Apostolic Fathers: An Introduction (Peabody: Hendrickson Publishers, Inc., 1996), p. 67.
62. Ibid., p. 5.
63. Ibid.
64. Cornelius Tacitus. Annals 15:44.
65. The Christ Conspiracy, p. 51.
66. See section below on Tacitus, "Non-biblical Sources who mention Jesus."
67. Gaius Plinius Caecilius Secundus, Letters, Book 10, Letter 96.
68. The Christ Conspiracy, p. 51.
69. Robert E. Van Voorst. Jesus Outside the New Testament: An Introduction to the Ancient Evidence (Grand Rapids: William B. Eerdmans Publishing Company, 2000), p. 27 citing A. N. Sherwin-White in The Letters of Pliny (Oxford: Clarendon, 1966), pp. 691-692.
70. Tertullian. Part First, Apology, chapter 50.


























Share |

0 commenti:

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...
 

blogger templates |