11 maggio 2010

FUGGI IL MALE!


La tentazione

Un comune vocabolario definisce la tentazione come “forte desiderio di fare qualcosa d’imprudente e di sbagliato” o “seduzione che spinge a fare qualcosa dietro compenso”.

L'apostolo Giovanni esprime il significato della tentazione in termini ancora più chiari, quando descrive le attrattive del mondo: “Perché tutto ciò che è nel mondo, la concupiscenza della carne, la concupiscenza degli occhi e la superbia della vita, non viene dal Padre, ma dal mondo. E il mondo passa con la sua concupiscenza; ma chi fa la volontà di Dio rimane in eterno” (1Giovanni 2:16,17).

La tentazione è un'esperienza comune ad ogni cristiano, indipendentemente dai suoi anni di fede. Il problema della tentazione è molto più ricorrente di quanto si creda, perciò è opportuno considerare che posto e che valore ha nella nostra vita cristiana.

Spesso accade, in chi è convertito da poco, che questo fatto susciti grande perplessità, infatti, prima di conoscere Cristo, si era coscienti che alcune cose erano una tentazione; nonostante ciò, si cedeva volentieri senza che questo procurasse sofferenza, pressione o tensione, però, nell'istante stesso in cui l'anima dell'uomo passa dalla parte di Cristo, comincia a sentire la “pressione” della tentazione.

Colui che più sente la forza e la sofferenza prodotte dalla tentazione è l'uomo in cui ha cominciato a palpitare la vita pura di Cristo e il cui spirito è controllato dallo Spirito Santo.

Non è il peccatore che sente la vera forza della tentazione, perché in genere ci si arrende ad essa senza opporre resistenza; non è l'impuro che soffre quand'è tentato, perché la sua sensibilità spirituale è quasi nulla e non soffre davanti alle seduzioni del male. Assieme alla nuova vita e alla conseguente comunione con Dio, è sopraggiunta una nuova coscienza del male, una nuova sensibilità che ci permette di intuirlo non appena esso si affaccia nel nostro cammino. La tentazione che ci aveva attaccato anche in passato, spesso senza farsi notare, torna oggi e ne sentiamo tutta la forza e la pericolosità. La nostra sensibilità alle tentazioni è la prova evidente della nuova vita. È una testimonianza indiscutibile della nuova purezza e della nuova forza che sono in azione nella nostra persona rigenerata.

Vediamo le diverse tappe della tentazione che Gesù dovette subire:
LA CONCUPISCENZA DELLA CARNE
Non appena Satana ebbe udita la testimonianza di Dio: “Tu sei il mio diletto figlio nel quale mi sono compiaciuto”, ecco giungere la tentazione: «Se tu sei Figlio di Dio, ordina che queste pietre diventino pani» (Matteo 4:3).

Il nemico usò la strategia di colpire nel momento in cui Gesù era fisicamente debolissimo. Restare senza cibo per 40 lunghi giorni è davvero difficile, ai limiti della sopravvivenza. La fame è uno degli istinti più forti, tra quelli capaci di condizionare l’uomo.

Valendosi della fame e della conseguente debolezza del corpo di Gesù, gli domandò in tono di meraviglia: “Come! È possibile che tu sia lasciato privo di cibo per quaranta giorni? Cosa aspetti a comandare a queste pietre che diventino pane! Sei stato messo in condizione d'essere affamato. Ora hai fame e hai pieno diritto di procurarti del pane, visto che Dio non te l'ha provveduto. È giusto soddisfare una naturale esigenza della tua vita!” Satana in modo sottile invitava Gesù ad operare in seguito ad un suo ordine.

Quante volte anche noi siamo tentati nella stessa maniera. Quante volte ci troviamo nel bisogno e subiamo lo stesso attacco frontale da parte del nemico delle nostre anime, che cerca di immettere nella nostra vita il veleno della sfiducia. Satana ci spinge a prendere una decisione, perché tanto “Dio lo sa che ne abbiamo bisogno, che non ce la facciamo più, che non resistiamo più”. Dice: “Dio comprenderà le tue scelte”. Sembra una cosa davvero innocente e naturale; invece è un tentativo di creare nel credente la sfiducia, facendo leva sulle sue necessità materiali.


Gesù rispose citando le Scritture. Dalla Sua mente, in cui erano nascosti tutti i tesori della sapienza e della conoscenza, Gesù avrebbe potuto facilmente trarre una parola non ancora scritta, per confondere il tentatore. Ma Egli rispose con la Parola di Dio, dimostrando che Essa è infallibile, perché ispirata, e insegnandoci a seguire il Suo esempio glorioso nelle nostre tentazioni: “Ma, egli rispose: «Sta scritto: “Non di pane soltanto vivrà l'uomo, ma di ogni parola che proviene dalla bocca di Dio” (Matteo 4:4).

Gesù citò Deuteronomio 8:3: “Egli dunque ti ha umiliato, ti ha fatto provar la fame, poi ti ha nutrito di manna, che tu non conoscevi e che i tuoi padri non avevano mai conosciuto, per insegnarti che l'uomo non vive soltanto di pane, ma che vive di tutto quello che procede dalla bocca del Signore”.

Citando questo verso, Egli respinge la concupiscenza della carne, dimostrando di credere fermamente nell’aiuto divino che sarebbe giunto al momento opportuno e che nella vita dell’uomo rappresenta il il nutrimento spirituale più importante di qualsiasi altra cosa.

Quando il diavolo disse a Gesù di trasformare le pietre in pani, voleva insinuare che al primo posto deve esserci la soddisfazione delle nostre esigenze fisiche. La risposta di Gesù fu ferma e decisa. L'uomo non vive solo fisicamente, come gli animali; a meno che non diventi folle e cada così nella bestialità. Se sceglie di soddisfare solo le esigenze del suo corpo, questo andrà inevitabilmente a danno del suo livello spirituale. Ciò che al diavolo interessa, ovviamente, non è la soddisfazione della nostra fame, ma la violazione delle leggi di Dio, la folle uscita dai binari della Sua volontà. Il credente non deve mai soddisfare i desideri della carne, che sono terreni e momentanei, senza prima chiedersi quanta influenza avrà questa scelta sul lato spirituale.

Le insinuazioni del diavolo possono anche essere un piccolo seme, che però può produrre un raccolto di frutti cattivi: “Abbiamo lo sguardo intento non alle cose che si vedono, ma a quelle che non si vedono; poiché le cose che si vedono sono per un tempo, ma quelle che non si vedono sono eterne” (2Corinzi 4:18)

Non dobbiamo mai lasciarci sfiduciare, perché Dio arriva al momento giusto e mai in ritardo: “Mentre Giosuè era presso Gerico, egli alzò gli occhi, guardò, ed ecco un uomo in piedi che gli stava davanti, tenendo in mano la spada sguainata. Giosuè andò verso di lui, e gli disse: «Sei tu dei nostri, o dei nostri nemici?» E quello rispose: «No, io sono il capo dell'esercito del Signore; arrivo adesso» (Giosuè 5:13,14).


Siamo chiamati ad avere fiducia nel Signore: “Ecco, Dio è la mia salvezza; io avrò fiducia, e non avrò paura di nulla; poiché il Signore, il Signore è la mia forza e il mio cantico; egli è stato la mia salvezza” (Isaia 12:2).

LA CONCUPISCENZA SPIRITUALE

Fallito il tentativo di far vacillare Gesù con la concupiscenza della carne, Satana ricorre ad un altro espediente. La prima risposta di Gesù fu Scritturale e aveva probabilmente preso alla sprovvista Satana. Ora è lui che cita la Scrittura, sperando che con una tale precauzione, la tentazione non vada a vuoto: “Poiché egli comanderà ai suoi angeli di proteggerti in tutte le tue vie. Essi ti porteranno sulla palma della mano, perché il tuo piede non inciampi in nessuna pietra”. (Salmo 91:11-12)

Ecco come sferra il secondo attacco: “Allora il diavolo lo portò con sé nella città santa, lo pose sul pinnacolo del tempio, e gli disse: Se tu sei Figlio di Dio, gettati giù; poiché sta scritto: “Egli darà ordini ai suoi angeli a tuo riguardo, ed essi ti porteranno sulle loro mani, perché tu non urti con il piede contro una pietra” (Matteo 4:5,6).

La tentazione alla quale Satana ricorre, è l’opposto della prima: infatti se precedentemente egli cerca di far nascere la sfiducia, qui abbiamo la presunzione, ossia una fiducia temeraria nella protezione divina in circostanze in cui essa non era permessa.

È come se egli avesse detto: “Gettati giù. Fai qualcosa d’eroico, di grandioso, d’eccezionale. Fai qualcosa di straordinario per manifestare la tua grande fede. Cerca di soddisfare il tuo desiderio di una spettacolare manifestazione soprannaturale. Raggiungi pure il trono alla destra del Padre, ma fallo in maniera spettacolare. Fai vedere che Dio è dalla tua parte. Scopri se questo è vero; metti Dio alla prova”.

La tentazione cerca di far leva sul prestigio spirituale, ma Gesù dice: NO! Egli definisce questo modo d'agire un “tentare Dio”: “Gesù gli rispose: "É altresì scritto: “Non tentare il Signore Dio tuo” (Matteo 4:7).

Gesù oppone alla tentazione nuovamente la Scrittura: “Non tenterete il Signore, il vostro Dio, come lo tentaste a Massa” (Deuteronomio 6:16).

È come se Gesù avesse detto. “È vero che è scritto come tu dici, ma è anche vero che facendo quello che tu mi dici di fare, tenterei il Signore. Il Padre mio mi garantisce aiuto e protezione nei pericoli, ma non devo crearmeli io. Egli non mi deluderà, ho piena fiducia in Lui, non ho bisogno di metterlo alla prova”. Questa è vera fiducia. Il diavolo, invece, dice subdolamente: “Mettilo alla prova”. Questo modo d'agire non è fede, è tentare Dio.

Quando la tentazione spirituale, molto più subdola e pericolosa di quella fisica, ci spinge a mettere alla prova la fedeltà di Dio, rispondiamo senza mezzi termini che questo è il contrario della fiducia: è tentare Dio!

Ogni volta che mettiamo Dio alla prova, stiamo violando il principio stesso della fiducia in Lui, non dimostriamo affatto di confidare in Dio, anzi dimostriamo il contrario! Se facciamo un bel salto nel vuoto, fidandoci della provvidenza divina, saremo degli eroi o dei suicidi? Respingiamo ogni tentazione a fare atti eroici, ricordando che chi mette alla prova il Signore, in realtà, non ha fiducia in Lui.

Il Dio che serviamo è un Dio fedele: “Certa è quest'affermazione: se siamo morti con lui, con lui anche vivremo; se abbiamo costanza, con lui anche regneremo; se lo rinnegheremo anch'egli ci rinnegherà; se siamo infedeli, egli rimane fedele, perché non può rinnegare sé stesso” (2Timoteo 2:11-13).

LA SUPERBIA DELLA VITA

Gesù subisce l’ultimo attacco: “Di nuovo il diavolo lo portò con sé sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo e la loro gloria, dicendogli: «Tutte queste cose ti darò, se tu ti prostri e mi adori» (Matteo 4:8,9).

Non esiste un monte dal quale si possono contemplare tutti i regni del mondo. O una eventuale immensa distesa indicata da Satana a Gesù veniva presa per rappresentare il mondo intero o vi fu un avvenimento soprannaturale di quest’esibizione oppure mostrò alla mente di Gesù tutto quello che poteva essere Suo. Nei momenti di tentazione Satana riesce a far apparire le cose più comuni, luccicanti come l’oro.

Con questo “spettacolo” Satana sceglie l’arma della cupidigia e dell’ambizione: “Potenza, godimenti, ricchezze ed onori io te li darò”. Egli conosceva la cupidigia che è la sete di potere presente nell’uomo, sapeva che molti uomini avrebbero fatto qualsiasi cosa pur di governare il mondo. Del resto questa tentazione aveva funzionato con Adamo.

Sorge una domanda: “Può il diavolo avere realmente il dominio di tutti i regni della terra, così come proclama”? La Bibbia dichiara che egli è il dio di questo mondo: “Per gli increduli, ai quali il dio di questo mondo ha accecato le menti, affinché non risplenda loro la luce del Vangelo della gloria di Cristo, che è l'immagine di Dio” (2Corinzi 4:4).

I peccatori a lui sottomessi sono quelli che trasformano in pratica la sua dichiarazione. Pertanto in questo caso il diavolo ha mentito soltanto in una cosa: la sua influenza si può estendere soltanto entro i limiti che Dio permette. Il governatore supremo è solo Dio, che ha la sovranità assoluta nel governo dell’universo. Dio permette ad alcune persone di occupare posti di responsabilità nello stato, ma è Lui che domina sui regni degli uomini.

Il diavolo offrì a Gesù tutta la gloria e la potenza della terra. Per molti uomini una simile tentazione sarebbe stata irresistibile, ma le condizioni erano tremende: in cambio c’era l’adorazione. Da notare che il diavolo non cita la Scrittura, perché non c’è neppure un passo dove questo viene chiesto. Satana si mostra per quello che egli realmente è: “Il rivale di Dio”. A Gesù era promesso il Regno sulle nazioni: «Sono io», dirà, «che ho stabilito il mio re sopra Sion, il mio monte santo». Io annunzierò il decreto: Il Signore mi ha detto: «Tu sei mio figlio, oggi io t'ho generato. Chiedimi, io ti darò in eredità le nazioni e in possesso le estremità della terra. Tu le spezzerai con una verga di ferro; tu le frantumerai come un vaso d'argilla» (Salmo 2:6-9).

Satana cercò di allontanarlo dal traguardo della croce. Ecco la sua astuta strategia: “Tu sei venuto per costituire un regno. Prendilo dalle mie mani, te lo offro io in dono. Non Ti chiedo di mettere da parte questo obiettivo, fai bene a sperare di regnare. Ma quella che ti è stata tracciata è una strada di disprezzo e sofferenza. Io Ti suggerisco un metodo migliore. Un solo inchino davanti a me e tutti i regni della terra saranno Tuoi. Ti offro ciò per cui sei venuto, ma a prezzo scontato”.

Qui sta la sottigliezza della tentazione: una cosa giusta da ottenere con metodi impropri. Tutto ciò si potrebbe riassumere nel detto: “Il fine giustifica i mezzi”.

Satana voleva un singolo atto e cioè “ di prostrarsi a lui in segno d'adorazione o di riverenza”. Dio esige che solo a Lui si tributi il culto cioè un continuo servizio d’adorazione. Cedere all'omaggio di un istante significherebbe infrangere il comandamento di Dio e diventare schiavi per una vita. Perciò l'Uomo Gesù restò fermo nella Sua fedeltà e sottomissione al Padre, riconoscendo e denunciando la gravità di quanto Gli era richiesto.

Gesù doveva giungere al trono per una via diversa da quella additata da Satana, di qui la Sua risposta: “Allora Gesù gli disse: «Vattene, Satana, poiché sta scritto: “Adora il Signore Dio tuo e a Lui solo rendi il culto” (Matteo 4:10).

Letteralmente: “Via! Lontano da me”. Satana ha raggiunto il suo punto culminante. Gesù, chiamandolo per la prima volta per nome, lo caccia dalla Sua presenza con orrore e disgusto, citando la Scrittura per la terza volta: “Temerai il Signore, il tuo Dio, lo servirai e giurerai nel suo nome” (Deuteronomio 6:13).

Gesù non offre al nemico neppure un piccolo cedimento. Per arrivare a possedere il Regno, Egli sceglie la strada tracciatagli dal Padre, anche se passa dalla croce, anche se è la strada della sofferenza.

È incoraggiante quello che troviamo scritto: “Allora il diavolo lo lasciò”. Grande deve essere stata la rabbia di Satana. Era la prima volta dopo la caduta dell’uomo che egli aveva subito una completa sconfitta. Ciò nonostante egli non rinunciò al suo disegno, ma si ritirò momentaneamente, aspettando tempi più propizi.

Nella terza tentazione scopriamo che Satana cerca di distogliere Gesù dal Suo compito. Il nemico si dice pronto a dargli tutti i regni della terra però ad una condizione: “Se, prostrandoti, tu mi adori”. Ciò a cui l'uomo si prostra anche una volta sola, finisce col diventare il suo idolo. Non possiamo servire il male e poi servire Dio; prima o poi finiremo col restare invischiati nel pantano del peccato. Se il diavolo ci ha sedotti e spinti ad accettare un certo compromesso, corriamo il rischio di diventare suoi servi, se non ritorniamo velocemente sulla strada del ravvedimento.

Tuttavia è bene ricordare che non sempre è facile ritornare indietro. Il compromesso che abbiamo accettato può essere di una tale gravità da indebolire la nostra personalità morale. Quello che sembrava un cedimento momentaneo, può risultare fatale per la nostra integrità spirituale. Dobbiamo fare attenzione alla voce suadente del nemico che viene e dice: “La via della gloria è troppo stretta e angusta. È una salita troppo dura e faticosa; perderai anni e anni. Vieni con me e ti mostrerò una scorciatoia...”. Chi si vuole arricchire troppo in fretta, cade nel tranello del diavolo.

Terminiamo notando come la sequenza delle tentazioni si svolge in progressione:

· La prima tentazione è di natura fisica: “Dì che queste pietre divengano pani”.

· La seconda tentazione è di natura spirituale: “Se tu sei il Figlio di Dio, gettati giù”. Cioè: “Affidati a Dio, confida in Lui”.

· La terza tentazione si rivolge all'obiettivo, alla missione di Gesù: “Tu sei venuto per instaurare un Regno. Dammi un gesto d’adorazione e Ti darò tutti i regni della terra”. L'Uomo di Nazaret in questo racconto mostra la Sua natura fisica, la Sua natura spirituale e il Suo preciso obiettivo: avere compassione di un’umanità perduta.

Vittoria sulla tentazione

Il diavolo non si presenterà a noi con tanto di zoccoli e corna, come si diceva nel Medioevo, a giudicare dalle numerose raffigurazioni di questo tipo. Egli si presenterà in mille maniere diverse, con voce di sirena, contegno raffinato e in apparenze assolutamente rispettabili. Ma se ci dice di soddisfare i nostri desideri naturali ad ogni costo, anche non tenendo conto della volontà di Dio, allora dovremmo essere consapevoli che quella è la voce del diavolo. Può essere una voce suadente, colta ed educata, ma è pur sempre la voce del diavolo: “Non c'è da meravigliarsene, perché anche Satana si traveste da angelo di luce” (2Corinzi 11:14).

Per questa ragione non dobbiamo ignorare le macchinazioni di Satana, ma vegliare del continuo stando fermi nella fede, perché come Gesù ha vinto, allo stesso modo possiamo vincere noi. Se siamo figli di Dio, dobbiamo attenderci ogni tipo di tentazione come una cosa inevitabile, ma la sorte del Maestro, sarà anche quella dei Suoi discepoli. Colui che non temette di assalire Gesù, non avrà paura di assalire noi, perciò siamo chiamati a resistergli, stando fermi nella fede, perché come Gesù ha vinto, allo stesso modo possiamo vincere noi: “Siate sobri, vegliate; il vostro avversario, il diavolo, gira come un leone ruggente cercando chi possa divorare. Resistetegli stando fermi nella fede, sapendo che le medesime sofferenze affliggono i vostri fratelli sparsi per il mondo. Or il Dio di ogni grazia, che vi ha chiamati alla sua gloria eterna in Cristo, dopo che avrete sofferto per breve tempo, vi perfezionerà egli stesso, vi renderà fermi, vi fortificherà stabilmente. A lui sia la potenza, nei secoli dei secoli. Amen” (1Pietro 5:8-11).

Gesù simpatizza con noi. Cristo si è completamente immedesimato con l'intera umanità, poiché “in ogni cosa”, cioè in tutte le nostre infermità e difficoltà, “è stato tentato come noi”.

Tuttavia, in questa totale immedesimazione, c'è una profonda diversità: “è stato tentato in ogni cosa, però senza peccare”. È questa vittoria sul peccato la sostanziale differenza che dà autorevolezza al Suo ministerio d'intercessore: “Ma il Signore è fedele ed egli vi renderà saldi e vi guarderà dal maligno” (2Tessalonicesi 3:3).

Se stiamo sentendo la morsa della tentazione sulla nostra vita, arrendiamoci completamente a Gesù. Il Suo Santo Spirito entrerà nella nostra vita e ne prenderà possesso, difendendola dagli attacchi del nemico. Noi abbiamo dalla nostra parte lo stesso Padre, lo stesso Spirito e la stessa Parola su cui poteva contare Gesù. Perciò anche noi possiamo vincere: “Nessuna tentazione vi ha colti, che non sia stata umana; però Dio è fedele e non permetterà che siate tentati oltre le vostre forze; ma con la tentazione vi darà anche la via d'uscirne, affinché la possiate sopportare” (1Corinzi 10:13).


In Gesù siamo più che vincitori:“C hi accuserà gli eletti di Dio? Dio è colui che li giustifica. Chi li condannerà? Cristo Gesù è colui che è morto e, ancor più, è risuscitato, è alla destra di Dio e anche intercede per noi. Chi ci separerà dall'amore di Cristo? Sarà forse la tribolazione, l'angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada? Com'è scritto: "Per amor di te siamo messi a morte tutto il giorno; siamo stati considerati come pecore da macello». Ma, in tutte queste cose, noi siamo più che vincitori, in virtù di colui che ci ha amati. Infatti sono persuaso che né morte, né vita, né angeli, né principati, né cose presenti, né cose future, né potenze, né altezza, né profondità, né alcun'altra creatura potranno separarci dall'amore di Dio che è in Cristo Gesù, nostro Signore” (Romani 8:33-39).

Vademecum per vincere la tentazione

1) Resisti per mezzo della fede: “Perciò prendete la completa armatura di Dio, affinché possiate resistere nel giorno malvagio, e restare in piedi dopo aver compiuto tutto il vostro dovere” (Efesini 6:13).

2) Sottomettiti al controllo del Signore momento dopo momento: “Vi esorto dunque, fratelli, per la misericordia di Dio, a presentare i vostri corpi in sacrificio vivente, santo, gradito a Dio; questo è il vostro culto spirituale. Non conformatevi a questo mondo, ma siate trasformati mediante il rinnovamento della vostra mente, affinché conosciate per esperienza quale sia la volontà di Dio, la buona, gradita e perfetta volontà” (Romani 12:1,2).

3) Satura la tua vita con la Parola di Dio: “Come potrà il giovane render pura la sua via? Badando a essa mediante la tua Parola. Ti ho cercato con tutto il mio cuore; non lasciare che mi allontani dai tuoi comandamenti. Ho conservato la tua parola nel mio cuore per non peccare contro di te” (Salmo 119:9-11).

4) Sii un uomo o una donna di preghiera: “Non cessate mai di pregare; in ogni cosa rendete grazie, perché questa è la volontà di Dio in Cristo Gesù verso di voi. Non spegnete lo Spirito” (1Tessalonicesi 5:17-19).

5) Resta vicino all'assemblea locale: “Non abbandonando la nostra comune adunanza come alcuni sono soliti fare, ma esortandoci a vicenda; tanto più che vedete avvicinarsi il giorno” (Ebrei 10:25).

6) Sii attivo per il Signore: “Beato quel servo che il padrone, arrivando, troverà così occupato! Io vi dico in verità che lo costituirà su tutti i suoi beni” (Matteo 24:46,47).

7) Rinuncia agli appetiti della carne: “Perché tutto ciò che è nel mondo, la concupiscenza della carne, la concupiscenza degli occhi e la superbia della vita, non viene dal Padre, ma dal mondo. E il mondo passa con la sua concupiscenza; ma chi fa la volontà di Dio rimane in eterno” (1Giovanni 2:16,17).

8) Mantieni la tua mente pura: sei ciò che pensi: “Non mangiare il pane di chi ha l'occhio maligno, non desiderare i suoi cibi delicati; poiché, nell'intimo suo, egli è calcolatore; ti dirà: «Mangia e bevi!», ma il suo cuore non è con te. Vomiterai il boccone che avrai mangiato, e avrai perduto le tue belle parole” (Proverbi 23:6-8).

9) Sii pronto a fuggire davanti al peccato: meglio fuggire che cadere! “Benché lei gliene parlasse ogni giorno, Giuseppe non acconsentì a unirsi né a stare con lei. Un giorno egli entrò in casa per fare il suo lavoro; lì non c'era nessuno della gente di casa; allora lei lo afferrò per la veste e gli disse: «Unisciti a me!» Ma egli le lasciò in mano la veste e fuggì” (Genesi 39:10-12).

10) Reagisci alle tentazioni: “Così anche voi fate conto di essere morti al peccato, ma viventi a Dio, in Cristo Gesù. Non regni dunque il peccato nel vostro corpo mortale per ubbidire alle sue concupiscenze; e non prestate le vostre membra al peccato, come strumenti d'iniquità; ma presentate voi stessi a Dio, come di morti fatti viventi, e le vostre membra come strumenti di giustizia a Dio; infatti, il peccato non avrà più potere su di voi” (Romani 6:11-14).

11) Evita tutte quelle cose che suscitano “l’animale” che è in te: “Questa non è la saggezza che scende dall'alto; ma è terrena, animale e diabolica” (Giacomo 3:15).

12) Nei momenti di forti tentazioni grida al Signore: “Il nome del Signore è una forte torre; il giusto vi corre, e vi trova un alto rifugio” (Proverbi 18:10).




Infatti le vie dell'uomo
stanno davanti agli occhi del SIGNORE,

egli osserva tutti i suoi sentieri.
L'empio sarà preso nelle proprie iniquità,
tenuto stretto dalle funi del suo peccato.
Egli morirà per mancanza di correzione,
andrà vacillando per la grandezza della sua follia.

(Proverbi5:21-23)



















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