22 maggio 2010

LA RELIGIONE CHE IL DIAVOLO TI VUOL DARE



"...Offrite sacrifici al vostro Dio nel paese..."  
(Esodo 8:25)

La prima proposta di Faraone a Mosè può essere definita:

L'OFFERTA DI UNA RELIGIONE NEL MONDO.

L'astuto monarca non si oppone all'esercizio di un culto o alla pratica di una liturgia, ma vuole che il popolo d'Israele rimanga in Egitto.


Anche il diavolo viene a noi con la stessa offerta e dice: - Potete avere la vostra religione; anzi scegliete pure la denominazione più gradita al vostro cuore: confessatela, praticatela, predicatela..., MA RIMANETE NEL MONDO.

Cristo è venuto per liberarci dal mondo; il diavolo ci combatte per farci rimanere nel mondo; Cristo è venuto per offrirci la "Redenzione", ma il diavolo ci propone una religione che ci mantenga nella schiavitù, cioè sotto il suo diretto dominio.

Abbiamo veduto in ogni luogo e in ogni epoca intere folle di religiosi vivere nel mondo e assieme al mondo e questo ci dimostra che si può facilmente avere una religione e rimanere nel mondo; Il nome della religione può anche cambiare e non essere soltanto "Cattolica", "Anglicana" o "Metodista", per riferirci alle domande di John Wesley all'angelo, ma può essere Battista, Luterana, Episcopale, Pentecostale...: un‘etichetta non indica sempre il contenuto di un recipiente.

Il diavolo viene a noi e ci dice: Vuoi essere religioso? Vuoi essere membro di chiesa? Vuoi appartenere ad una comunità cristiana? Puoi esserlo liberamente, anzi io ti aiuterò ad essere attivo, zelante e fervente...a condizione però che tu rimanga nel mondo. 


E se noi siamo disposti a seguire la corrente del "presente secolo" e a rimanere schiavi delle consuetudini e dei piaceri mondani, il diavolo firmerà un patto di pace con noi e ci permetterà di avere i "nostri articoli di fede", la nostra liturgia, le nostre attività ecclesiastiche e religiose" continuando però ad annoverarci fra i cittadini del suo regno di tenebre e di peccato.

Purtroppo, molti, in ogni secolo, hanno accettato questo accordo infernale e anche nella nostra generazione non sono pochi coloro che sono scesi a patti col diavolo, e se noi vediamo chiese o credenti contaminati dalla mondanità imperante è soltanto perché il "triste trattato" è stato concluso.

Faraone è riuscito a convincere che è possibile offrire sacrifici a Dio "nel paese" e per questa ragione incontriamo moltitudini di persone, di ogni confessione denominazionale, che fanno professione di un cristianesimo pur accettando e vivendo quelle realtà visibili che sono in aperto contrasto col cristianesimo.

Ma se vogliamo godere la redenzione cristiana dobbiamo essere decisi nel resistere al diavolo e nel dirgli come Mosè disse a Faraone: - "Non è convenevole far così"... Colui che è venuto a redimerci vuole che usciamo dal mondo e dalle contaminazioni; Egli ci ripete con le parole del profeta: - "Esci di fuori Babilonia: o popol mio ed io ti accoglierò".

Noi non siamo più del mondo perché siamo stati liberati dal mondo per essere costituiti pellegrini del cielo; senza una città stabile e senza un luogo fisso di dimora dobbiamo seguire il Figlio dell'uomo, Gesù, che non è del mondo e che del mondo ha rifiutati i piaceri, la ricchezza e la gloria.

Il pellegrinaggio impone la rinuncia ad una residenza ferma e perciò non può essere accettato ed esercitato da coloro che vogliono rimanere nel paese e vivere dove hanno sempre vissuto. Abramo, per essere pellegrino di Dio accettò di lasciare Ur dei Caldei perché quel paese idolatra non poteva essere culla della sua fede. Oggi coloro che vogliono essere cristiani devono rifiutare l'offerta del Faraone infernale e devono uscire totalmente, incondizionatamente da quel luogo di schiavitù e di contaminazione che la Scrittura chiama "mondo" oppure "presente secolo"; soltanto dopo aver lasciato alle spalle il luogo della schiavitù e aver deposte le catene spezzate, il credente potrà rendere un culto di adorazione puro al nome dell'Eterno.

"Offrite sacrifici al vostro Dio nel paese..." continua a dire il diavolo e nel dire questo non manca di sottolineare i vantaggi collegati alla sua proposta. Egli ci farà vedere che senza rinunciare alla religione potremmo avere una esistenza tranquilla e priva dei disagi del pellegrinaggio, ci farà anche vedere che "nel paese" potremmo continuare a godere i beni ed i frutti che si trovano in esso e cioè "la carne", gli "agli", i "poponi" e le "cipolle".

Nella "fiera della vanità" c'è merce per tutti e Faraone sa di poter riuscire nei suoi intenti quando presenta la "superbia della vita" e la "concupiscenza della carne e degli occhi" e i "piaceri del secolo" e poi la "gloria", la "ricchezza, "le voluttà", "la moda", "lo sfarzo", queste cose possono continuare ad essere vostre e assieme a queste cose, egli dice, potete avere la vostra bella religione; potete dividere il vostro tempo fra il cielo e la terra, fra le cose dello spirito e quelle della carne, fra l'adorazione al vostro Dio ed il servizio a me.

Vinti da queste parole seduttrici, i cristiani mondani aumentano ogni giorno e la religione per essi si trasforma in un comodo annuncio che lascia loro tutte le comodità del presente secolo e non toglie la possibilità di avere... la ILLUSIONE della vita eterna. Essi non pensano che se questa ibrida unione fosse possibile, il Signor Gesù avrebbe lasciato al giovane ricco quelle ricchezze che costituivano l'unico legame alla sua vita di religioso verso la libertà; anche quel giovane avrebbe ricevuta la concessione di offrire sacrifici a Dio "nel paese" di Faraone e quindi, nell'esercizio di una vita moralmente ineccepibile, avrebbe compiute le pratiche devozionali necessarie a rendere concreta la sua pietà di credente.

Ma Gesù Cristo fece chiaramente comprendere a quel giovane, come d'altronde ad ogni candidato al regno dei cieli, che la schiavitù è inconciliabile con la libertà e di conseguenza che una religione che ci lascia sotto il dominio del principe di questo secolo non può avere comunione con la "redenzione cristiana".

Il Redentore è venuto per chiamare fuori di "Babilonia" coloro che vogliono portare i vasi del Signore, anzi che vogliono essere loro stessi vasi all'Eterno, e se Egli è uscito al Calvario con il legno dell'obbrobrio sulle spalle, lo ha fatto per darci la possibilità di seguirLo fuori anche di Gerusalemme, città della religione, ed essere con Lui, assieme a Lui crocifissi al mondo.

Una decisione s'impone: - Uscire o rimanere! La decisione ci fa cristiani o ci allontana da Cristo; se usciamo fuori dal mondo per seguire Colui che non è stato del mondo, noi siamo veramente redenti e godiamo la libertà di un cristianesimo autentico; se invece rimaniamo nel paese, noi siamo soltanto "sedicenti cristiani" ed anche se arriviamo a rivestire l'apparenza della pietà, non abbiamo, non possiamo avere in noi la potenza di essa.

Uscire o rimanere! Rimanere significa rendersi amici del mondo; significa essere adulteri nella presenza di Dio; significa anche amare il mondo e le cose che sono nel mondo, quindi significa non avere l'amore del Padre. Rimanere equivale a respingere il Calvario; è inutile sottilizzare intorno alle opere di quelli che RIMANGONO; è inutile far notare che la loro vita è schiava della vanità, schiava dei piaceri e dei vizi del presente secolo, schiava delle mode e delle consuetudini del mondo... È più semplice dire: - Hanno respinta la croce!

Se le donne cercano i cosmetici ed i belletti e se sono ossequenti ai dettami dell'arte dell'acconciatura o del vestiario, è soltanto perché sono rimaste nel paese, hanno rifiutata la redenzione. Se gli uomini cercano di conciliare la religione con gli spettacoli artistici o sportivi, se ancora sono sotto il dominio dei vizi comuni a tutti, è perché non sono usciti dal mondo.

Quindi, ripetiamo, è inutile analizzare queste spicciole manifestazioni di mondanità per arrivare a quelle ancora più sottili o più vaste come la cupidità della ricchezza, della fama, della gloria... Tutte queste cose esistono e tutte si trovano dove non è stata fatta una decisione positiva di fronte a Cristo.

"NON È CONVENEVOLE FAR COSI'..." disse Mosè a faraone; "Non è convenevole far così": dobbiamo decisamente dire di no al diavolo; questa religione nel mondo ci vuol togliere la redenzione cristiana e noi non possiamo, non dobbiamo accettarla.


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Ora però, cari lettori, il termine «fede» e il verbo «credere» hanno vari significati. Alcuni di voi credono solo all’esistenza storica di Gesù e altri credono anche che Gesù sia il Figlio di Dio e Dio stesso nella sua natura; ma ciò non vi rende cristiani. La fede, che rende cristiani, rappresenta l’accettazione di Gesù nel cuore, e la fiduciosa certezza che Gesù è morto per la nostra salvezza e che la nostra redenzione è il frutto di quella morte.

La fede che rende i cristiani è quella che produce una rinascita spirituale, una trasformazione completa dell’uomo interiore, una nuova vita. Tale rinnovamento interiore è prodotto dallo Spirito di Dio, quando l’uomo rinuncia a se stesso, al suo passato e alle sue pretese e si ravvede dei suoi vizi, dei suoi peccati e del suo traviamento, e — accettando Gesù quale Salvatore e Signore — si dispone a camminare nella luce della grazia e della comunione con Dio…


Fonte:

http://www.chiesadiroma.it/di-roberto-bracco/972/la-religione-chi-il-diavolo-ti-vuole-dare/


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