13 maggio 2014




Introduzione:

Esempio: Mentre Rebecca sta leggendo una rivista non si accorge che sua figlia mangia una tavoletta di sapone. La nonna, vedendo la scena, lo dice a Rebecca, che risponde: “Quando si accorgerà del cattivo sapore smetterà di mangiarla.”

Riflessione: Molte volte nella vita le esperienze c’insegnano di non dire o non fare una certa cosa.

Ho imparato di tenere la bocca chiusa quando vado in motocicletta.
Ho imparato che anche se la stufa non è rossa non vuole dire che non scotta.
Ho imparato che quando un neonato fa un rutto è meglio aver vicino un panno.
Ho imparato la risposta giusta per quando mia moglie mi chiede: “Come sto in questo vestito?”

Comunque, anche se ho imparato tutte queste cose non vuol dire che non vado in motocicletta, non uso la stufa, o non tengo in braccio i miei nipotini e dico sempre a mia moglie che sta benissimo.

Subire il male dovrebbe farci stare più attenti ma non dovrebbe fare in modo che non facciamo le cose nella vita. Non voglio toccare la stufa calda di nuovo ma posso imparare a starci insieme ed ad usarla.

Non lasciare che il male subìto distrugga il tuo cuore.

IMPARARE A SUPERARE IL MALE SUBÌTO
 FA PARTE DELLA VITA

Simon e Garfunkel cantarono una canzone che s’intitolava, “Sono una Roccia.” La persona della canzone disse di essere “al sicuro nella sua stanza; che non toccò nessuno e che nessuno toccò lui; e che non pianse mai.”

Cercando di evitare la gente non ci garantisce di non essere feriti, ci rende semplicemente solitari e sfugge ad uno dei motivi per i quali Dio ci ha creato.

Simon e Garfunkel cantarono un'altra canzone che s’intitolava, “Bridge Over Troubled Water” (Il ponte sulle acque movimentate).

Qui la persona in questione era pronta ad asciugare le lacrime di un suo amico; pronta ad alzare l'amico quando era giù, pronta ad essere il ponte per aiutare il suo amico ad attraversare le acque inquiete della sua vita.

Quale tipo di persona Dio vuole che siamo? La persona che non tocca nessuno, o la persona che cerca di confortare le altre?

Dio dice: “Non lasciare che il male rovini il cuore”.

COSA VUOLE DIO CHE FACCIAMO, 
QUANDO SENTIAMO MALE?

Dobbiamo seguire l’esempio di Gesù il nostro Salvatore.

1 Pietro 2:21-24
Cristo non soffrì per non fare soffrire il Suo popolo. Cristo soffrì e morì per darci il perdono dei nostri peccati.

Ebrei 5:8-9
La sofferenza di Cristo ci aiuta, anche, a capire come dobbiamo agire quando soffriamo. E’ come sappiamo agire nei momenti difficili che dimostra la profondità di Cristo nelle nostre vite. E’ come sappiamo agire nei momenti difficili che dimostra se stiamo servendo Cristo o satana.

Non lasciare che il male rovini il cuore.


Matteo 16:21-24
Cosa disse Pietro a Gesù?
Signore, non voglio che tu muoia sulla croce, Signore, non voglio che tu soffra.
Pietro vuole che Gesù si nasconda. Forse Pietro conosce una caverna dove Gesù potrebbe mettersi al sicuro.
Quale fu la risposta di Gesù?
Se non soffro e muoio farò la volontà di satana, non di Dio.
Gesù riconosce che con la pazienza della sopportazione della sofferenza e la morte che faceva parte del piano di Dio, Egli era d’esempio per tutti quelli che cercavano di adorare il Creatore.

Gesù non lasciò che il male rovinasse il Suo cuore.

Gesù disse che noi, come Egli, dobbiamo negarci e prendere la nostra croce.

Filippesi 2:5-7
Qual è il nostro atteggiamento? “Sia fatta la mia volontà, non la Tua” oppure “Sia fatta la Tua volontà e non la mia”.

Non lasciare che il male rovini il cuore.


ASCOLTARE QUESTE PAROLE

II Corinzi 4:16-17
Filippesi 1:12-14
Sono grato di non aver mai avuto come Paolo ''momentanea leggera afflizione''. Paolo fu RIDICOLIZZATO, BASTONATO, TRA FALSI FRATELLI, LASCIATO PER MORTO, NAUFRAGATO ed IMPRIGIONATO..

Male/Cuore

Romani 8:28

Qualcuno disse: “Quando la vita o qualcuno ti porge dei limoni, fattici la limonata.”

Paolo direbbe: “Non lasciare che il male rovini il cuore.”

Conclusione:

Ci sono state delle volte nella mia vita quando mi sono sentito abbattuto e pieno di dolore.

Sapevo che nessuno aveva sofferto come soffrivo io.
C’erano delle volte quando pregavo: “Signore, non c’è la faccio più.”
satana mi aveva dato una cassa enorme di “povero me”.

Quelle sono le volte che dobbiamo ricordare queste parole:

1 Giovanni 5:4
Non importa quello che satana e questo mondo ci butta addosso come cristiani, dobbiamo rimanere fedeli.

Non importa quello che satana ci butta addosso, dobbiamo avere fiducia che Dio ci aiuterà durante i tempi difficili.

Non dobbiamo permettere che il male che satana manda dalle nostre parti anche tramite altre persone rovini il nostro cuore.




Custodisci il tuo cuore più di ogni altra cosa, poiché da esso provengono le sorgenti della vita.” 
(Proverbi 4:23)







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1 commenti:

Giona ha detto...

Vera e falsa religiosità

Esamina te stesso: ti compiaci quando qualcuno ti onora e ti osanna? Ti senti turbato se qualcuno ti offende, ti trascura o ti sottovaluta? Se è così, allora non sei ancora morto a te stesso. Il fatto che il corpo dell’uomo vecchio sia morto significa che la devozione a Dio è divenuta sincera e segue i parametri divini disfacendosi delle apparenze, delle lusinghe, dell’ostentazione e di quella micidiale religiosità artificiosa. “Dio è Spirito, e quelli che lo adorano devono adorarlo in spirito e verità” (Gv 4,24). Questo versetto significa che Dio non incontra l’uomo se non nel suo spirito. L’adorazione offerta attraverso la propria interiorità spirituale, a differenza di quella intellettuale o emotiva che si arresta e si disperde, resta stabile e non si disperde mai. Una tale adorazione, infatti, non dipende da ciò che abbiamo appreso intellettualmente né dal nostro stato emotivo quanto piuttosto da ciò che viviamo nello spirito (“Non sono più io che vivo, ma è Cristo che vive in me”, Gal 2,20). Perché sia sempre più puro, questo tipo di adorazione è messo alla prova.

Esamina te stesso: la tua devozione e la tua preghiera diventano più ferventi quando vieni lusingato? Il tuo zelo aumenta quando sei davanti alle persone o alle autorità? Se è così, allora non sei ancora morto a te stesso.

Il fatto che l’uomo vecchio sia morto significa dimorare continuamente in Cristo, in un modo via via sempre crescente. Indici di ciò sono la preghiera continua che nasce dal cuore e l’incessante desiderio di prostrarci, sopraffatti dalla sensazione di trovarci in presenza del Signore e accompagnati da un incrollabile pace interiore. Il fatto che l’uomo vecchio sia morto significa un’aderenza costante a ciò che la parola del vangelo rivela. Significa che ogniqualvolta si legge il vangelo si fa esperienza di un’illuminazione infinita. Ognuna di queste illuminazioni svela, immediatamente, una lacuna prima nascosta. Allora, l’uomo si sottomette solertemente alla correzione della Verità e si ravvede diligentemente, senza discutere né giustificarsi. . proprio questa, in senso pratico, l’umiltà da tenere sotto l’azione delle mani di Dio. Questo è l’unico cammino per la pienezza spirituale.

Esamina te stesso: il vangelo ti aiuta a riconoscere meglio i tuoi peccati e a scoprire ogni volta le imperfezioni nella tua vita?


tratto da: Matta El Meskin, La gioia della preghiera

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