26 novembre 2014

NESSUNO SA IL GIORNO E L'ORA




''Quanto a quel giorno e a quell’ora, nessuno li sa, neppure gli angeli del cielo, neppure il Figlio, 
ma solo il Padre'' (Marco 13:32).

Molti cristiani sostengono che noi non dobbiamo preoccuparci di conoscere gli eventi profetici riguardanti il futuro, ne tantomeno aspettare la loro realizzazione, dal momento che nella Scrittura troviamo scritto che “nessuno sa il giorno e l’ora” della venuta del Figlio di Dio. 

Sembra quasi che questo tipo di cristiano (molto comune) interpreti le parole dette da Gesù come un modo per scoraggiare qualsiasi ricerca sulla profezia biblica. Con tutto il rispetto, pensiamo anche che si faccia un uso improprio di questo verso biblico per giustificare la propria ignoranza in tema escatologico, poiché molti prendono le parole di Gesù per nascondersi dietro di esse utilizzandole come un mantello. Dopotutto, a chi non fa comodo dire che “nemmeno Gesù lo sa” quando non si sa dire di più! Quante volte abbiamo utilizzato questa frase, siamo sinceri, quante volte! Ma proprio questo modo di praticare la fede lascia molti credenti nell’incapacità di capire i piani di Dio. Viceversa, noi crediamo che per dare un senso compiuto alle nostre vite sia necessario essere opportunamente informati.
 
Detto questo, come si possono interpretate quelle parole di Gesù, “nessuno sa il giorno e l’ora“? A quale evento si riferiva Gesù quando disse queste parole? Perché la scelta delle parole “giorno e ora” invece di “tempo”, oppure semplicemente “giorno”? E che dire di Daniele e di Apocalisse dove si contano i giorni con precisione: 1260, 1290 e 1335 tra un evento e l’altro? Perché Daniele cap. 12 dice che “i saggi capiranno” le profezie (incluso il conteggio dei giorni di quello stesso capitolo) negli ultimi tempi (i nostri)?

Per noi, la soluzione a tutto questo consiste nel fatto che quando viene detto “nessuno conosce il giorno o l’ora” si tratta di una frase idiomatica ebraica che (pur non sembrando) si riferisce ad un giorno specifico: il giorno delle Trombe. Questo è uno dei casi di parole dette da Gesù che sono di difficile comprensione. Le avete sentite, ma non sapevate che si riferissero a questo passo. Vedete dunque come Gesù usò questo idioma nel contesto del discorso del Monte degli Ulivi, riguardo al tempo in cui i Suoi angeli sarebbero venuti a rapire i servi di Dio. Dice anche, in alcuni versetti precedenti, che questo rapimento sarebbe accompagnato dal suono di una grande tromba (Matteo 24:36-31). Il motivo per cui gli Ebrei la chiamavano la festa del “giorno e dell’ora sconosciuta” è dovuta al fatto che era l’unico dei giorni santi che cadeva nel primo giorno del mese lunare biblico.

Perché il fatto è così significativo?

Perché ai tempi di Gesù i mesi del calendario biblico si basavano strettamente sul ciclo lunare, così che un mese poteva  essere di 29 o 30 giorni data la durata del ciclo lunare, appunto, di 29,5 giorni. Quindi il mese iniziava la sera in cui appariva la prima scheggia crescente della luna nuova; essi aspettavano che due testimoni la vedessero per poter proclamare l’inizio del nuovo mese il giorno 29 anziché il 30 (oggi seguono un calendario Ebraico pre-calcolato inventato da Hillel II). Ma anche con la tecnologia moderna non possiamo predire con esattezza in quale giorno o ora inizierà il nuovo mese biblico del calendario originale. Anche la variabilità delle condizioni atmosferiche fa sì che l’affidabilità dell’occhio umano venga meno nel vedere la pallida scheggia della nuova luna. Quindi il giorno santo del primo del mese è ancora la festa di cui nessun uomo conosce “il giorno o l’ora”.

Potete vedere, quindi, che Gesù non ci voleva scoraggiare dallo studio delle profezie per conoscere in anticipo gli eventi, ma confermava, infatti, che il giorno del rapimento sarebbe stato la Festa delle Trombe alla fine della Grande Tribolazione!

Riconosciamo che quanto sopra confligge con la teoria del rapimento pre-tribolazione resa popolare dai libri “Addio terra, ultimo pianeta” e “Gli esclusi”, ma ricordate che questa dottrina si appoggia su interpretazioni allegoriche inaffidabili, che Gesù rifiutò. Gesù, invece, affermò chiaramente che il rapimento sarebbe avvenuto “dopo la tribolazione di quei giorni” (Matteo 24:29).



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3 commenti:

Giona ha detto...

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Vittoriano ha detto...

Commento a Marco 13, 32-33

di S.Girolamo

Tratto da :
San Girolamo
Commento al Vangelo di San Marco Città Nuova Editrice

“ II passo del Vangelo di cui ci occupiamo oggi, necessita di un'ampia spiegazione.
Prima di accostarci ai sacramenti, dobbiamo togliere ogni dubbio:
non ne resti alcuno nell'anima di coloro che si preparano a ricevere i sacramenti.
Infatti coloro che stanno per ricevere il battesimo,
debbono credere nel Padre, nel Figlio e nello Spirito Santo.
Ma qui, ora, il Figlio dice:
Circa poi quel giorno e. quell'ora, nessuno sa nulla, neanche gli angeli in cielo, ne il Figlio, fuorché il Padre 1.
Ebbene, se noi riceviamo il battesimo ugualmente dal Padre dal Figlio e dallo Spirito Santo,
se unico è il nome del Padre del Figlio e dello Spirito Santo, cioè Dio, e questa è la nostra fede,
e se uno solo è Dio, in qual modo possono esservi nell'unica divinità diversi gradi di conoscenza?
Cos'è più grande essere Dio, o conoscere tutto?
Se il Figlio è Dio, in qual modo può ignorare qualche cosa?
Sta scritto del Signore e Salvatore: " Tutte le cose sono state fatte per mezzo di lui,
e niente è stato fatto senza di lui "2.
Se tutte le cose sono state fatte per mezzo di lui,
anche il giorno del giudizio che dovrà venire è stato fatto per mezzo di lui.
Forse egli può ignorare quanto ha fatto?
Può l'artigiano non conoscere la sua opera?
Leggiamo cosa dice l'Apostolo, di Cristo: " In lui sono nascosti tutti i tesori della sapienza e della scienza "3.
Considerate quanto dice l'Apostolo:
In Cristo sono nascosti tutti i tesori della sapienza e della scienza.
Non dice che alcuni di questi tesori sono in Cristo e altri non vi sono:
ma dice che tutti i tesori della sapienza e della scienza sono nascosti in lui.
Quindi tutto ciò che è in lui, non può non esser presente a lui, anche se a noi è celato.
Orbene, se in Cristo sono nascosti tutti i tesori della sapienza e della scienza,
dobbiamo cercare perché sono nascosti.
Ecco, se noi uomini conoscessimo il giorno del giudizio, se sapessimo, per esempio,
che il giorno del giudizio verrà tra duemila anni, se fossimo certi che cosi sarà,
oggi cesseremmo di prenderci cura della nostra anima.
Diremmo: Perché debbo preoccuparmi, dato che il giorno del giudizio verrà tra duemila anni?
Pertanto, ciò che il Figlio dice, affermando di ignorare il giorno del giudizio, giova alla nostra salvezza,
perché appunto a noi giova non conoscere il giorno del giudizio finale.
Considerate ora quanto segue.
State attenti, vegliate e pregate, perché non sapete quando sarà quel tempo 4, dice Gesù.
Non dice " perché non sappiamo ", ma dice " perché non sapete ".
Sembra che finora abbiamo fatto violenza alla Scrittura, e che non ne abbiamo spiegato il senso.
Dopo la risurrezione, gli apostoli interrogano il Signore e Salvatore, dicendo:
" Signore, quando sarà restaurato il regno d'Israele? "5.
O apostoli, — sembra dire il Signore, —
avete sentito prima della risurrezione che io non conosco quel giorno e quell'ora:
e mi chiedete di nuovo quello che non so?
Ma gli apostoli non credono che il Salvatore non sappia.
State attenti al mistero.
Colui che prima della passione non sapeva, dopo la risurrezione sa.
Che cosa risponde infatti agli apostoli che, dopo la risurrezione, lo interrogavano sulla fine del mondo,
chiedendogli l'epoca in cui sarebbe stato restaurato il regno d'Israele?
" Non sta a voi
— risponde —
conoscere i tempi che il Padre ha riserbato in suo potere "6.
Non dice " non so ", ma dice " non sta a voi conoscere ",
perché non giova alla vostra salvezza conoscere il giorno del giudizio.
Vegliate dunque, perché, non sapete quando venga il padrone della casa.
Potremmo dire molte altre cose a proposito di queste parole:
ci limitiamo a questo perché il nostro scopo è di allontanare ogni dubbio,
qualsiasi supposizione che colui nel quale voi vi preparate a credere ignori qualcosa.”

3 Col. 2, 3.
4 Me. 13, 33.
5 Atti, 1. 6.
6 Atti, 1, 7.
7 Me. 14, 3.

Pietro Brenna ha detto...

ottimo commento e ottimo pure l'articolo

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